[513] GIOVANNI MERLUGO
Cartografo, agrimensore e abile commerciante

Di questo semisconosciuto personaggio, si sa solamente che svolse i mestieri di cartografo e cancelliere nel Territorio Vicentino nel XVIII secolo e in piccola parte nel XIX, senza però trovarvi mai accostato il suo paese di origine: Montebello. E il nome Montebello non appare neppure nella sua scheda personale della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, poverissima di informazioni peraltro, poiché si limita a segnalare il nome del padre Antonio e niente di più. Questa assenza di informazioni è probabilmente dovuta al mancato approfondimento eseguito presso gli archivi parrocchiali. Ma, di quale paese volendolo fare?
Nemmeno lo storico Bruno Munaretto lo ricorda tra le persone illustri montebellane del passato citate nel suo libro del 1932 “Memorie Storiche di Montebello Vicentino”. Sicuramente non trovò menzione del luogo di origine del cartografo nei libri e nei documenti che all’epoca ebbe a consultare e quindi incolpevolmente non lo inserì nella sua elencazione. Pertanto per lui il Merlugo restò un perfetto sconosciuto. Nei suoi rogiti settecenteschi il notaio di Montebello Domenico Cenzatti cita almeno due volte l’agrimensore e cartografo Giovanni Merlugo e fa nascere un dubbio: poteva essere un suo compaesano? La successiva ricerca nei libri parrocchiali, con il proficuo e fattivo aiuto della signora Riccarda Mescola che così bene gestisce l’Archivio della parrocchia di Santa Maria di Montebello, è stata fondamentale. Di seguito i due rogiti menzionati.
Primo indizio. Tutto cominciò quando nel 1772 i fratelli Gio.Maria e Giuseppe Storato del fu Ruggero chiesero al Comune di Montebello di permutare una pezza di terra di loro proprietà, detta “il Prà Longo” nella contrà del Pizon1 ed ancora una porzione di terra per “la strada nova”, da farsi una volta ottenuto il cambio con due strade morte. Tutto si svolse con l’intervento di Giovanni Merlugo che per l’occasione disegnò una mappa rappresentante la campagna verso Cà Sordis compresa tra la Strada Regia (S.S. 11), il Vanzo ed il territorio di Brendola. La mappa del 1772 del Merlugo è in assoluto la più vecchia trovata.
Secondo indizio. Circa un anno e mezzo più tardi l’agrimensore Merlugo fu incaricato di misurare a Montebello un argine danneggiato in seguito alla piena del torrente Chiampo nel quale si era creata una falla lunga circa 45 metri. Committente Don Giulio Roselli proprietario della pezza di terra detta il “Prà del Marchese”2: stima del danno 300 Ducati. Quindi se è vero che due indizi fanno una prova, la presenza di Giovanni Merlugo a Montebello non fu casuale perché forse era il suo paese di nascita e proprio da qui iniziarono le sue esperienze professionali. Non restava altro che dimostrare questa tesi con i libri parrocchiali di Montebello.
Il primo dei Merlugo, il ventenne Pietro (bisnonno del cartografo), lo troviamo a Montebello nel 1668 impegnato nei lavori di rifacimento del ponte di sant’Egidio sul torrente Guà. Morì a Montebello nel 1721 alla bella età, per quel tempo, di 72 anni, uno dei suoi figli Giovanni, si trasferì però in quel di Chiampo.
Antonio figlio di Giovanni Merlugo nacque infatti a Chiampo (1720 ca.) per poi portarsi a Montebello dove, nel 1742, sposò Elisabetta Zampieroni di 19 anni, figlia di Fabio di professione falegname nella contrà Vigazzolo. Da questa unione nacquero 9 figli, ma alcuni non ebbero la fortuna di crescere e diventare adulti. Il primo maschio a venire al mondo, il 3 marzo 1743, fu proprio il nostro Giovanni futuro cartografo, che, come si usava, acquisì il nome del nonno, seguito da Domenico nel 1746, da Luigi nel 1749, da Angelo nel 1754, da Maria Teresa nel 1756. Altre figlie Teresa, Maria, Domenica e Giustina. La loro madre Elisabetta Zampieroni venne a mancare nel 1768. Alla fine di dicembre 1770, in occasione della convicinia3, Antonio fu nominato notaio comunale al posto di Domenico Cenzatti che, nel frattempo si era dimesso. Antonio oltre alla carica di notaio, appresa con molta probabilità dal citato Cenzatti, a Montebello svolse anche il mestiere di agente-procuratore del Prevosto Francesco Scortegagna. Nel dettare il proprio testamento il Prevosto lasciò allo stimato collaboratore la somma di 30 Ducati in premio della sua fedeltà. Proprio perché era il primogenito dei maschi anche Giovanni sicuramente ebbe un’istruzione particolare.
Pure i fratelli di Giovanni non se la passavano poi male a Montebello. Il citato Prevosto, uno dei redattori del “Dazio della Macina” del 1789 inserì Angelo Merlugo (forse commerciante) nel ristretto numero dei benestanti del paese e due gradini più in basso Domenico che di mestiere faceva il sensale o mediatore. Il cartografo Giovanni lasciò ben presto Montebello per recarsi un po’ ovunque nel vicentino, sempre impegnato a fornire mappe e disegni ora presso una, ora presso un’altra famiglia nobile. Però fissò la sua residenza a Vicenza.
Il testamento segreto del 22 settembre 1810, scritto di suo pugno, fu depositato presso il notaio della città Giuseppe Pirani e ci racconta molti particolari della sua vita. Innanzi tutto in questo rogito non viene mai citato il nome Montebello, impossibile, pertanto, per un ricercatore risalire al paese di origine del cartografo che ammise all’inizio del testamento di essere sano di mente e di non godere di buona salute. Si sa che in quel periodo era impiegato presso la Commissione Dipartimentale del Censo di Vicenza. Luogo della redazione del testamento, una stanza con una sola finestra che dava sulla Strada Pubblica, al primo piano di un edificio, nella Contrà dell’Isola nei pressi del Ponte degli Angeli, a Vicenza.
Si evince pure che non era sposato, e forse non lo era stato mai dal momento che nominò suo EREDE UNIVERSALE il fratello Luigi, sacerdote che, avendo aderito alla Chiesa dei Padri Riformati aveva acquisito il nome Paolo (a Montebello, in località Mira, esisteva un convento di questo ordine). Nel caso il sacerdote non potesse o non volesse accettare il lascito, nominò pure suoi eredi il fratello Domenico e i suoi figli e nipoti, nonché le sorelle Teresa, morta nel 1819 e Domenica nel 1817 a Montebello. Lasciò parte dei suoi attrezzi ad uso di architetto e agrimensore, contenuti nella più eccellente “Busta d’Inghilterra”4, al signor Balzi-Salvioni unitamente a tre raccolte di libri. Altri “ferri del mestiere” li lasciò al signor Francesco Cibele, tra i quali la Tavola Pretoriana con i suoi relativi attrezzi, la scatola di ottone con compasso magnetico e la Teodolite a cannocchiale.
Raccomandò all’esecutore testamentario Antonio Bortolo Maule (forse originario di Montebello) di far continuare con indefessa assistenza l’andamento del suo TRAFFICO DI TELAMI con la direzione del signor Marco de’ Gaspari. E’ chiaro che Giovanni Merlugo possedeva una avviata attività di commercio di tessuti, per cui lasciò, come legato alle signore Anna Vicari, Francesca Malacarne e Maddalena Ramina, tre pezze di stoffa, una per ciascuna a scelta, tra le numerose tele commerciate, adatte al confezionamento di vestiti da donna. Il cartografo morì quasi sicuramente dopo il 1815, mancando il suo nome nelle liste dell’Anagrafe Napoleonica fino a questa data. La mappa topografica che ha dato una certa fama a Giovanni Merlugo è quella del Territorio Vicentino del 1788. Altre mappe conservate nella Biblioteca Bertoliana sono:
1773 Torrente Astico a Fara Vicentino – 1776 Beni della famiglia Valmarana e dei Padri di san Bortolo;
1776 Beni delle famiglie Thiene, Cividale – 1776 Gaianigo di Gazzo Padovano – strada bassanese tra il torrente Tribolo e il fiume Tesina – 1794 Lusiana, Conco – confini;
1798 Beni di Giuseppe Salvi e dei fratelli Sassatelli – 1805 Torrente Agno. (Ottorino Gianesato)
IMMAGINI: 1) Composizione grafica di fantasia (Umberto Ravagnani).
2) La tavoletta pretoriana è uno strumento topografico antico usato per il rilievo e il disegno diretto dei territori in scala. Prende il nome dal matematico Johannes Praetorius. Permette di tracciare mappe e piani sul campo nello stesso momento in cui si guarda e si misura il paesaggio. Sulla destra una mappa eseguita il 10 aprile 1775 da Giovanni Merlugo “Publico Perito“.
NOTE: 1) La contrà del Pizon-Legnon si trova a sud della contrà del Borgo.
2) Oggi conosciuta come “Prà di Stocchero”.
3) La convicinia era formata dai capifamiglia maschi del luogo che si riunivano in assemblea per prendere decisioni.
4) Nel Settecento marittimo, le navi che praticavano la guerra per conto della corona britannica dovevano esibire una “Lettera di Marca” o “Bolla d’Inghilterra”. Si trattava di un documento ufficiale (spesso arrotolato o sigillato in un astuccio) che autorizzava i corsari inglesi ad attaccare legalmente i mercantili nemici. La storpiatura in “busta” deriva dalla traduzione descrittiva del contenitore o del plico sigillato che i capitani custodivano a bordo.
Umberto Ravagnani
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