I TRE CAMPANILI

[306] I TRE β€œCAMPANILI” di MONTEBELLO

Un tempo quello del campanaro era un vero e proprio mestiere che permetteva a chi lo esercitava di mantenere degnamente sΓ© stesso e la propria famiglia. Questo lavoro era talmente importante ed ambito da essere assegnato al pubblico incanto, cioΓ¨ al miglior offerente. L’abitato di Montebello per alcuni secoli fu pervaso dal suono proveniente dai tre campanili che si innalzavano poco lontano l’uno dall’altro, santa Maria, san Giovanni Battista, san Francesco. Tre campanili, tre campanari pagati in modi e da pagatori diversi come si leggerΓ  piΓΉ avanti. Al fine di regolarizzare l’attivitΓ  dei campanari molti Comuni del vicentino, tra la fine del cinquecento e l’inizio del seicento, si dotarono di brevi ma precisi CAPITOLI che avrebbero dovuto essere rigorosamente osservati dai soggetti prescelti. Non Γ¨ noto se l’Archivio Storico del Comune di Montebello, andato distrutto a causa di varie vicissitudini, abbia posseduto le carte dei CAPITOLI. L’archivio storico di Malo invece, Γ¨ forse uno dei pochi fortunati che conservano ancora quei preziosi manoscritti dei quali si Γ¨ avvalso anche lo storico Mons. Giovanni Mantese per stendere la storia di questo paese. L’importanza di questi regolamenti sta nel loro contenuto che non si doveva discostare molto da un paese all’altro e che quanto contemplato valeva, per sommi capi, per tutte le amministrazioni comunali. Gli storici perΓ² mettono in guardia i ricercatori avvertendoli che la prima stesura dei CAPITOLI ha subito nel tempo molte modifiche, soprattutto nella parte economica. A Malo, per esempio, il campanaro era pagato dal Comune in denaro, mentre a Montebello, relativamente alla chiesa di Santa Maria, era remunerato in natura con le rendite delle varie Decime, uva, cereali maggiori, cereali minori ed altro. CosΓ¬ nel 1564, in occasione della messa all’asta da parte del Prevosto della decima dell’uva, era obbligo del vincitore o levatario, dare al campanaro un mastello di vino per ciascuna della quattro contrade in cui veniva riscossa la tassa ossia Broli – Vanzo – CorsoFontanine. Proseguendo nel tempo, il 2 settembre 1631, il Prevosto Francesco Righi, nell’affittare la decima dei cereali minori obbligΓ² il levatario a dare al campanaro 12 staia di miglio. Questo sistema di pagamento durΓ² a lungo: nel 1743 il Prevosto don Pietro Caprini concesse al campanaro, grazie alle decime, 12 staia di frumento, 6 staia di sorgo rosso, 6 staia di sorgo turco e 4 mastelli di vino.
Comunque Γ¨ curioso sapere come inizialmente, secondo i CAPITOLI di Malo, il campanaro, ogni qual volta qualcuno fosse passato a miglior vita, oltre che a suonare le campane, dovesse poi provvedere a seppellire i defunti, scavando le fosse con zappe, badili e picconi acquistati a proprie spese, il tutto senza alcun compenso. Ma mancando i documenti non Γ¨ certo che questo avvenisse anche a Montebello.
Proseguendo nelle direttive dei CAPITOLI, sempre in presenza di decessi, il campanaro avrebbe dovuto sonar le campane senza premio alcuno, in questo modo: se sarΓ  uomo o donna che passi anni 20, sia di che condition si voglia, suonargli 2 ore continue, un’ora se sarΓ  di etΓ  tra i 7 e i 20, dalli 7 anni in zoso mezz’hora. E per i funerali: il campanaro sia tenuto a suonar le campane dal momento che i sacerdoti partono dalla chiesa per andare a levare il morto e non cessino fino al loro ritorno. Fatta eccezione per i casi di cari estinti in luoghi lontani dalla chiesa per i quali lo scampanio veniva sospeso e ripreso dopo un determinato lasso di tempo. Per i campanari era poi una vera maratona quella della vigilia della festa di san Giovanni (venerato sia a Malo che a Montebello) quando i rintocchi delle campane avrebbero dovuto diffondersi ininterrottamente tutta la notte.
Il campanaro dell’oratorio di san Giovanni di Montebello era una persona particolare, eletta dalle autoritΓ  civili e religiose del luogo, che assumeva la carica di Priore. Godeva dell’uso di una camera nell’antico ospedale, che lo retribuiva con 6 Ducati all’anno, e oltre ad altre incombenze doveva suonare le campane a tutte le messe ed offici divini.
I rapporti tra il Priore di san Giovanni e il Prevosto non furono sempre idilliaci. Il priore-campanaro Giuseppe Scapin ricevette nel 1767 un’ingiunzione del PodestΓ  di Vicenza, Antonio Lorenzo Soranzo, su denuncia del Prevosto don Francesco Scortegagna. Non avrebbe piΓΉ dovuto, nei giorni festivi e di precetto, suonare, neppure un tocco, per annunciare le messe da celebrarsi in san Giovanni, prima di quelle eseguite nella parrocchiale di santa Maria e non doveva in ogni tempo far cerca (raccogliere offerte – n.d.r.) per le anime del purgatorio nΓ© con borse nΓ© con casselle in pena di Ducati 100. L’ordinanza non fu efficace, tanto che il Prevosto, il 24 dicembre 1768, fece ricorso alla giustizia poichΓ© Giuseppe Scapin, in violazione dell’ingiunzione del PodestΓ  di Vicenza, il 2 novembre, giorno dei morti, procedette alla raccolta dell’obolo dei fedeli. In seguito, nel 1779, la confraternita di san Giovanni fece installare sul campanile, a proprie spese, un nuovo orologio, forse perchΓ© quello documentato nel 1751, in occasione della fusione della seconda campana, era vetusto. Non era cosΓ¬ per il campanaro della chiesa di san Francesco perchΓ© era invece pagato dal Comune. Infatti detto edificio sacro, pur essendo proprietΓ  privata, aveva il campanile che ospitava l’orologio di ragione del Comune di Montebello. Il riscontro Γ¨ dato dalle gravezze (spese) del comune di Montebello del 1697, dove oltre che il medico, chirurgo, seppellitore, ed altri incarichi figura anche il reologista. In un documento notarile del 1714 si legge che a san Francesco operava il campanaro-reologista Girolamo Perana. Si sa poi che in quell’anno mentre Girolamo Perana era operante a san Francesco, Mattio Nardin era il campanaro di san Giovanni.
Anche la chiesa di san Francesco non fu esente da dissidi col Prevosto di santa Maria. Quando il 17 novembre 1743 Domenica Grumolato morΓ¬ con l’assistenza di don Nicola Frigo, doveva per testamento essere sepolta nel cimitero di san Francesco, ma questo non fu possibile per l’opposizione del Prevosto don Pietro Caprin che insistette per la tumulazione nel cimitero prepositurale. Sempre nello stesso anno i proprietari della chiesa di san Francesco, i signori Conforti, in contrasto col Prevosto, non fecero suonare le campane al passaggio delle processioni e due anni piΓΉ tardi, durante la festivitΓ  di san Rocco, chiusero le porte della chiesa impedendo lo svolgimento delle funzioni in onore del santo. L’epilogo della chiesa di san Francesco si ebbe nel 1909, con la sua totale demolizione per far posto al nuovo asilo. In quell’occasione le due campane furono consegnate con altri oggetti ai vecchi proprietari ossia gli eredi Conforti.
Si conoscono altri nominativi di campanari del passato come quello di Giuseppe Vivian operativo nel 1754 e stipendiato dal Comune, di Domenico Negretto nel 1789. Quella dei Bassanello fu poi una vera e propria dinastia di campanari. La loro attivitΓ  incominciΓ² sicuramente prima del 1836 con Giovanni ed il figlio Giuseppe.
Alla fine dell’ottocento Lodovico Bassanello fu Angelo era ancora al suo posto a tirar le corde delle campane ed il figlio Vittore continuΓ² quasi sicuramente il lavoro del padre nel novecento, dato che alla visita di leva del 1902 dichiarΓ² il suo mestiere di campanaro.

OTTORINO GIANESATO

Foto: Panorama di Montebello con i tre campanili, all’inizio del secolo scorso. Da sinistra il campanile di San Francesco, di San Giovanni e di Santa Maria Assunta (cartolina postale – Collezione Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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