LA ROCCA DEI MALTRAVERSO

LA ROCCA DEI MALTRAVERSO

[497] LA ROCCA DEI MALTRAVERSO
Cronache medievali di guerre e tradimenti

Il castello di Montebello si alza ancora oggi sopra il paese come una sentinella antica. Dalla cima del colle osserva il corso del Chiampo, le vallate vicine e le strade che da secoli collegano Vicenza a Verona. È proprio questa posizione a spiegare perché la fortezza sia stata tanto contesa nel Medioevo.
Chi possedeva Montebello controllava un punto strategico fondamentale, capace di influenzare commerci, movimenti militari e difesa del territorio. Le origini del castello affondano in un’epoca lontana e turbolenta. Alcuni storici del passato pensarono che una fortificazione esistesse già nel IX secolo, durante le guerre tra Vicenza e Verona. In quegli anni le due città combattevano duramente per il dominio delle zone di confine.
A raccontare quelle vicende fu anche Bonamente Aliprandi, storico mantovano vissuto tra Trecento e Quattrocento. Nel suo poemetto descrive i Veronesi impegnati a consolidare il controllo del territorio vicino al torrente Chiampo. Secondo il racconto, i Vicentini riuscirono con uno stratagemma a sorprendere i nemici e a distruggere la loro fortificazione. Per molto tempo si credette che Aliprandi stesse parlando proprio del castello di Montebello. In realtà il testo lascia intuire altro. Lo storico spiega infatti che i Veronesi decisero di costruire una fortificazione dopo aver occupato Montebello. Questo dettaglio fa pensare che il castello non esistesse ancora.
La costruzione della vera fortezza viene infatti collocata verso la fine del X secolo, poco dopo le invasioni degli Ungari. Quelle incursioni avevano devastato gran parte dell’Italia settentrionale, lasciando villaggi distrutti e popolazioni terrorizzate.
Per difendersi da nuovi attacchi, gli abitanti della zona decisero di costruire una roccaforte sulla sommità del colle. Da lì era possibile controllare facilmente il territorio circostante e organizzare la difesa in caso di pericolo.
Montebello divenne presto una struttura militare importante. I cronisti medievali la descrivevano come una difesa avanzata a protezione di Vicenza. Ma la presenza di quella fortezza irritava profondamente Verona. I Veronesi vedevano il castello come una minaccia troppo vicina al confine. L’occasione per eliminarlo arrivò intorno all’anno Mille, quando a Vicenza esplose una lotta politica tra due famiglie potenti: i Miari e i Marii. Felice dei Miari cercò aiuti militari presso diverse città vicine e alla fine si rivolse ai Veronesi. Questi accettarono di sostenerlo, ma imposero una condizione precisa: il castello di Montebello doveva essere demolito.
La situazione cambiò rapidamente grazie a Mario dei Marii, rivale di Felice. Con abilità politica riuscì a ottenere l’appoggio di Verona e consolidò l’alleanza sposando Egiltenda, figlia di un importante cittadino veronese.
Una volta conquistato il potere, Mario mantenne la promessa fatta ai suoi alleati.
Il castello venne distrutto dalle fondamenta. Secondo le cronache, i Vicentini accolsero quella notizia con grande paura, perché compresero subito quanto fosse grave perdere una difesa tanto importante.
“Ben conobbero esser vicino l’ultimo sterminio della patria…”
Mario dei Marii governò con durezza. Molte famiglie nobili furono costrette all’esilio e il clima politico diventò sempre più violento. Alla fine gli esiliati si ribellarono. Aiutati dal vescovo Girolamo e dalla potente famiglia dei Maltraverso, organizzarono una rivolta armata contro il tiranno. Mario venne sconfitto e decapitato.
Furono proprio i Maltraverso a ricostruire il castello sulle rovine della vecchia fortezza. Il nuovo complesso difensivo era più grande e meglio protetto. Tra i personaggi più importanti della famiglia spicca Aldrighetto Maltraverso, ricordato come uomo valoroso e protagonista delle lotte del suo tempo. Nel Duecento egli rafforzò il sistema difensivo facendo costruire mura che proteggevano non soltanto il castello, ma anche parte dell’abitato.
La “cinta muraria” era appunto l’insieme delle mura che circondavano il borgo. Sulla sommità correvano le merlature, cioè le sporgenze dietro cui i soldati potevano ripararsi durante i combattimenti.
Alla morte di Aldrighetto, il castello passò al figlio Pietro. La sua vita fu segnata dagli scontri tra imperatori, signori e fazioni rivali. Nel 1239 Pietro venne catturato dall’imperatore Federico II di Svevia. Mentre il proprietario era tenuto come ostaggio, il castello fu affidato a duecento soldati saraceni, chiamati nelle cronache medievali “mori”. Poco tempo dopo Pietro riuscì però a fuggire e a riprendere Montebello con l’aiuto dei suoi sostenitori.
I soldati lasciati da Federico II furono uccisi e l’imperatore reagì immediatamente.
Nel giugno del 1239 fece pubblicare un bando contro Pietro da Montebello. Nel Medioevo il “bando” era un atto ufficiale che dichiarava una persona ribelle o nemica dell’autorità. Tre anni più tardi Pietro dovette cedere il castello a Ezzelino III da Romano, il celebre signore ghibellino noto per la sua durezza.
In quel periodo il Nord Italia era sconvolto dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini. I Guelfi sostenevano il papa, mentre i Ghibellini erano favorevoli all’imperatore. Montebello passò così sotto il controllo dei mercenari di Ezzelino e subì anni difficili. Quando Ezzelino morì, nel 1259, Pietro riuscì a recuperare il castello, ma morì poco dopo a Padova. Il fratello Gilberto comprese che mantenere quella fortezza era diventato quasi impossibile. Le guerre erano continue e il castello veniva attaccato da eserciti rivali. Per questo decise di venderlo alla città di Vicenza, che ne prese possesso nel 1265. La pace però durò poco.
Nel 1267 i Veronesi conquistarono nuovamente Montebello. L’anno seguente i Vicentini riuscirono a riprenderlo dopo duri combattimenti. Nel 1311 il castello cadde invece nelle mani di Cangrande della Scala, il più famoso signore di Verona. Due anni dopo, nelle vicinanze della fortezza, si combatté una battaglia ricordata dagli storici come particolarmente feroce. I Padovani vennero sconfitti e molti soldati finirono prigionieri.
Dopo tanti assedi Montebello appariva gravemente danneggiato. Cangrande ordinò allora importanti restauri.
Fece ricostruire porte e mura e aggiunse nuove strutture difensive, tra cui la “bertesca”. Con questo termine si indicava una costruzione sporgente che permetteva di colpire gli assalitori dall’alto. Venne sistemato anche il camminamento di ronda, il percorso usato dalle guardie per sorvegliare il castello. La torre più famosa era quella detta dei Quattro Venti, chiamata così perché rivolta verso tutti i punti cardinali. “Fortificato così il castello, tanto da annoverarsi tra i migliori del territorio…” Nei decenni successivi Montebello continuò a essere coinvolto nelle guerre dell’Italia settentrionale. Nel 1337 Veneziani e Fiorentini unirono le loro forze contro Verona e assediarono il castello. Nuovi scontri seguirono anche negli anni successivi.
Nel 1379 furono invece gli Ungari a tentare la conquista della fortezza durante il declino della signoria scaligera.
Alla fine del Trecento Montebello passò sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano. Nel 1404 il castello entrò invece nei territori della Repubblica di Venezia. Sulle sue mura venne issato il vessillo con il leone di San Marco. Anche sotto Venezia il castello continuò ad avere un ruolo difensivo.
Nel 1413 gli Ungari tentarono ancora di espugnarlo, ma gli abitanti di Montebello opposero una resistenza così efficace da ricevere l’elogio ufficiale del doge Michele Steno. Una “ducale”, cioè un documento emanato dal governo veneziano, ricorda infatti il premio concesso alla comunità per il coraggio dimostrato.
Nel Cinquecento nuove guerre travolsero il territorio. Durante la Lega di Cambrai, l’alleanza creata contro Venezia da diverse potenze europee, il castello venne occupato più volte da francesi, tedeschi e imperiali.
Per evitare che la fortezza continuasse a essere utilizzata dai nemici, il generale veneziano Bartolomeo d’Alviano ordinò nel 1514 la demolizione degli edifici destinati ai soldati. Da quel momento Montebello perse lentamente la sua funzione militare. Nel 1597 la Repubblica di Venezia vendette il castello al Comune di Montebello, imponendo però l’obbligo di conservare torri e mura. Ancora oggi il complesso conserva molte tracce del passato.
L’ingresso principale appartiene all’epoca scaligera. Nel primo cortile, un tempo occupato dagli alloggiamenti delle truppe, oggi si trova un vigneto. Nel cortile centrale sorge la chiesetta di San Daniele Levita e Martire, costruita dai Maltraverso nel XIII secolo. Nel linguaggio religioso medievale il termine “levita” indicava un diacono. La parte più antica della fortezza si trova nel terzo cortile, dove sorge il mastio. Il mastio era la torre principale del castello e rappresentava l’ultimo rifugio durante gli assedi. Lungo le mura sopravvivono ancora tratti del camminamento di ronda. Particolarmente suggestivo è il grande pozzo scavato nel tufo vulcanico, profondo circa settanta metri. Intorno a quel pozzo la tradizione popolare ha costruito racconti e leggende.
Ed è proprio questo il fascino del castello di Montebello: la capacità di far immaginare un mondo lontano, fatto di battaglie, cavalieri, assedi e intrighi. “Queste mura diroccate… questi cortili deserti…
Passeggiando tra le antiche pietre sembra quasi di sentire ancora il rumore delle armi e le voci degli uomini che per secoli combatterono per conquistare questa altura. Montebello resta così una delle testimonianze medievali più affascinanti del territorio vicentino, capace ancora oggi di raccontare quasi mille anni di storia.
Umberto Ravagnani

FOTO: Il castello di Montebello (il terzo cortile), da un disegno di Bruno Munaretto (1933). (Rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).
BIBLIOGRAFIA: “Vicenza”, pubblicazione mensile illustrata, 1933, pp. 188-189, a cura di Bruno Munaretto.
Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per copiare il contenuto chiedi agli Autori