LA FABBRICA DEI CARRI

[267] LA FABBRICA DEI CARRI

Per circa 330 anni la strada principale di Montebello, che taglia in due il paese correndo tra un ponte e l’altro, fu letteralmente assediata da carri, carrozze di ogni foggia e grandezza e animali da tiro. Tutto ebbe inizio alla fine del β€˜500 dopo che i simultanei straripamenti dei torrenti GuΓ , Chiampo e Acquetta si divorarono letteralmente la Strada Regia che correva all’esterno del paese, costringendo le autoritΓ  a spostare la viabilitΓ  nel centro abitato. Questa situazione perdurΓ² fine al 1920 quando sotto l’argine di sinistra del Chiampo fu ripristinata, o meglio ricostruita l’antica arteria che permise al traffico pesante di riappropriarsi del primitivo tracciato. In veritΓ  la perdita di parte del vecchio percorso della Strada Regia non portΓ² solo disagi alla popolazione montebellana, anzi ci fu chi che da questa precaria situazione seppe trarre buoni vantaggi economici, come i gestori delle varie bettole e osterie presenti in circa 10 unitΓ . Per non dimenticare le botteghe degli artigiani e dei commercianti che, in considerazione dell’aumentato volume di traffico, avevano visto parimenti crescere anche i loro guadagni. Ci fu poi chi, per venire incontro alle esigenze dei vari carrettieri e postiglioni, spesso alle prese con guasti imprevisti ai loro mezzi, pensΓ² bene di allargare la propria attivitΓ  di falegname, passando dalla iniziale riparazione e manutenzione dei mezzi di trasporto alla costruzione degli stessi veicoli. Tra questi i lungimiranti imprenditori Zuanne Zanuso e i suoi fratelli, tutti ottimi falegnami. Mestiere, il loro, intrapreso giΓ  da lungo tempo, e che nella prima metΓ  del β€˜700 li vide impegnati nella produzione di carri di vario genere, senza per altro abbandonare del tutto quello tradizionale del β€œmarangon” del villaggio. Si viene a conoscere i particolari del loro mestiere grazie ad un inventario del 13 dicembre 1753, certamente auspicato dal benestante montebellano Domenico Cortivo che come probabile loro finanziatore, cliente o creditore, aveva voluto vederci chiaro sulle reali capacitΓ  e affidabilitΓ  dei fratelli Zanuso, qualitΓ  che, per altro, restarono buone negli anni a venire. Colpisce la presenza del gran numero di raggi di ruote esistenti nella falegnameria: ben 438 di ottimo legno di rovere e di diverse dimensioni.. Per poi parlare delle β€œronghe di fagaro” ossia stanghe di faggio, esistenti in 20 unitΓ  idonee quindi a essere montate a coppie su 10 veicoli. Inoltre facevano bella presenza 3 β€œborozzi” di acero, cosΓ¬ erano chiamati gli avantreno e i retrotreno dei carri, accompagnati da 8 β€œassoni di nogara” da 20 assi di acero, da 6 di olmo, da 10 di pioppo ed altre 14 di varie essenze legnose. Tutto legname destinato alla fabbricazione del corpo principale e del fondo dei mezzi stessi. Inoltre tra le attrezzature per uso agricolo c’erano 8 timoni di noce e 2 timoni β€œda carriello” indispensabili per il montaggio degli aratri, 8 β€œbrazzole da carro di nogara” elementi anteriori dei carri trainati da bovini.
PerΓ² a completamento di questa grande attivitΓ  di costruttori di carri gli Zanuso non avevano dimenticato la loro primaria produzione di falegnami, vista la presenza di β€œun brento novo da lissia di salgaro” (mastello di salice- n.d.r.) di una credenza di β€œpezzo e d’albaro” (pino e pioppo), sgabelli e cavalletti da letto in via di costruzione e numerose pertiche e profili lavorati.
Il lunghissimo elenco degli arnesi da falegname comprende: seghe, martelli scalpelli da legno, pialle, pialloni detti β€œsoraman”, trivelle, un tornio da legno, mazze, ceppi di legno, una morsa, gorbie, manici assortiti. La lista Γ¨ interminabile! Non si conosce per quanto tempo e con quale profitto sia esistita ancora questa attivitΓ  di costruttori di carri. Si sa che alla fine del settecento, nella sua famiglia, solo Gio.Batta Zanuso esercitava ancora il mestiere di β€œmarangon” certamente non con altrettanta fortuna dei numerosi carrettieri montebellani che si erano avvalsi dei mezzi di trasporto fabbricati nella sua falegnameria. Tra questi utilizzatori finali Gio.Batta Cortivo, forse parente del succitato Domenico, Federico Dalla Grana e Giacomo Nardi. Notizie, queste ultime, che si desumono dalle liste della popolazione redatte il 6 maggio 1789 a cura di don P. Antonio Ceoloni sostituto del Prevosto P. Antonio dai Zovi, in quel tempo infermo, e dai consiglieri comunali G: Billo, A. Signorin, G. Frigo, V. Rigodanze.

OTTORINO GIANESATO

Foto: Un ‘carradore’ (riparatore e costruttore di carri) in azione nella sua officina.

Umberto Ravagnani

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2 Commenti

  1. Aldo
    Molto suggestivo! Arti e mestieri di un tempo narrarti e rivissuti, danno vita a memorie e le animano come un presepe vivente e crea continuitΓ  con li passato senza renderlo un freddo β€œoggetto” da museo. Bello!

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