PIERANTONIO COSTA

[277] PIERANTONIO COSTA – Un “Uomo Giusto”


Il primo gennaio 2021 moriva in Germania Pierantonio Costa, penultimo di sette fratelli, nato a Mestre il 7 maggio 1939, la cui famiglia Γ¨ originaria di Montebello Vicentino. A quindici anni, dopo gli studi a Vicenza e a Verona, raggiunge il padre emigrato nello Zaire. Quando scoppia la rivoluzione mulelistaΒ 1, Pierantonio decide di trasferirsi nel vicino Rwanda, il paese dalle mille colline, che ha da poco ottenuto l’indipendenza. Il 5 maggio 1965 ottiene il primo permesso permanente di residenza in Rwanda e da allora fino al 1994 risiede a Kigali. Qui sposa Mariann, una cittadina svizzera, dalla quale ha tre figli: Olivier, che vive ancora in Rwanda, Caroline, che vive in Germania, e Matteo che vive con la madre a Bruxelles. Imprenditore di successo, allo scoppio del genocidio ha in attivitΓ  quattro imprese. Per quindici anni, dal 1988 al 2003, l’Italia gli affida la rappresentanza diplomatica, come avviene in tutti i Paesi dove non abbiamo un’ambasciata.

Nei tre mesi del genocidio, dal 6 aprile al 21 luglio 1994, Costa porta in salvo dapprima gli italiani e gli occidentali, poi si stabilisce in Burundi, a casa del fratello, e da lì comincia una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda, con la propria auto consolare, per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Pierantonio Costa usa i privilegi di cui gode, la sua rete di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedono aiuto.
È stato decorato con la medaglia d’oro al valor civile dal Governo italiano e da quello belga, nel 2008 gli Γ¨ stato dedicato un albero nel Giardino dei GiustiΒ 2 di Padova e un cippo nel Giardino di Milano.
Per capire come si Γ¨ giunti a questo ennesimo genocidio vediamo, in breve, lo svolgimento dei fatti. Come in molte altre guerre l’inizio delle divergenze Γ¨ molto lontano nel tempo.

Nel 1885 il Congresso di Berlino stabilisce che il Ruanda e l’Urundi, l’attuale Burundi, siano sotto il controllo della Germania; con il Patto di Versailles del 1918 il potere coloniale passa al Belgio e i due Stati diventano due regni con a capo due sovrani di etnia tutsi; a seguito della rivoluzione sociale nel 1961 il Ruanda diviene una Repubblica e proclama la propria indipendenza; tra il 1973 e il 1993 si verificano nuove persecuzioni a danno dei tutsi; con un golpe il capo dello Stato diventa il generale Habyrimana e gli intehamne, i militanti hutu dell’MRND (Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo) a fasi alterne si scontrano con il Fronte patriottico a maggioranza tutsi; dopo la riforma costituzionale nel 1993 viene firmato l’accordo per la condivisone del potere tra i principali partiti; il sei aprile del 1994 nell’attentato all’aereo presidenziale mentre Γ¨ in fase d’atterraggio all’aeroporto di Kigali, perde la vita il presidente del Ruanda. Quella stessa notte cominciano gli scontri che danno inizio al genocidio dei tutsi e degli hutu moderati. Le indecisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu circa la missione di pace e l’opposizione americana a riguardo del termine “genocidio” inducono la Francia ad intervenire con l’OpΓ©ration Turquoise (β€œOperazione turchese”) che il sei luglio pone fine alla guerra civile. Nel 2003 in Ruanda si tengono le prime elezioni dalla fine del genocidio del 1994, ma, come succede in alcuni casi, elezioni e democrazia non seguono la stessa linea d’intesa e oggi in Ruanda i partiti di opposizione sono stati cancellati dalla realtΓ  politica e l’assassinio del rappresentante dei superstiti, accusato di “divisionismo etnico”, ha costretto i rescapΓ©s, i sopravvissuti al genocidio, a un ruolo sociale di marginalitΓ  per cui la riconciliazione sembra essere ancora lontana.
Durante il genocidio il gukinda, lo stupro, come arma di guerra non era punibile come reato e un terzo delle donne, anche bambine, aveva dovuto subire il ripetersi degli abusi sessuali. Soltanto nel 2006 nella Repubblica Democratica del Congo un ginecologo senatore scrive e fa riconoscere una legge che definisce lo stupro come arma di guerra e lo vieta, ma nel corso degli anni i casi non diminuiscono e, se riescono a sopravvivere ai contagi e alle violenze, le donne preferiscono interrompere quelle gravidanze indotte con la forza. In soli cento giorni l’identitΓ  socio-politica del piccolo Stato Γ¨ cancellata, ripulita dalla furia della morte che si aggira ovunque; nel connettivo urbano di Kigali i miliziani fermano le persone, le perquisiscono, le interrogano, le uccidono e le chiudono nelle fosse comuni. Anche questo, come molti altri, fu un massacro di pulizia etnica.
Pierantonio Costa, nonostante abbia ripetuto piΓΉ volte Β« Ho solo risposto alla mia coscienza. Quello che va fatto lo si deve fare Β», ha avuto un ruolo molto importante in questa vicenda e si Γ¨ certamente meritato l’appellativo di β€œUomo Giusto”. Pierantonio Costa riposa ora nella tomba di famiglia nel camposanto di Montebello Vicentino.

Note: 1) Il 3 ottobre del 1968 Pierre Mulele, rivoluzionario e politico della Repubblica Democratica del Congo, fu assassinato a Kinshasa nella maniera piΓΉ barbara e atroce.
2) Secondo la tradizione ebraica il termine β€œUomo Giusto” designa i non ebrei che rispettano le leggi del patriarca NoΓ¨.
Foto: Pierantonio Costa a una conferenza sui fatti narrati, durante un recente soggiorno in Italia.
Fonte: Pierantonio Costa, Luciano Scalettari, “La lista del Console“, Milano, 2004.

Umberto Ravagnani

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