IL TRENO DEI DESIDERI

[364] IL TRENO DEI DESIDERI
Oltre un secolo fa venne progettata e mai completata, una linea tramviaria tra Montecchio Maggiore e Ponte Botti, con stazioni intermedie a Montebello, Lonigo, Orgiano e Sossano

All’inizio del 2019 l’amico e provetto ricercatore Ottorino Gianesato mi disse che aveva trovato la traccia di un importante progetto steso nel 1911 dalla “Società Tramvie Vicentine”, riguardante il nostro territorio, che non fu mai completamente realizzato. Fui molto entusiasta della notizia e proposi di approfondire subito la questione. Vi fu un periodo, durato parecchie settimane, di intenso lavoro: consultazione di un grandissimo numero di documenti all’archivio della Provincia di Vicenza, riproduzione di quelli più importanti per il nostro studio, ricerca di notizie, documenti, disegni, fotografie, informazioni sui quotidiani dell’epoca, ecc. Acquisite le parti più importanti di questa vicenda abbiamo steso una prima piccola bozza di questo libro. A mano a mano che il lavoro procedeva, come sempre succede in questi casi, le nuove domande erano molte più delle risposte che trovavamo; una in particolare ci assillava: perché un così importante e costoso progetto che avrebbe certamente aiutato l’economia e permesso alla popolazione di muoversi più facilmente, arrivò fino all’esproprio dei terreni e ai primi lavori di costruzione e poi venne abbandonato? In questo oscuro periodo inizia la nostra storia che si rivelerà sicuramente molto interessante se il lettore avrà la pazienza e la costanza di seguirci fino al suo epilogo.
La data precisa di nascita del progetto della tramvia Montecchio Maggiore – Montebello – Lonigo – Ponte Botti è inequivocabilmente confermata dai numerosi timbri apposti sui relativi disegni: 17 maggio 1911.
La stesura del progetto della Montecchio – Montebello – Lonigo – Ponte Botti fu preceduta da numerose riunioni di lavoro. Una di queste si tenne il 7 novembre 1910 nel momento in cui si stavano curando gli ultimi dettagli della futura tramvia. Fonte: il giornale “La Provincia Di Vicenza”.
Proprio lo stesso quotidiano locale, nell’edizione del 25 giugno 1911, riportò la notizia che nell’importante seduta consigliare del Comune di Montecchio Maggiore, presieduta dal Sindaco Domenico Veronese, si era discusso animatamente sui vantaggi e svantaggi che questo progetto avrebbe comportato:
“Si è oggi radunato in seduta straordinaria il Consiglio Comunale, per trattare del grave problema tramviario. Erano presenti tutti i consiglieri meno due giustificati. Prima di entrare nell’ordine del giorno, il Sindaco cav. Veronese informa il Consiglio della sua partecipazione alle feste del Cinquantenario di Roma in rappresentanza del Comune di Montecchio Maggiore e della cortese ospitalità avuta dal Sindaco di Roma.
Propone di mandare allo stesso un telegramma di ringraziamento inneggiando alla Unità d’Italia e a Roma Capitale.
Il Consiglio approva ad unanimità. Rileviamo con grandissima compiacenza questo fatto, che fa onore alla rappresentanza comunale di Montecchio Maggiore tanto più che tra i votanti c’era anche il sacerdote Don Domenico Ghiotto.
Si passò quindi alla discussione del progetto presentato dalla Società delle Tramvie Vicentine, per il trasporto del binario attuale fuori del paese e il prolungamento della linea Montecchio – Lonigo – Ponte Botti.
La discussione fu molto vivace e vi presero parte quasi tutti i consiglieri. Le tendenze erano diverse e disformi i pareri, ma il Sindaco cav. Veronese colla sua competenza e colla parola persuasiva, dopo d’avere esposto al Consiglio tutti i vantaggi che offre al Comune il nuovo tracciato e più che tutto la linea diretta Montecchio – Lonigo, poté mettere d’accordo tutti i consiglieri di diverse tendenze.
E’ così l’ordine del giorno proposto dalla Giunta, che approva il nuovo tracciato ed accorda la strada comunale della Madonetta per la linea Lonigo – Montecchio – Ponte Botti, poté ottenere il suffragio unanime di tutti i consiglieri.
E di questa felice soluzione noi sentiamo il dovere di ringraziare tutta la Giunta, ed in special modo il cav. Veronese, che con tanto amore, disinteresse e grave sacrifici si occupa in vantaggio del nostro paese.”
Dopo la costruzione della tramvia a vapore Vicenza-Noventa-Montagnana, inaugurata nel 1887, la Società Tramvie Vicentine rispolverò e mise su carta un suo vecchio progetto che prevedeva la costruzione di una linea, passante per il lato ovest dei Berici, che avrebbe dovuto congiungersi a sud con la suddetta Vicenza-Noventa-Montagnana nei pressi di Ponte Botti, creando una sorta di anello tramviario attorno ai Colli Berici. Il percorso di questa nuova linea tramviaria, piuttosto problematico per questioni tecniche e burocratiche, prevedeva, come punto d’inizio la località “ponte Gaiarsa” a Montecchio Maggiore. Raggiunta Via Madonnetta, nei pressi di Alte, seguendo una sede propria, avrebbe imboccata la Strada Statale 11 (ora Strada Regionale 11) in direzione Verona, qui, presso la ex fabbrica Ceccato, era prevista una prima fermata. Oltrepassata la località “La Gualda”, dove pure era prevista una fermata, si sarebbe dovuto raggiungere Montebello, superando il Torrente Guà, per costruire, non lontano dalla Ferdinandea, una nuova stazione tramviaria. Proseguendo verso Verona era prevista una fermata al Dovaro. Da qui, passando sotto la Ferdinandea attraverso un tunnel a due campate, si sarebbe giunti alla fermata di Almisano e, dopo il superamento ancora una volta del Torrente Guà, a Lonigo. Qui era programmata una stazione di fronte all’ospedale. Proseguendo verso sud avrebbe toccato Alonte, le stazioni di Orgiano e Sossano e quindi la località Targon, dove era prevista una semplice fermata. Da qui, a metà percorso della strada Sajanega, la fermata di Ronche e successivamente la stazione di Ponte Botti nel Comune di Albettone, completando così quella che doveva diventare la “Circumberica”.
La storia di questa tramvia, compresi i disegni dell’intero progetto, la potete trovare nel libro “Il Treno dei desideri” di Ottorino Gianesato e Umberto Ravagnani.

Foto: L’Osteria al Tram nel Borgo di Montebello Vicentino, in prossimità del luogo dove doveva essere costruita la stazione tramviaria. L’Osteria, di proprietà di Angelo Alvise, è rimasta attiva fino agli anni 70 del Novecento. Sul retro vi era uno spazio predisposto per il gioco delle bocce.

Umberto Ravagnani

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