UN TREMENDO IMBROGLIO

[265] IL TREMENDO IMBROGLIO DI IPPOLITO CHIARELLO

Nei primi anni β€˜70 del 1500 i fratelli montebellani Camillo ed Ippolito Chiarello divennero entrambi notai pubblici. Ma mentre Camillo preferiva svolgere il proprio lavoro in Montebello nella sua casa in ContrΓ  della Centa (oggi via 24 maggio), Ippolito raddoppiava i luoghi di esercizio della professione aprendo uno studio anche in cittΓ , nella ContrΓ  di san Silvestro. Camillo onorΓ² la carriera di notaio per circa mezzo secolo, a differenza del fratello Ippolito che dopo soli 15 anni lasciΓ² inspiegabilmente, almeno cosΓ¬ sembrerebbe, la sua attivitΓ . Cos’era successo? Gli atti notarili di Ippolito si interruppero il 2 settembre 1588, non certo per il sopraggiungere della morte, che solitamente poneva fine a questo prestigioso e redditizio lavoro. Ne Γ¨ prova che in seguito continuΓ² ad utilizzare l’ultimo libro dei suoi rogiti solo per scrivere, in appendice, una sorta di diario di famiglia.
La spiegazione del suo cessato esercizio della professione sta invece in un foglietto datato 15 ottobre 1588, a prima vista insignificante, piegato in quattro parti e collocato alla fine delle sue scritture notarili.
E’ un vero e proprio mandato di comparizione dell’epoca, redatto forse in piΓΉ copie per la notifica a diverse persone, e riportante in calce il nome di un singolo destinatario del provvedimento. Qui di seguito il testo:

per ordine et intervento dell’Illustrissimo Gio.Batta Vitturi, per la Serenissima Signoria de Venetia, Podesteria di Vicenza, si cittano, stridono e pubblicamente proclamano
HIPPOLITO CHIARELLI DI MONTEBELLO

Che nel termine de giorni 8 prossimi venturi presentar si debbano (la voce verbale al plurale evidenzia le diverse destinazioni della notifica – n.d.r.) nelle forze di sua Serenissima e diffendersi, escusarsi del processo contra di loro, formato per imputazione che sian statti di tanto ardire et di tanta temerarietΓ  che s’habbiano fatto lecito di levare grossa somma de’ formenti a questa cittΓ , nella quale per la discrizione doveva essere condotta da diversi particolari, viziando et falsificando con premio e con promesse (corruzione – n..d.r.) le partide descritte nei libri pubblici della scrivente aggiungendo numero a quelle a credito per alterarle et levandone (falso in atto pubblico – n.d.r.) a quelle di debito. Nel modo, tempo et con intelligentia (complicitΓ  – n.d.r.) di Francesco Coquinato, nodaro deputato a tener conto delle biave, retento (incarcerato) per questo et con partecipation anco de’ altri coi quali la giustizia si riserva di procedere come le parerΓ . come nel processo si legge. CiΓ² commettendo con fraude et grave danno et pregiudizio di questa cittΓ  et del numeroso popolo et abitanti in essa, con pessimo esempio et in offesa della pubblica dignitΓ  e del pubblico governo.

Altrimenti passato detto termine, contro di loro e cadauno di essi, non presentandosi, si procederΓ  a pena di bando terre et lochi et navigli armati et disarmati, con confisca de’ beni et taglie, in tutto come si contiene nelle lettere dell’Eccellentissimo Senato de dΓ¬ 16 presente mese.

Β Die mercuri 19 ottobre 1588

Β Pubblicato nel solito loco per Claudio barbitonsore

E’ evidente che Ippolito Chiarello doveva ricoprire qualche importante incarico nell’approvvigionamento di biade per la cittΓ  e che sfruttando la sua posizione. in combutta con altri, aveva falsificato documenti su documenti macchiandosi di un vergognoso reato.
Il suo processo non figura tra quelli descritti nelle β€œRaspe Criminali”, poichΓ© mancano le sentenze dei sei mesi immediatamente successivi al fatto, come pure quelle emesse dopo il 1590 fino alla fine del β€˜500, nel caso che il procedimento penale a suo carico si fosse dilungato nel tempo.
L’ultima registrazione delle vicende di famiglia, annotata su un libro dei suoi rogiti, Γ¨ datata 13 novembre 1593, ossia 5 anni dopo la sua incriminazione.

OTTORINO GIANESATO

Illustrazione:
(1) Il Signum Tabellionis (sigillo tabellionato)1 del notaio Ippolito Chiarello (composizione grafica Umberto Ravagnani).

Nota:
il “tabellione” era colui che certificava l’autenticitΓ  delle liste dei cittadini, specificamente a fini fiscali. Il “notarius” era invece lo scriba, colui che fa le note e questo secondo termine ha prevalso in tempi piΓΉ recenti, prendendo il significato del primo termine.
Nel sigillo del notaio Ippolito Chiarello si possono rilevare due particolari significativi: la croce nella parte superiore consentiva di ‘firmare‘ il documento ponendo il notaio un piccolo segno in tre dei quattro quadranti e un segno nell’ultimo il testante (che poteva essere moribondo o comunque spesso analfabeta); la parte inferiore del sigillo rappresenta un antico segno, il “Chrismon“, usato fin dall’epoca di Carlo Magno (che, come Γ¨ noto, non sapeva scrivere) segno che ricorda i simboli scolpiti sulle sepolture dei cristiani dei primi secoli: Γ¨ cioΓ¨ l’intreccio delle lettere greche Β« chi Β» e Β« ro Β», iniziali del Cristo: era il segno sacro dei Re. Al centro le iniziali del notaio Ippolito (Hippolito) Chiarello.

Umberto Ravagnani

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