[510] LA CASA NELLA PRATERIA
L’ultima stagione della grande corte

A volte, la monotonia della campagna custodisce invece un passato dimenticato che però nemmeno la memoria tramandata dai più anziani riesce a far rivivere.
Chi percorre la strada che dal ponte Asse sul Guà porta a Montebello lancia spesso lo sguardo all’interno del bacino di laminazione senza trovarvi all’interno qualcosa degna di attenzione. Solo un altissimo traliccio dell’energia elettrica campeggia in mezzo a tanto verde. Eppure, proprio là dove ora svetta questo mostro d’acciaio, fino a un centinaio di anni fa esisteva una grande fattoria per lungo tempo popolata da persone e da centinaia di animali.
Le carte topografiche ottocentesche e del primo novecento segnalano questo sito con il nome “il fienile” alcune “il fenile”, altre “il fienile Valmarana”. Questa fattoria era costituita da almeno quattro edifici uniti in un solo corpo con relativi annessi rustici e si raggiungeva da Vicenza mediante la strada Postale Regia (S.S 11). Qui, dopo il ponte, sul Guà, sulla sinistra si oltrepassava sant’Egidio, per incontrare a destra, poco più avanti una stradina, che fatti circa 60 metri metteva direttamente nel cortile comune delle costruzioni coloniche.
La scomparsa di questo complesso di edifici rurali è legata alla costruzione del bacino di laminazione, realizzato su progetto dell’Ing. Ugo Colonna dell’agosto 1926. I lavori iniziati nel settembre successivo terminarono nella prima metà del 1927 e si ebbe il collaudo in occasione della piena del 1928. Dopo secoli la strada del Borgo cessava di essere la sede dell’antica Postale, sostituita dalla più ampia carreggiata approntata sopra l’argine-diga del bacino.
Ovviamente la realizzazione di questa imponente opera non fu indolore per coloro che abitavano all’interno dell’invaso poiché un piccolo numero di modeste costruzioni fu abbattuto e alcuni metri del suolo sottostante vennero asportati per aumentare la capacità dell’invaso facendo così sparire anche le fondamenta delle case. Il corpo di edifici chiamati “il fienile” fu forse quello più importante a farne le spese.
Oggi grazie ad un inventario effettuato nel 1849 per stabilire la consistenza dei beni dei fratelli Luigi e Gio.Batta Anselmi che del “fienile” furono proprietari per lungo tempo, possiamo conoscere nei minimi dettagli le caratteristiche del sito scomparso.
Prima degli gli Anselmi, fu proprietario del “fienile”, il conte Nazario Valmarana ma già nel 1815, trovandosi in cattive acque a causa dei debiti, dovette alienarlo con altre possessioni del Vanzo esistenti a Montebello e in piccola parte nei comuni di Brendola e Sarego. Curioso il fatto che nonostante il trapasso di proprietà, anche al momento della costruzione del bacino, il sito fosse conosciuto ancora come il fienile Valmarana. Al tempo dell’allestimento del bacino di laminazione i proprietari del “fienile” dovevano essere i Dal Molin eredi di Gio.Batta Anselmi.
I disegni del 1911, eseguiti quindi pochi anni prima della demolizione, mostrano una pianta dell’edificio diversa da quella del 1829 che riporta la stessa situazione del 1849, anno della descrizione qui riportata, segno che probabilmente successivamente a questa ultima data, la grande struttura fu modificata.
“Il fienile” era un grande corpo di fabbrica forma di rettangolo irregolare della misura di circa 50 metri per 23 con il lato più lungo parallelo alla strada veronese, e da questa distante circa 60 metri; comprendeva due stalle, due case di abitazione e un ampio portico a 4 luci (archi) rivolto a mezzogiorno. Completava questa proprietà un immenso prato irriguo di 56 campi, che si estendeva tra la riva sinistra dell’Acquetta e l’ardine destro del Guà, ed un ulteriore campo arativo forse utilizzato per colture orticole. L’acqua necessaria ai prati era prelevata mediante una chiavica presente presso l’argine destro del torrente Guà.
La consistenza degli animali allevati parla di 77 pecore, 30 agnelli, 4 montoni 2 manze. Non vengono citati altri animali da cortile che certamente erano presenti, come dei suini, dal momento che su un lato della stalla c’era una porcilaia.
La stalla degli ovini occupava la maggior parte del fabbricato, separata da un’altra contigua che aveva ben 12 poste per bovini da “grassa” anche se al momento dell’inventario ottocentesco era presente solo una coppia di manze. Questo perché l’esistenza prevalente di prati non giustificava tenere animali utilizzati principalmente per l’aratura.
Particolari caratteristici dei grandi edifici rurali di quel tempo e presenti nel “fienile” erano due scale “alla galeotta” o di servizio (termine tecnico oggi non più usato) Collocate in appoggio ad una parete esterna, accedendovi uscendo dalle cucine e salendo i loro gradini, era possibile entrare nei granai attraverso una piccola porta. Il vantaggio era duplice perché era più agevole utilizzare i granai e le soffitte senza dover passare internamente il che avrebbe tolto spazio sia alle cucine che ai relativi solai.
La stradina che dalla via del Borgo portava alla fattoria si trovava spostata verso est rispetto al centro del cortile antistante e dava l’accesso più diretto alle abitazioni che si trovavano in quel lato del fabbricato.
Al centro del cortile un indispensabile pozzo faceva compagnia ad un truogolo di pietra mentre in un angolo della fattoria, nel lato verso Montebello, esisteva “una graspaia” che raccoglieva i residui della spremitura dell’uva.
Come in tutte te costruzioni rurali erano immancabili i gelsi ed altre piante da frutto che rompevano un po’ la noiosa uniformità di quella prateria. (Ottorino Gianesato)
IMMAGINE: 1) Ricostruzione ipotetica del fabbricato detto “il fienile”, antica proprietà della famiglia Valmarana (elaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) Disegno del sito dove sorgeva il “Fienile dei Valmarana” (elaborazione digitale da una mappa del 1839).
Umberto Ravagnani
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