L’ULTIMA PREDICA

[309] L’ULTIMA PREDICA

Nei periodi precedenti le feste pasquali, natalizie e, non ultime, quelle patronali, si registrano ancor oggi, seppur in maniera ridotta, le presenze nelle parrocchie dei preti o frati predicatori provenienti da ogni dove. Anche in passato la bella e suadente parlantina arricchita di storie e racconti biblici o del Vangelo piaceva molto alla popolazione che correva numerosa ad ascoltare i nuovi arrivati. E l’equazione piΓΉ persone uguale piΓΉ elemosine Γ¨ sempre stata vincente.
La presenza di un predicatore a Montebello Γ¨ attestata il 3 aprile 1584, giusto nel periodo pre pasquale o pasquale. In quel giorno, presso l’Ospedale di san Giovanni, si tenne una delle tante assemblee alla presenza del Rev. Padre Frate Cipriano di Lucca, benemerito predicatore.
A dir il vero i predicatori crearono anche qualche scompiglio tra gli altri sacerdoti della parrocchia. Come a Montebello nel 1665, complice la improvvisa e inaspettata morte del Prevosto, il predicatore si prese la liberalitΓ  di far suonare da messa senza avvisare gli altri sacerdoti, ma quel che Γ¨ peggio di diffondere e introdurre, sempre a detta di questi ultimi, novitΓ  nocive per la fede della gente.
La presenza dei predicatori non era gratuita, anzi era a pieno carico della cittadinanza, una tassa quindi che divideva il consenso degli abitanti. Il predicatore veniva remunerato con circa 20/40 Ducati all’anno e a volte gli si concedeva pure la casa, la legna, il vino e il cibo. Quelli piΓΉ bravi e graditi alla popolazione venivano β€œscritturati” anche per l’anno seguente. È il caso del predicatore Gio.Battista Bologna che nel periodo pasquale del 1626 indusse gli abitanti a riunirsi per deliberare la sua mercede.
Qualche giorno prima del santo Natale del 1680 si tenne a Montebello un’altra assemblea proprio per definire quanto concedere al prossimo predicatore. Si ricordava che fino a quel momento erano stati dati 40 Ducati di salario, due carri di legna e la questua. Ma nonostante tutto questo ben di Dio nessun predicatore qualificato aveva mai parlato dal pulpito di santa Maria. Solo soggetti poco preparati a quel ministero. E per questo lo stipendio fu dimezzato a 20 Ducati pensando forse di riportarlo al vecchio importo solo in presenza di un predicatore dalle indubbie capacitΓ .
Non Γ¨ noto se il prete-predicatore di cui si parlerΓ  in seguito, avesse sciorinato la sua arte oratoria anche a Montebello, di sicuro ci era passato per raggiungere Montecchio Maggiore da dove, al termine del suo impegno, aveva intrapreso la via del ritorno verso la Diocesi di Mantova.
Il 20 marzo 1695, il sessantenne don Paolo Campana, di ritorno da Montecchio dove aveva anche celebrato la santa messa, prima di raggiungere la sua parrocchia (san. Antonio ?) di Porto (mantovano) della quale era arciprete, decise di fare una sosta e di pernottare nell’osteria esistente lungo l’Acquetta nel Borgo di Montebello. Non Γ¨ comprensibile perchΓ© non avesse percorso un altro chilometro in piΓΉ di strada per chiedere asilo nella canonica di santa Maria. Sicuramente non glielo avrebbero negato, ma forse la sua condizione mentale alterata glielo aveva impedito. Alle due di notte, delirante, scavalcΓ² la finestra della sua camera che dava sul torrente Acquetta, in quel periodo in piena, e si gettΓ² nei suoi gorghi perdendo la vita.
Il suo corpo fu rinvenuto il giorno 23 marzo e grazie ai documenti dell’autoritΓ  ecclesiastica in suo possesso, come mandati di confessione ed altro, fu possibile per il Vicario di Montebello Stefano Negri riconoscerne l’identitΓ .
Da alcune testimonianze si seppe poi che anche nei giorni precedenti il gesto estremo egli aveva dato chiari e ripetuti segni di delirio.
La sua morte creΓ² dei problemi per la sepoltura dato che solitamente ai morti per suicidio non si concedeva alcuno spazio all’interno del cimitero. Invece il Prevosto don Leonardo Sangiovanni, considerΓ² che don Paolo Campana, nel procurarsi la morte, fosse in completo stato di incoscienza se non di pazzia, e perciΓ² del tutto irresponsabile. Permise pertanto che fosse eseguita la sepoltura ecclesiastica come tutti gli altri defunti.
Come tutte le cause criminali, la vicenda fu segnalata al Console dell’Officio e del Maleficio di Vicenza e la scomparsa tragica fu segnalata alla Diocesi di appartenenza di Mantova.

OTTORINO GIANESATO

Foto: Il torrente Acquetta ebbe origine nel ‘500 dalle ricorrenti esondazioni del Chiampo e del GuΓ . Oggi viene usato come scarico del Bacino (fotoarchivio di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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