LA SCUOLA DI UNA VOLTA

LA SCUOLA DI UNA VOLTA

[377] LA SCUOLA DI UNA VOLTA

Anche a Montebello, negli anni 50, 60, 70 del Novecento, la scuola era completamente diversa da quella di oggi. L’imposizione scolastica finiva con la quinta elementare, ma molti ragazzi non terminavano l’obbligo perché i loro genitori li tenevano a casa per avere un aiuto nel loro lavoro. Solo chi viveva in una famiglia con possibilità economiche continuava gli studi andando alla Scuola media o all’Avviamento e poi alle Scuole superiori e all’Università. Le aule erano grandi ma spoglie, i banchi erano di legno, avevano il calamaio incorporato ed erano disposti in file ordinate e la cattedra era messa sopra ad una pedana. Oggi vi proponiamo la testimonianza di Luigi Bedin con i suoi ricordi della scuola elementare nei lontani anni 50.
«Grembiule nero e cartella, percorrevamo silenziosi, al mattino, la stradella delle Carpane accompagnati dalla poca acqua che scorreva nel fossato a destra.
Acqua che spariva nel condotto che passava sotto l’Oratorio; noi svoltavamo a sinistra e, una volta sorpassata la grande croce di legno appesa alla parete della chiesa, si presentava l’edificio della scuola elementare con i grandi portoni aperti.
All’Avvento e alla Quaresima però, giunti al fianco della scalinata della chiesa, ci intercettava il prevosto che, vigile e austero, dall’alto dei gradini ci obbligava ad entrare in chiesa per ascoltare la predica che il frate, dall’alto dell’ambone, ci ammanniva condita di peccati, diavoli, ragazze, balli etc. Il ritardo nell’ingresso a scuola creava un serio dibattito – prima il piacere o il dovere? -, tra maestro e sacerdote, ma a noi tale ritardo non dispiaceva. Della permanenza mattutina tra i banchi di legno, sporchi d’inchiostro, ho vari e vaghi ricordi: ispezione alle mani, alle ginocchia, ai capelli; progressioni numeriche per 2, per 3, per righe di a, b, c…; verbi irregolari, tabelline etc. Quelle che ben ricordo sono le birichinate che si combinavano, con la corresponsabilità del maestro.
Questi spesso spariva dalla classe con alcuni scolari per ritornare anche dopo ore con anguille, uova, sacco di letame che caricava sulla sua “topolino c”. Lasciati soli, seduti sul pavimento di legno a ripassare i verbi, facevamo colare la farina tra le fessure del pavimento, farina che scendeva sulla testa del maestro nell’aula sottostante con prevedibili reazioni. Durante l’intervallo, uscendo dalla porticina del muro del cortile, si catturavano i grilli nei prati di Stocchero, grilli che, lasciati trascinarsi sul banco scolastico, dopo averli inzuppati nell’inchiostro, ci permettevano di attuare la raschiatura del banco con il vetro, per riportarlo a lucido anche con l’uso della carta vetrata; consenziente il maestro.
Gli orti erano quasi tutti nostri per cui in primavera dedicavamo varie ore all’agricoltura.
Certo che le verdure venivano bene! Attingevamo l’acqua che veniva dai gabinetti delle scuole. La ricompensa per il lavoro era fantastica. Seduti all’ombra delle piante nel cortile il maestro ci portava con i Mille alla presa della Sicilia. Quarto, Marsala, Camicie rosse, Garibaldi, Teano è tutta la storia che ho appreso in quinta classe.
Campanella suonata dal bidello Angelo Conterno, fila, uscita dal gran portone di legno e poi la solita stradella delle Carpane, ma tutto era diverso dal mattino.
Sole, fionda, lucertole da centrare, fiorellini nell’erba sotto il muro, qualche violetta nella scarpata del fosso, chiacchiere, litigi e si giungeva a casa anche dopo un’ora dall’uscita dalla scuola; trecento metri percorsi. Rimbrotti familiari per i ritardi, pranzo, compiti sotto la vigilanza della mamma che ci aiutava a recuperare quanto poco fatto, e poi oratorio e i giochi che don Francesco o don Michele vigilavano, a modo loro, cioè usando spesso la mano in caso di litigi o parolacce volontarie o sfuggite. E il giorno successivo si riprendeva.» (Da “LA VECCHIA SCUOLA ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO” di Ottorino Gianesato, Umberto Ravagnani e Maria Elena Dalla Gassa).

FOTO: Ragazzini degli anni ’50 si preparano a raggiungere la scuola nella stradella delle Carpane (ricostruzione grafica di fantasia).

Umberto Ravagnani

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