IL SARTO SOLDATO

[290] IL SARTO SOLDATO

Per gran parte del β€˜500 e per i primi due decenni del β€˜600 i pirati uscocchi, di nazionalitΓ  soprattutto croata, furono un vero flagello per le navi veneziane che solcavano il mare Adriatico. La loro fama di feroci marinai culminΓ², nel 1613, con la cattura di una galera della Serenissima al cui comandante, Cristoforo Venier, venne barbaramente strappato il cuore. Per ritorsione i veneziani, non meno sanguinari, fecero mozzare le teste di 80 pirati da tempo loro prigionieri e le fecero macabramente esporre in piazza san Marco. Questo Γ¨ soltanto uno dei cruenti episodi che caratterizzarono le ostilitΓ  tra la Repubblica di Venezia e questi pirati armati e protetti dell’Austria che si avvaleva dei loro servigi, mal tollerando il dominio marittimo veneziano sull’Adriatico. Il 31 dicembre 1615 avvenne inevitabilmente il primo vero scontro diretto con l’Austria che sfociΓ² nella cosiddetta β€œGuerra di Gradisca” (paese nei pressi di Gorizia allora territorio austriaco – n.d.r.). Il conflitto si protrasse per tutto il 1616 e gran parte del 1617 anche se Venezia era contraria a scendere in guerra se non costretta dagli eventi. Nel biennio appena citato si registrarono a Montebello numerosi passaggi e soste di truppe provenienti dalle cittΓ  di Bergamo, Brescia e Verona e dirette al fronte nei pressi di Gorizia. Quando ormai la guerra stava volgendo a suo favore, la Serenissima decise di accelerare i tempi e, con un ulteriore sforzo, inviΓ² in guerra anche le poco preparate milizie territoriali chiamate β€œCernide”, truppe che nei conflitti del secolo precedente non erano state proprio all’altezza delle situazioni conflittuali.
A rinfoltire i ranghi dell’esercito veneziano contribuΓ¬ anche Montebello, annoverando tra i suoi abitanti alcune decine di questo tipo di soldati. Ma questa volta solo i migliori entrarono nelle fila dei reggimenti regolari.
Si sa che il sarto Zuanne Danesato, e certamente altri montebellani, ricevette la chiamata per andare in guerra i primi giorni di luglio 1617 e che, non volendo lasciare inoperosa la sua bottega, aveva delegato il suo dipendente montecchiano Gio.Batta Crestani nella conduzione e continuazione dell’attivitΓ  artigianale. Nell’andare in Friuli lasciava a Montebello la moglie Anna Cervo, originaria di Arsiero e sposata nel 1613. (da nubile era stata ancella del conte Brasco – n.d.r.).
Fortunatamente la sua permanenza in Friuli durΓ² solo due mesi per le sopravvenute cessate ostilitΓ  e ritornΓ² pertanto indenne al suo paese natale. Il 6 settembre infatti fu redatto il Trattato di Parigi, seguito nello stesso mese dal Trattato di Madrid, con il quale Ferdinando d’Asburgo, Imperatore d’Austria, s’impegnΓ² di liberare il mare Adriatico dai pirati uscocchi, in cambio dei territori che Venezia aveva occupato durante il conflitto. Gli uscocchi perciΓ² ebbero le loro imbarcazioni incendiate e furono costretti a ritirarsi a vivere a 50 miglia dalla costa.
Sarà forse anche grazie al fatto di aver partecipato da vincitore alla guerra, che pochi mesi dopo il ritorno a Montebello, Zuanne fu eletto consigliere comunale, incarico che ricoprì per almeno due anni.
Una nota di pagamento del 21 marzo 1629 conferma che Zuanne Danesato, in questa data, era ancora nei ranghi della β€œCernide”. Questo documento fu redatto nel momento in cui 18 montebellani, e tra loro Zuanne Danesato, furono compensati con 4 Lire ciascuno per aver scortato di notte fino a Caldiero il cavallaro Bortolo Longo che trasportava il denaro pubblico. Questo servizio di scorta era solitamente fornito dagli uomini della Cernide.
Non si sa se intanto Zuanne Danesato avesse anche cambiato mestiere. Avvenne che il 3 settembre 1631, poco tempo dopo la fine della terribile epidemia di peste di manzoniana memoria, partecipΓ² all’asta per l’assegnazione della riscossione della Decima delli minuti (cereali minori – n.d.r.) che il Prevosto di Santa Maria di Montebello Francesco Righi, aveva bandito. Si aggiudicΓ² il 50% dell’affitto dell’asta per la cifra di 27 Ducati.
Per inciso, chi levava la Decima aveva l’obbligo di essere nato e di vivere a Montebello, doveva dare al campanaro 12 staia di miglio. Inoltre all’inizio della riscossione della gabella doveva dare al Prevosto 20 paia di quaglie e 4 staia di panizzi (piccoli cereali usati principalmente per la nutrizione del pollame – n.d.r.).

OTTORINO GIANESATO

Immagine: Antichi mestieri: il sarto (dipinto anonimo).

Umberto Ravagnani

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