AMICI DI MONTEBELLO

2017_08_San_Benedetto

15 ottobre 2017 : SAN BENEDETTO PO (MN)

 

Si parte dai Laghi di Mantova dai quali si ha un’inedita visione del centro storico della città virgiliana per poi raggiungere la Vallazza, il paesaggio del Mincio protetto dal WWF, una zona umida di grande interesse naturalistico. Si naviga il fiume Mincio fino a Governolo, dove l’ascensore d’acqua ci consente di abbassare la motonave per superare il dislivello esistente fra il Mincio ed il Po. Superata la chiusa, si discende il corso del Po, ammirando un nuovo scenario: qui le misure si allargano improvvisamente, le rive si allontanano, è una nuova atmosfera. La navigazione ha la durata di h 2.30 c.a., la motonave offre la disponibilità di attrezzature per il pranzo al sacco a bordo, anche al coperto.

Abbazia di San Benedetto in Polirone a San Benedetto Po

L’abbazia fu fondata nel 1007 dal conte Tedaldo di Canossa (nonno paterno di Matilde) attraverso una donazione ai monaci benedettini di metà dei terreni che si trovavano tra i fiumi Po e Lirone, sito importante per garantire il controllo della navigazione fluviale. Del precedente insediamento romano abbiamo poche tracce. Si trattava di un significativo centro spirituale, formato inizialmente da un piccolo nucleo di 7 monaci. Verso la metà dell’XI secolo Bonifacio di Canossa, signore del territorio, riedificò la chiesa, di cui rimangono pochi resti, e costruì l’oratorio di Santa Maria, tuttora esistente. Nel 1077, in occasione dell’incontro tra l’imperatore Enrico IV e il papa Gregorio VII a Canossa, Matilde, succeduta al padre Bonifacio, donò il monastero al papa, che a sua volte lo affidò all’abate dell’abbazia di Cluny, Ugo. Il monastero aderì pertanto alla riforma di Cluny e alle Consuetudines del monastero francese, che regolavano la vita, la liturgia ed anche l’architettura: la chiesa infatti fu ricostruita verso il 1130 secondo la tipologia cluniacense, con deambulatorio, cappelle radiali e transetto absidato. Il monastero di Polirone, molto potente, diventò in quel periodo un importante centro culturale, dotato di un celebre scriptorium, dove si trascrivevano i manoscritti sia per uso liturgico sia per studio.

La storia dell’abbazia nel ‘600 e ‘700 è storia d’inondazioni, di guerre e di saccheggi. Il monastero era impoverito a tal punto che l’abate nel 1633 vendette al papa Urbano VIII il corpo della contessa Matilde, sepolta nella chiesetta di Santa Maria, in cambio di una considerevole somma di denaro. Matilde ora riposa in San Pietro in un ricco sepolcro del Bernini. Fu soppressa durante l’epoca napoleonica (1797). Per fortuna i libri e i manoscritti furono portati alla biblioteca comunale di Mantova e in buona parte salvati. Oggi si conservano tre chiostri, il refettorio grande, l’infermeria nuova e la basilica. Del periodo medievale rimane la chiesetta di Santa Maria, con un mosaico pavimentale datato 1151, un candelabro della fine dell’XI secolo e una “capsella” (dal latino capsa, “cassetta per libri o per frutta”) di avorio (XII – XIII secolo). Nel museo dell’abbazia, allestito nell’antico refettorio, si ammirano due rilievi con i mesi di novembre e dicembre, attribuiti a Wiligelmo. Del Cinquecento, oltre all’architettura di Giulio Romano, sono interessanti la porta lignea d’ingresso del 1547, il coro ligneo di Vincenzo Rovetta (1550), le statue di terracotta del Begarelli, nel refettorio l’affresco sulla parete di fondo attribuito al Correggio e una copia della tela con l’Ultima Cena di Girolamo Bonsignori. Si visita infine il grande scalone del 1674, decorato con stucchi.

Organo a canne

Nella basilica è posto in cantoria in controfacciata l’organo a canne costruito da Giuseppe Bonatti di Desenzano attorno al 1726 circa. Nel periodo ottocentesco Giuseppe Grigolli, organaro veronese provvede a sostituire alcuni registri e la consolle meccanica originale di Bonatti con una pneumatica “all’ avanguardia” dell’epoca. Negli anni ’40 del Novecento la ditta Tamburini di Crema provvede a fornire una nuova consolle, alla trazione elettrica e ad un restauro accurato dello strumento, la catalogazione delle canne antiche e la sostituzione dei registri di Grigolli Viola da gamba 8′ e Concerto viole 3 file rispettivamente con un Flautino 2′ e un Ripienino 3 file. Viene poi aggiunto un fagotto 16′ al pedale che si prolunga in fagotto 8′ e clarone 4′. Il fagotto 8′ si estende anche sul Grand’organo. Nel 2008 un ulteriore restauro e pulizia dell’organo con relativo restauro della cantoria e infine una pulizia generale ed intonazione dopo la riapertura della basilica nell’estate 2014 a causa del terremoto. (da Wikipedia)

( L. 91 )

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