TURISTI PER CASO…O PER FORZA

[321] TURISTI PER CASO … O PER FORZA

I procuratori del comune di Montebello, ritornando dagli uffici centrali amministrativi della Repubblica di Venezia, dove avevano espletato varie pratiche, erano spesso subissati di domande curiose, miste ad invidia, dei paesani. Non erano molti i montebellani che potevano vantarsi di aver visitato la β€œserenissima” cittΓ , come del resto altri luoghi famosi e importanti, soprattutto perchΓ© particolarmente costoso e spesso pure pericoloso. I lunghi viaggi, fatti su cigolanti carrozze tirate da cavalli che dovevano essere cambiati piΓΉ volte nelle stazioni di posta, erano assai lunghi e faticosi e talvolta funestati dalla presenza dei banditi di strada. Per poi non parlare del traghetto dalla terraferma alle isole di Venezia e viceversa: cosa insolita per gli abitanti dei distretti piΓΉ lontani. PerΓ² a consolazione dei disagi incontrati, il solo percorrere i lastricati delle calli della ricca cittΓ  di mare dava ai viaggiatori delle sensazioni uniche ripagandoli cosΓ¬ di ogni sacrificio sostenuto.
Qualche montebellano perΓ² non certo per turismo, ma per lavoro, dovere o costrizione, dovette eleggere Venezia come suo nuovo domicilio.
Si sa che nel Cinquecento una montebellana si trasferΓ¬ definitivamente a Venezia essendo andata in sposa ad un ricco cittadino. E non fu la sola. Questo lo si legge in un documento in cui il nobile montebellano, il dottor Bernardino Sangiovanni, vantava un credito di 15 lire nei confronti del compaesano Iseppo Gaboardo. Quest’ultimo, nel 1566, viveva in laguna nella casa di Pasqua Cenzati, figlia del fu Gregorio detto β€œmagrin” di Montebello, moglie del nobile veneziano (Antonio?) Cavanis. Probabilmente Gaboardo era al servizio del ricco commerciante, non si sa con quali mansioni, ma certamente la sua presenza fu richiesta dalla padrona di casa. L’abitazione dei Cavanis si trovava nella contrΓ  di san Benedetto, nella calle degli Albanesi. Gli storici divergono sull’origine di questa famiglia: chi dice che provenisse da Bergamo, chi dal Friuli e che fosse proprietaria di una bottega per il commercio di β€œmerli d’oro” (passamaneria – n.d.r.). Quel che Γ¨ certo Γ¨ che gli affari con l’andar del tempo andarono a gonfie vele, tanto che nel corso del Settecento i Cavanis entrarono nel patriziato veneziano dietro pagamento di 100.000 Ducati. Ma la loro famiglia si estinse proprio in quello stesso secolo.
Certamente Iseppo Gaboardo, e qualche suo discendente o parente, divennero per i montebellani un punto di riferimento a Venezia. Nel 1606 non fu casuale la nomina del sindaco di Montebello Gio.Batta Gaboardo come procuratore del comune allorchΓ© si recΓ² a Venezia presso l’Ufficio dei Beni Inculti per districare una controversia sorta per una antica roggia del GuΓ . In seguito, ormai abituato a viaggiare, Gio. Batta Gaboardo, accompagnato dai consiglieri del comune Sgreva e Valentini, nel 1614 si portΓ² nella cittΓ  di Pavia per visionare delle scritture.
Al contrario non fu proprio un viaggio di piacere e tantomeno una piacevole permanenza a Venezia quello che sostenne Antonio Chiarello di Montebello quando fu bandito dal suo paese, non si sa per quale reato.
Certamente l’ambiente lagunare, unito alle cattive condizioni in cui era stato costretto a vivere, era diventato talmente insopportabile da decidere di togliersi dal bando pagando una costosa cauzione. Allo scopo scrisse allo zio Camillo di Montebello pregandolo di vendere per 90 Ducati un campo nella contrΓ  Sangonedo (loc. Gambero – Nardi n.d.r.), appresso un altro terreno che aveva giΓ  alienato sempre per estremo bisogno. L’acquirente fu Iseppo Ferraro che si impegnΓ² a restituire i terreni nel caso in cui entro tre anni il vecchio proprietario li avesse riacquistati. E sempre nel Seicento non fu un bel trasferimento nemmeno per Battista Albanese, dal momento che prima di β€œandar servir come condannato sopra le galere della Serenissima Repubblica”, incaricΓ² il Prevosto Leonardo Sangiovanni di gestire i suoi beni e gli interessi di casa, non volendo trascurare i suoi figlioli.
La presenza stabile a Venezia di alcuni montebellani e dei vicini zermeghedesi Γ¨ confermata in un documento del 12 marzo 1603. In questo si legge che il nobile Pietro RegaΓΉ, proprietario a Venezia del traghetto di santa Sofia nel sestiere di Cannaregio, rinunciΓ² a questo bene a favore del suo consanguineo NicolΓ² RegaΓΉ che da anni abitava in questa cittΓ . E un secolo piΓΉ tardi il montebellano Zuanne Billo diede incarico al procuratore Antonio Piasente di liquidare ogni sua incombenza e proprietΓ  in Montebello, avendo trasferito definitivamente la sua residenza in laguna.
Sempre nel corso del Seicento si ebbe forse la piΓΉ importante trasferta a Venezia di un montebellano. Il sacerdote don Gio.Maria Zanni fu delegato a richiedere l’istituzione del mercato a Montebello alle autoritΓ  veneziane. E fu cosΓ¬ che ogni mercoledΓ¬, fino ai giorni nostri, la piazza si popolΓ² di bancarelle piene delle piΓΉ disparate merci.
Per restare in tema di viaggi e trasferte, in quegli anni non mancarono le visite fatte a luoghi sacri esistenti al di fuori dei confini della Repubblica di Venezia. Zuane Valentini da Montebello morΓ¬ nel 1648 durante il viaggio di ritorno dal pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto nelle Marche. Domenica Vivian, sentendosi prossima alla morte, nel suo testamento obbligΓ² il marito Zuanne, a mandare una persona ad Assisi β€œa far il passaggio” per l’anima sua.
Ma il turismo e i viaggi di massa, figli dell’avvento dei moderni mezzi di trasporto, erano ancora molto lontani…

OTTORINO GIANESATO

Dipinto: Giovanni Antonio Canal (Canaletto), Il ritorno del Bucintoro al molo del Palazzo Ducale (1727-1729).

Umberto Ravagnani

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