GIUSEPPE ZORDAN

[278] GIUSEPPE ZORDAN – Un uomo perbene


Da OrlΓ’ndia, un comune del Brasile nello Stato di San Paolo, LuΓ­s Carlos Zordan ci ha inviato questa bellissima storia di suo nonno Giuseppe Zordan emigrato da Montebello nel lontano 1891. Era il periodo della prima storica emigrazione di fine Ottocento quando durante la grande depressione mondiale del 1873-79, ci fu un crollo dei prezzi dei prodotti alimentari che colpΓ¬ duramente il settore agricolo. Questo spinse migliaia di persone fuori dell’Italia a cercare i mezzi per sopravvivere.

Β« Giuseppe Zordan, figlio di Pancrazio e Peron Angela, nacque il 06/03/1861 a Montebello Vicentino e fu battezzato l’8/03/1861 nella Chiesa di Santa Maria Assunta. Il 13/11/1887 si unΓ¬ in matrimonio con Moretto Maria Luigia a Grumolo Delle Abbadesse (Vi). Giuseppe aveva una statura di mt. 1,72, capelli e occhi marroni. In Italia ha lavorato come contadino fino al 5 novembre 1881 e dal 6 novembre 1881, fu arruolato nell’esercito italiano come caporale e musicista della banda militare. Ha servito l’amata patria italiana con orgoglio, per ben 10 anni.
Il 1Β° maggio 1891, terminato il servizio militare, decise di emigrare in America. Regolarizzata la documentazione e gli effetti personali della famiglia, all’etΓ  di 30 anni, con sua moglie Maria Luigia che aveva 26 anni e insieme ai suoi due figli Inerino di 3 anni e Angela di 1 anno, prese il treno a Vicenza, per portarsi a Genova.
Dal porto di Genova si imbarcarono sulla nave ‘America’ e, dopo 40 giorni, arrivarono al porto di Rio de Janeiro – RJ (Brasile), si fermarono qualche giorno nell’ostello dell’isola degli immigrati di Flores. In seguito proseguirono per San Paolo e giunsero al porto di Santos (San Paolo) il 03/07/1891.
A Santos prese il treno con destinazione San Paolo, soggiornando per alcuni giorni nell’ostello degli immigrati di San Paolo. Il 3Β° giorno, durante la permanenza a San Paolo, il figlio Inerino fu rapito. Iniziarono subito le ricerche da parte dei genitori, dell’amministrazione dell’immigrazione e degli amici di viaggio. Inerino fu, infine, ritrovato il giorno successivo, tra le braccia di una donna.
Giuseppe, quando arrivΓ² a Santa Rita do Passa Quatro (San Paolo), avendo egli un’ottima calligrafia, fu assunto al lavoro come Ragioniere. Il suo primo lavoro in Brasile fu in un magazzino di ‘merci secche’, – definizione che si usava all’epoca per indicare i prodotti come il caffΓ¨ e la canna da zucchero – ed era responsabile di tutta la contabilitΓ  dei libri di acquisto e dei pagamenti effettuati dai clienti al magazzino. CiΓ² che ha attirato l’attenzione di familiari e amici Γ¨ stato il suggerimento dell’imprenditore che lo aveva assunto: β€œSe il cliente compra due chili di riso segnane tre, se si lamenta dici che hai sbagliato e se invece il cliente non dice niente ti pagherà”. Ma Giuseppe, molto onesto e religioso, non accettΓ² questo tipo di lavoro, e disse all’imprenditore di cercarsi un altro professionista. Si licenziΓ² e andΓ² a lavorare nelle piantagioni di caffΓ¨.
Dopo 7 giorni a San Paolo, fu quindi assunto per lavorare nelle piantagioni di caffè nella città di Santa Rita do Passa Quatro (San Paolo), dove visse per molti anni. In seguito lavorò nelle piantagioni di canna da zucchero e infine ancora nelle piantagioni di caffè.
Giuseppe era a conoscenza di diversi farmaci; se in famiglia qualcuno si ammalava, consigliava quale farmaco assumere e il giusto momento per prenderlo.
Era una persona molto amata da tutti: adulti, donne e bambini lo salutavano con affetto ovunque andasse. I bambini giocavano con lui β€œNonno, nonno, dammi una mucca” e lui sorrideva e diceva: β€œSΓ¬, sΓ¬, lo farΓ², puoi andare a prenderla al pascolo…”; i bambini lo seguivano, a casa sua saltando e salutandolo.
Amava le persone, gli animali e ogni essere vivente che lo circondava. Raccontava la nipote di Giuseppe, Armelinda, che quando tornava a casa il pomeriggio dal lavoro, molto stanco, spazzolava il cavallo, che aveva lavorato con lui tutto il giorno, finchΓ© lo straccio che usava, per pulire il dorso dell’animale, non rimaneva pulito, senza macchia.
Era un esempio da seguire. Era amato e ammirato da tutti, dovunque andasse ed Γ¨ vivo nella memoria, anche di chi non lo conosceva di persona. Giuseppe Γ¨ morto il 21/09/1951, nella cittΓ  di Terra Roxa (San Paolo). Vogliamo ringraziare il cugino Theodomiro di Americana (San Paolo), che ha vissuto con Giuseppe e che ha contribuito molto a questa storia.Β Β»
LuΓ­s Carlos ZordanΒ  conclude la sua storia: « Cara bella comunitΓ  di Montebello Vicentino, fa parte del nostro β€œio” chi eravamo nella persona dei nostri antenati e chi saremo nella persona dei nostri discendenti!!! Giuseppe, Γ¨ stato per un po’ abitante di questo paese e questo racconto serva per conservare la memoria dei suoi e dei nostri antenati, per la nostra identitΓ  e, con essa, quella dei figli discendenti che seguirono Giuseppe!!! PerchΓ© senza memoria, senza storia, non c’Γ¨ identitΓ . Il caffΓ¨ brasiliano era bourbon, ed Γ¨ stato chiamato cosΓ¬ in onore di Teresa Cristina Maria de Bourbon – Due Sicilie, soprannominata β€œMadre dei Brasiliani”, moglie dell’imperatore Dom Pedro II e imperatrice consorte dell’Impero del Brasile dal 1842, fino alla proclamazione del Repubblica nel 1889. »  LuΓ­s Carlos Zordan

Immagine: Un manifesto di fine Ottocento invitava gli Italiani a emigrare in Brasile.

Umberto Ravagnani

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Un commento

  1. JoΓ£o Felipe Chaves Zobrioli

    OlΓ‘, Bom dia!
    Parabenizo pelo brilhante artigo, relatando uma histΓ³ria inspiradora e emocionante.
    Obrigado por nos proporcionar a leitura dessa belΓ­ssima histΓ³ria.

    [Buon giorno!
    Congratulazioni per un articolo brillante, che racconta una storia stimolante e commovente.
    Grazie per averci permesso di leggere questa bellissima storia.]

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