INTRAPRENDENZA A MONTEBELLO

[262] L’INTRAPRENDENZA ABITA A MONTEBELLO

Certamente Zuanne Pilotto, uomo dotato di notevoli risorse personali, per trovare spazio al proprio spirito imprenditoriale, scelse, non a caso, Montebello come luogo dove far fruttare la propria inventiva. ArrivΓ² a Montebello verso la metΓ  del β€˜700, e inizialmente, in veste di impresario edile assunse l’incarico di riparare una chiusa ed una rotta di circa 100 metri di un argine del Chiampo. Questo per il compenso concordato di Lire 1.692 poichΓ© a tanto ammontava il danno che il torrente in piena aveva provocato alcuni mesi prima. Un fatto successo nel giugno dello stesso anno, il 1759, ci informa che il vino di Montebello finiva addirittura sulle tavole dei veneziani. Avvenne che Antonio Frigo, volendo imbarcare 7 botti di vino al porto fluviale di Albaredo d’Adige per farle trasportare fino alla laguna di Venezia, abbisognava delle bollette accompagnatorie che comprovassero il pagamento del β€œDazio e Stadella” giΓ  fatto da Zuanne o Giovanni Pilotto, in veste di commerciante di vini. Inspiegabilmente, nonostante che la gabella fosse stata giΓ  onorata dal medesimo Pilotto, il funzionario del Vicariato di Montebello si rifiutΓ² di emettere le β€œbollette”. Pertanto a Zuanne Frigo non restΓ² altro che sporgere denuncia presso il notaio Domenico Cenzati per ottenere un documento che comprovasse ai finanzieri che il vino non era oggetto di contrabbando.
E’ chiaro che Zuanne Pilotto era un intenditore di vini, dal momento che nel 1766 gestiva un’avviata osteria ovvero β€œmagazzino” frequentato a tutte le ore del giorno. Un fattaccio venne a turbare la gestione della rivendita di vino, quando nel 1766 un ubriacone incallito, tale V. A. originario di Lonigo, si recΓ² presso questo locale alle quattro del mattino svegliando i gestori perchΓ© gli riempissero un fiasco di vino. Al posto degli assonnati Zuanne Pilotto e della moglie arrivΓ² un loro servitore che fu seguito fino in cantina come un’ombra dal cliente. Qui il dipendente consegnΓ² il recipiente di vino richiesto ottenendo in pagamento una moneta che gli sembrΓ² fasulla. Volendola mostrare alla sua padrona, ricevette dall’ubriacone un fendente mortale nel ventre, colpo inferto con le parole β€œtΓ² porteghe anca questa”. Zuanne Pilotto, sebbene fosse un uomo di notevoli capacitΓ , non partecipΓ² mai attivamente alla direzione del comune di Montebello come consigliere. Cosa che in quel tempo fece invece un’altra famiglia: i Camera che tuttavia non ebbero grandi successi economici tali da essere elencati tra i benestanti del paese come Zuanne Pilotto. Nella scala sociale restarono comunque solo un gradino piΓΉ sotto dell’oste. Gio.Batta Camera, fu attivo come consigliere, giΓ  nel 1743 mentre il fratello Gaetano lo divenne nel 1760. Proprio Gaetano ed il figlio Carlo, furono nominati β€œMastri di Posta” nel 1756, lo stesso incarico che Gio.Batta ricopriva da qualche tempo. Le stazioni di posta erano allora dislocate lungo le arterie principali della Serenissima ad una distanza l’una dall’altra di circa 10 miglia, ossia circa 15 chilometri ed erano regolamentate dall’autoritΓ  postale. Era compito dei mastri di posta cambiare i cavalli e fornire vetture e corrieri a chi ne avesse fatto richiesta. Toccava a loro anche la gestione della corrispondenza. Non era un mestiere facile quello del β€œmastro di posta” nell’epoca in cui tutto si muoveva a trazione animale, in un mondo del trasporto popolato da cavalli, postiglioni, carrozze di varie fogge e viaggiatori. Con gli immancabili maleducati di turno.
Un episodio avvenuto nel maggio del 1760 ci parla delle difficoltΓ  quotidiane, rappresentate dalla protervia dei corrieri. L’8 maggio 1760 il corriere Sebastiano Mulletti, che in carrozza si stava dirigendo verso Verona unitamente a quattro forestieri, si fermΓ² a Montebello per la muta dei cavalli. Per l’occasione chiese al signor Gio.Batta Camera, mastro di posta, quanto gli sarebbe costata questa operazione. Alla risposta 30 Lire, il corriere, ritenendo esosa la tariffa, replicΓ² con la frase “t…………..de’ c….zo“. Carlo figlio di Gaetano Camera non seppe star zitto e gli ricordΓ² che i corrieri seri parlavano da galantuomini, non come lui stava facendo. Il corriere minacciΓ² allora i Camera di far togliere loro l’incarico di mastri di posta. Le sue minacce non ebbero seguito e il buon comportamento dei Camera nei confronti dei corrieri si manifestΓ² il 16 settembre 1795 quando Montebello fu colpita da violente piogge. Data la pessima situazione delle strade, Carlo Camera aveva con coscienza scongiurato il corriere Giacomo Penna di Brescia di dispensarlo a metter sotto i cavalli per il pericolo di inondazioni. Ma sordo, il corriere volle ad ogni costo proseguire il viaggio, ed arrivato in localitΓ  Isole Corso, un cavallo morΓ¬ annegato.
Se Carlo figlio di Gaetano abbracciΓ² il mestiere del padre, nel 1787 Gio.Francesco figlio di Gio.Batta scelse invece quello del notaio e del procuratore con studio in contrΓ  della Chiesa Parrocchiale a Montebello e per qualche tempo anche a Sarego. EsercitΓ² queste professioni fino al 1808, con alterne fortune, vista la sua collocazione sociale negli elenchi del Dazio della Macina in seconda classe detta anche dei mediocri.

OTTORINO GIANESATO

Foto:
(1) Una rara lettera Raccomandata, da San Marino a Montebello, con l’annullo del primo giorno di emissione (29/3/1979), dedicato alla Storia della Posta (collezione Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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