BORGOLECCO STORY (11)

[308] BORGOLECCO STORY (11)
Ancora e sempre β€˜Biciclete’

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


Questo racconto Γ¨ in Italiano perchΓ©, se qualche giovane Montebellano lo leggerΓ , potrΓ  meglio capire ciΓ² che mi accingo a scrivere. Ed accennerΓ² ancora a biciclette, piccole per bambini e bambine, rarissime. E piΓΉ grandi, da donna e da uomo. Dopo tanti anni, son venuto a sapere perchΓ© una β€˜bicicletina’ da β€˜bambina’ arrivΓ² a casa mia. Era circa l’anno 1950… Mio fratello Giovanni era giΓ  Maestro delle Scuole Elementari ed insegnava a Brendola. Ogni mattina, di buon’ora, partiva con la sua bicicletta di marca Francese, una β€œFrejus”. Aveva il cambio ad asta. Sotto la sella c’era una levetta che arrivava alla catena sulla ruota posteriore e dava la possibilitΓ  di cambiare il rapporto tra la corona mossa dai pedali ed i sei ingranaggi del mozzo della ruota posteriore. Da noi bambini, veniva chiamata la β€œFrejus” a sei marce. Mio fratello Giovanni era anche fidanzato con una ragazza con la quale frequentava l’UniversitΓ  di Padova. Infatti, certi giorni, non faceva quasi tempo a mangiare, appena tornato dall’insegnare a Brendola, che doveva correre alla Stazione a prendere il treno per Padova. La fidanzata di mio fratello Giovanni aveva una sorella. Due anni era la differenza di etΓ  tra di loro. Quand’erano bambine, avevano una biciclettina da bambina che da loro veniva usata. Ma senza causare invidia tra le altre bambine: se qualcuna desiderava provarla ne aveva subito il permesso. Da anni, ormai, la biciclettina era stata messa in un ripostiglio e dimenticata da ambedue le sorelle. FinchΓ© la piΓΉ giovane, la fidanzata di mio fratello Giovanni, mi conobbe. Notando che in casa mia non avevamo alcun giocattolo, chiese a mia madre se poteva regalare, a me ed a mio fratello Albano, la biciclettina che era abbandonata nel ripostiglio di casa loro. Fu cosΓ¬ che io imparai immediatamente a pedalare con la biciclettina. Che diventΓ² quasi di mia proprietΓ  perchΓ© Albano giΓ  sapeva manovrare la bicicletta da donna di nostra mamma. Allora, la bicicletta da donna altro non era che un tubo piegato, dal manubrio fino alla sella e dalla forcella per la ruota anteriore. La ruota posteriore era sostenuta da un triangolo collegato alla sella ed al mozzo con corona e catena dei pedali, spingendo i quali, la bicicletta si muoveva. Quando si aveva solo otto-nove anni di etΓ , saper girare con la bicicletta da donna voleva ben dire: β€œEeeeh! Guardatemi!!! So correre con la Bicicleta da donna…!” Se si andava in salita era un su e giΓΉ con i pedali e muovendo il manubrio della bicicletta di qua e di lΓ  per far piΓΉ forza sulla catena. In discesa era molto piΓΉ facile e bello: con i piedi a livello sui pedali, si doveva solamente star dritti e pronti a rallentare usando solo il freno posteriore. Era come muoversi nell’aria. Con molta attenzione alle buche della strada non asfaltata. Sedersi in sella…? Nemmeno si provava perchΓ©, se il bambino si misurava vicino alla bicicletta da donna, la testa era di poco piΓΉ alta della sella!!! PerciΓ², Albano non cercava mai la biciclettina! Ed io, quell’anno, durante le vacanze estive, correvo in giro per le strade del Paese come e dove volevo. A quel tempo, la maggior parte delle strade non erano asfaltate. Solamente la Via Maggiore era asfaltata, quella che cominciava dalla Canonica fino al Ponte del Marchese. Quella strada che adesso si chiama: Viale Verona, Via Generale Vaccari e Via Ventiquattro Maggio. Gradivo molto passare con la biciclettina sul pavimento della Piazza. Era formato da sassi bianchi e neri che mostravano disegni geometrici. Passandovi sopra, era un continuo sussultare, per cui non potevo rimanere seduto in sella, bensΓ¬ in piedi sui pedali. Le altre strade del Paese erano β€˜Strade Bianche’, costruite con la ghiaia del Chiampo. In piena Estate, un uomo guidava un cavallo che tirava un carro carico di un serbatoio d’acqua. Davanti alla Canonica, apriva un rubinetto e da un tubo messo di traverso al retro del carro, usciva acqua da tanti forellini. Il cavallo, con un grido del conducente, partiva in mezzo alla strada ed arrivava fino al Ponte Nuovo, bagnando cosΓ¬ la strada. In quegli anni, sulla destra c’era il Cimitero e sulla sinistra la casa dell’Ovarolo e nessun’altra casa. Allora la strada era affiancata da Platani su ambo i lati e l’acqua cosΓ¬ sparsa minimizzava la polvere che altrimenti si sarebbe alzata se fossero transitati un Camion, la Corriera o qualche rara automobile. CiΓ² nonostante, se non pioveva, si poteva ben notare un patina di polvere sull’erba e sugli arbusti che spuntavano dai β€œfossi” sui lati della strada. Il carro trainato dal cavallo percorreva anche la Via Trento e Vigazzolo che andavano dalla Piazza fino al bivio dove si procedeva verso la Perosa e Zermeghedo. Questo Paese non aveva nessun pezzo di strada asfaltata. A quei tempi, non esisteva la strada Lungo Chiampo che va ad Arzignano! I ragazzi sui dieci anni, adoperavano anche la bicicletta da uomo. Se si potesse vedere oggi una prestazione del genere, piΓΉ di qualche persona rimarrebbe a bocca aperta! Si doveva mettere il piede mancino sul pedale sinistro della bicicletta da uomo. Si spingeva in avanti con l’altro piede per mettere in movimento la bicicletta. Immediatamente si infilava la gamba destra sotto il tubo che collegava il manubrio con la sella per mettere il piede sul pedale destro. A questo punto, entrava in funzione un rimarchevole sistema di equilibrio che si imparava dopo molte cadute. La bicicletta era piegata leggermente a destra per poter sostenere il peso del ragazzo che aveva il corpo sulla sinistra e doveva anche pedalare per poter procedere verso il punto d’arrivo. Non c’erano molti bambini capaci di tanta destrezza!!! Nel caso che la bicicletta da uomo fosse priva del β€˜Carter’ che copriva la catena, era ancor piΓΉ pericoloso perchΓ© la catena poteva ferire facilmente la gamba destra! Qualcuno si chiederΓ  come posso raccontare cose del genere? A me personalmente Γ¨ accaduto anche di peggio. Non solo usavo la bicicletta di mio padre, ma me la facevo anche cadere addosso! Come??? Prima che la passerella pedonale attraversasse il torrente Chiampo alla Stradella Muzzi, per andare da un argine all’altro quando non scorreva l’acqua, si scendeva la rampa all’interno degli argini e si risaliva dall’altro lato. Queste rampe servivano anche alla Ditta Valente per scendere sul greto del Torrente per caricare il loro motocarro di sabbie e materiale per costruzioni edili. Tornavo a casa, un tardo pomeriggio, dopo essere stato all’Impresa Agricola Isele, che allora era di lΓ  del Chiampo e vendeva mazzi di Asparagi coltivati β€œin situ”. Scendendo la rampa, sbadatamente, bloccai la ruota anteriore con il freno. Tutto il retro della bicicletta si alzΓ² e ci mancΓ² pochissimo che mi rompessi la testa od una gamba!!! Per fortuna, non si schiacciarono nemmeno gli Asparagi! Qualche anno fa, chiesi a mio fratello Giovanni come andava la sua bicicletta β€˜Frejus’. Mi disse che gli era stata rubata! Ma ormai non la usava che proprio minimamente. Vedendo quello che i bambini ed i giovani possono permettersi oggigiorno, grazie certamente alle loro famiglie, mi trovo a ricordare gli anni di quando noi β€œanziani” eravamo piccoli. Anni nei quali i bambini sapevano divertirsi trovando da soli come giocare. Perfino con le palline di terra cotta di vari colori che si acquistavano da β€œBorasca”. Ma questa sarΓ , forse, un’altra storia. Alla fine di quella Estate, la β€˜Bicicletina’ sparΓ¬! Era diventata pericolosa perchΓ© io ero β€œSpericolatissimo”! Per farmi guarire da tutte le ferite che avevo sule gambe e sulle braccia e prima che mi fratturassi qualche cosa, sparΓ¬ la mia amatissima β€˜Bicicletina’. E nessuno mi disse mai dove finΓ¬! (Linus DownUnder Coniston 2-3-2020 San Quinto il Taumaturgo).

Foto: Via XXIV Maggio a Montebello negli anni 50 del Novecento (cartolina postale, collezione privata Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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2 Commenti

  1. Carla Ceresato

    Anch’io avevo la bici la bicicletina perchΓ© ero piccola e magra e mio papa ci teneva tanto finchΓ© era in via borgolecco mi andΓ² anche bene e quando andammo abitare in Perosa era piΓΉ pericolosa una volta si ruppe il freno e mi portarono a casa in braccio con le ginocchia rotte. Sono perΓ² dolci ricordi e ti leggo sempre molto volentieri ❀️

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