L’OSTE DI MONTEBELLO

[301] L’OSTE DI MONTEBELLO CITTADINO DI VICENZA
(LA CHIESA DI SAN GAETANO)

Fin dal 1595 i Teatini di san Gaetano officiarono nella chiesa di santo Stefano in Vicenza. Nel 1720, entrati in contrasto con il parroco, in attesa di tempi migliori, decisero di utilizzare una casa di loro proprietà nei pressi dell’antica osteria “al Cappello” per celebrare provvisoriamente le funzioni sacre in una chiesetta adiacente. Il luogo si trovava lungo l’odierno Corso Palladio, allora strada granda, di fronte alla Contrà di santa Barbara che dopo solo 100 metri tutt’oggi sbocca in piazza dei Signori. Nell’aprile dell’anno seguente iniziarono i lavori di costruzione del tempio sacro dedicato a san Gaetano, altro protettore della città di Vicenza, e terminarono circa 10 anni dopo. Il modello della chiesa fu fornito dall’architetto padovano Girolamo Frigimelica (il suo progetto più famoso è Villa Pisani a Strà – n.d.r.) e per realizzare l’edificio sacro furono demolite alcune case e la citata osteria “al Capello” che trecento anni prima aveva avuto come conduttore un oste montebellano: Battista del fu Battista.
Già nel 1675 i deputati della città di Vicenza avevano intrapreso le operazioni di acquisto dei fabbricati e dell’area sulla quale edificare la nuova chiesa dedicata a san Gaetano con lo specifico compito di rilevare l’antica casa di tale Martino Gallona ove si faceva l’hosteria del Capello (spesso scritta con una sola p – n.d.r.)
In seguito alle divergenze che ne seguirono la costruzione dell’edificio sacro rimase in stallo per quasi mezzo secolo e venne portata a termine solo nel 1730.
Risalgono alla prima metà del quattrocento le notizie riguardanti l’oste che trovò fortuna nella città di Vicenza, proprio grazie a quella famosa osteria che dopo alcuni secoli sarebbe definitivamente sparita e dimenticata.
Purtroppo non sono facili da trovare e sono poche le notizie relative al quindicesimo secolo. I pochi documenti presenti sono in gran parte opera dei notai che si si sono avvicendati negli anni che videro la Serenissima allargare il suo dominio anche sulle altre città venete.
Nel marzo del 1429 nell’osteria in Montebello di Battista del fu Battista, (forse l’hostaria granda ), il notaio Cristoforo Muzan, celebrò la concessione in affitto di una pezza di terra di un campo e mezzo da parte del procuratore del condottiero Jacopo.dal Verme al montebellano Bonomo del fu Francesco per la cifra di 16 Soldi da pagarsi a Natale. Questa è la prima notizia trovata riguardo a questo misterioso personaggio che l’anno seguente si troverà a Vicenza come oste all’hostaria al Capello. Seguono altri rogiti in cui l’oste viene citato anche solo come confinante nelle transazioni di qualche terreno in Montebello E’ evidente che Battista aveva fatto il salto di qualità perché aveva avuto anche i mezzi finanziari per farlo. Senza di questi non gli sarebbe stato possibile acquisire una casa in città e svolgere un’attività che dava modo di diventare cittadino di Vicenza e di goderne i relativi privilegi.
Tutto lascia credere che il mentore dell’operazione sia stato lo zio Gregorio del fu Antonio e lo si capisce nel momento in cui costui fece testamento a Montebello nel 1436, trovandosi gravemente malato. Ma a dispetto di tutti, visse ancora molti anni, almeno fino al 1455, rendendo parzialmente inattuabili i lasciti per la morte anticipata dei legatari. Qui di seguito alcune sue disposizioni testamentarie.
Gregorio del fu Antonio, un vero benefattore a 360°, nel suo testamento lungo qualche pagina, essendo senza figli, beneficò numerose persone e luoghi sacri diversi, non dimenticando nessuno. In particolare a Battista del fu Battista oste, padre di Giovanni, legò una sfilza di pezze di terra in Montebello, di case, di capi di bestiame. Battista ereditò persino una corazza di acciaio delle due che lo zio possedeva, segno di un recente passato di soldato, l’altra fu lasciata in dono a un altro nipote, il notaio Domenico di Melchiore. Ma la quantità di beni elargiti a Battista non lasciano dubbi che costui fosse il nipote prediletto. Si suppone poi che la hostaria granda di Montebello fosse stata di proprietà di Gregorio e che avesse compartecipato alla sua gestione con il nipote Battista. Privo di figli, per tutti i beni restanti non elencati nel testamento, nominò suo erede universale il fratello Giordano (pure lui senza eredi maschi) con l’obbligo che una volta passato a miglior vita avrebbe dovuto lasciare quanto ereditato ai poveri. Commissari testamentari i nipoti Battista del fu Battista e Domenico di Melchiore. Tuttavia questo non avvenne perché nel 1448, quattordici anni dopo, Giordano dettò il suo testamento al nipote notaio Domenico di Melchiore, ed il testatore nominò erede universale dei suoi beni il fratello Gregorio che quindi gli sopravvisse, scambiandosi così le parti.
In questo secondo testamento non si fa menzione di Battista oste, che morì prima di ereditare i beni dello zio Gregorio, ma la sua attività sarebbe continuata con il figlio Giovanni. In almeno tre rogiti redatti alcuni anni dopo da altrettanti notai sia di città che di Montebello, Giovanni del fu Battista viene citato come Giovanni dal Cappello come se questa denominazione fosse diventata il nuovo cognome identificativo. Gregorio rimasto vedovo della moglie Lucia si risposò con Magdalena, pure lei vedova e già madre di tale Alberto da Soave del fu Facio, che in qualità di figliastro in seguito ereditò parte dei beni del patrigno. Tra i beni lasciati in eredità da Gregorio c’era il 50% del mulino di santa Giustina (l’altra metà apparteneva ai nobili Cozza) al confine tra Montebello e Monticello di Fara che fu diviso in parti uguali tra Alberto da Soave e Giovanni del fu Battista. Comunque il ricordo di Battista oste, o meglio dal Cappello, rimase vivo almeno fino alla fine del cinquecento. In un documento del 1595 si parla della casa dominicale dei conti Brasco già abitazione di Battista oste, segno che il ricordo era ancora vivo.

OTTORINO GIANESATO

Foto: L’hostaria granda dei Valmarana era situata all’angolo tra via XXIV Maggio e Via Pesa, quasi davanti alla lussuosa villa del proprietario (attuale villa Zonin) (cartolina postale 1930 c.a. – Collezione Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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