DON DOMENICO GIAROLO

DON DOMENICO GIAROLO

[390] DON DOMENICO GIAROLO

Don Domenico Giarolo nacque a Locara (Vr), da Alessandro e da Lucrezia Costa, il 3 Maggio 1863, studiò nel Seminario diocesano Vicentino, e fu qui ordinato Sacerdote il 24 Aprile 1887, Dopo di essere stato due anni Cappellano a Roveredo di Guà, passò nel 1891 Parroco a Campolongo della Riviera e nel Luglio 1907 divenne Prevosto a Montebello Vicentino e qui restò fino alla morte, il 12 gennaio 1919.
Don Domenico Giarolo viene spesso ricordato per aver fatto demolire l’antica Chiesa di San Francesco, sulla via che porta al castello di Montebello, tanto cara al suo predecessore don Giuseppe Capovin, ma era anche, sorprendentemente, uno studioso e amante di antichi manufatti, in particolar modo quelli appartenenti al periodo romano. Un suo studio approfondito, del quale ha lasciato un prezioso manoscritto conservato in canonica, riguarda una “Lapide Romana dissotterrata a Volpino”. Volpino di Zimella si trova a circa una decina di chilometri da Montebello nel territorio veronese. Ecco la trascrizione della prima parte dell’interessante documento.

“L’anno …[manca] nell’ingrandimento della Chiesa Parrocchiale di Volpino, in Comune di Zimella, essendosi scavato il terreno per la fondamentazione di nuovo muro, alla profondità di metri …[manca] venne alla luce una lapide sepolcrale romana con iscrizione, conservatissima, ancora infissa nel suo primo posto, il che dà argomento certo sicuro di quanto in quel luogo in circa diecinove secoli si elevò il suolo per le molteplici alluvioni il suolo in quel luogo.
La lapide è alta m. (1.43) larga m. (0.75). Essa è di marmo veronese ed è incorniciata da un semplice listello. Su di essa sta è incisa una iscrizione sepolcrale in bellissimi caratteri unciali, ben conservati, come scritto nel testo, i quali ci fanno argomentare che sia non più oltre del secolo I dell’era nostra. Se non fosse stata la cura intelligente del Parroco Locale D. Luigi Negretto, il quale la volle murata nella parete laterale destra esternamente a sua conservazione, purtroppo per l’ignoranza dei operai che volevano pensavano di spezzarla per farne materiale da costruzione, sarebbe per sempre perduto questo prezioso documento dell’epoca romana.
L’iscrizione incisa è del seguente tenore:

V.F.
CVRILIA.M.F.
SECVNDA.SIBI.ET
C.ARRVNTIO.C.F.
STABILI.CONIVGI
BENEMERENTI.ET
C.ARRVNTIO.C.F.
CRESCENTI.FILIO
PIENTISSIMO
VIXIT.AN.XIX.MEN
SES.XI.D.V.ET
LIBERTIS.LIBERTABUS

Viva Fecit – Curilia Marci Filia – Secunda Sibi Et – Caio Arruntio Caii Filio – Stabili Coniugi – Benemerenti Et – Caio Arruntio Caii Filio – Crescenti Filio – Pientissimo – Vixit annos XIX Menses XI Dies V Et – Libertis Libertabus

Come si vede Curilia Seconda figlia di Marco, mentre era viva fece per sé pel marito, pel figlio, pei liberti e liberte la presente lapide sepolcrale. Ritengo però che se, ove essa fu scoperta, si fosse scavato a maggior profondità, si sarebbero trovati altri avanzi del sepolcro, e forse il sepolcro intero, che colla lapide fece costruire, che certo come detta la lapide ci fa arguire, fu costrutto per l’intera famiglia Arruntia.

Chi sia questa Curilia non è dato sapere; certo era della famiglia o gente Curilia, giacché le donne portavano come nome proprio il nome della gente o famiglia con terminazione femminile, come si à da innumerevoli esempi. Or finora è stata sconsiderata fu ignota questa tal famiglia, e questa è la prima che, per la presente, ci si presenta in una lapide; come si può vedere dal Corpus Inseriptionum Latinarum (?), e dall’Onomasticon si conosceva la gente Curidia, non però la Curilia. Quanto di singolare è la nostra lapide, perché ci mette a conoscenza di un nuovo nome di famiglia dell’epoca romana. Portava essa Curilia il cognomen di Seconda, probabilmente perché seconda figlia di Marco: sapendosi che spesso il cognomen si sceglieva da circostanze particolari riguardanti l’individuo…” 

Don Domenico Giarolo lasciò Montebello e questo mondo alla giovane età di 56 anni. Nell’Atto di morte così viene ricordato:
Giarolo, Don Domenico di Alessandro e Costa, Lucrezia da undici anni precisi, avendo fatto suo solenne ingresso il 12 gennaio 1908, Prevosto di Montebello Vicentino, dopo aver fabbricato l’ospedale e l’asilo, colto da tubercolosi polmonare, dopo sei lunghi mesi di malattia, dopo aver ricevuto con grande devozione gli ultimi conforti della chiesa, placidamente s’addormentò nel signore alle ore 5 del mattino 12 gennaio 1919.  Aveva 56 anni. Suo padre Alessandro era morto da quattro anni, sua madre Costa Lucrezia gli sopravviverà.  I funerali che ebbero luogo il 14 detto per concorso di popolo e di sacerdoti suoi amici e conoscenti riuscirono imponentissimi.  Fu sepolto nel cimitero comunale per sua espressa volontà nella stessa fossa del padre suo.  D. Antonio Ercole”.

FOTO: Don Domenico Giarolo in un ritratto di Leone Verlato (17-4-1930) conservato nella Sacrestia della Chiesa di Santa Maria Assunta a Montebello (foto Umberto Ravagnani).
NOTA: Manoscritto di don Domenico Giarolo che si trova nella Chiesa Prepositurale di Montebello Vicentino. L’articolo relativo è stato pubblicato nel 1905 a Pavia nella rivista “Scienze storiche” con il titolo: Osservazioni sopra una lapide romana recentemente scoperta.
Di don Domenico Giarolo è pure il libro “Memoria sulla Fiera della Madonna di Lonigo” con notizie storiche sulla Fiera di San Giacomo e sui mercati (Lonigo, 1906).

Umberto Ravagnani

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