DON GIO.BATTA SGREVA

[299] DON GIO.BATTA SGREVA E I SEPARATISTI DI STARO

Nell’ottobre 1720 il chierico montebellano don Gio.Batta Sgreva, figlio di Michele, aspirava a diventare presbitero, ma non aveva i mezzi finanziari per essere promosso agli Ordini Superiori. Gli venne in aiuto lo zio Gio.Maria (omonimo dell’agrimensore vissuto circa 100 anni prima), che gli assegnΓ² 3 campi arativi nella contrΓ  di Fara nel comune di Montebello.
Don Gio.Batta aveva un fratello, Agostino, di una ventina d’anni piΓΉ giovane. Anche lui, nel febbraio del 1741, espresse il medesimo desiderio di intraprendere la strada del sacerdozio, ma col grosso problema della mancanza delle indispensabili risorse economiche. Fu lo stesso don Gio.Batta a fornire al fratello quanto necessario allo scopo legandogli alcuni dei suoi beni. Questo fu possibile perchΓ© proprio in quell’anno, venne a mancare l’amatissimo arciprete don Gio.Batta Disconzi, parroco della chiesa di santa Maria della Valle dei Conti e della Valle dei Signori (oggi Valli del Pasubio – n.d.r.) e il montebellano don Gio.Batta lo sostituΓ¬. (E’ insolito. come le due valli pur essendo due comuni autonomi, facessero riferimento all’unica parrocchiale esistente situata in quella dei Signori). Quindi don Gio.Batta Sgreva, dal momento che la sua situazione economica si era consolidata con la nomina ad arciprete, pensΓ² giustamente di correre in aiuto al fratello.
Sfortunatamente la sua missione di arciprete delle due Valli iniziΓ² nel bel mezzo di una annosa controversia che la sua nuova parrocchia aveva con gli abitanti di Staro che, pur appartenendo alla chiesa di santa Maria, da almeno sessant’anni avevano gettate le basi per diventare religiosamente del tutto autonomi. Proprio una relazione di don Gio.Batta Sgreva, prodotta all’inizio del suo insediamento, ci dice che Staro contava allora una ventina di contrade sparse in un accidentato territorio e abitate da circa 400 abitanti. La loro legittima aspirazione era supportata dal fatto che per non avere una chiesa nella loro frazione, durante l’inverno, in caso di copiose nevicate, tutto diventava piΓΉ complicato. Per l’arciprete era indubbiamente assai arduo raggiungere quell’abitato posto a 632 metri di altitudine per espletare alcune funzioni religiose ed era altrettanto difficile per gli Staresi raggiungere la parrocchiale per battesimi, funerali e quant’altro.
GiΓ  nel lontano 1687 i capifamiglia di Staro si riunirono per decidere l’erezione di una chiesa dedicata alla Santissima TrinitΓ  e a San Antonio di Padova nella contrada Tessari. I partecipanti ribadirono che questa loro decisione non avrebbe sminuito il prestigio della parrocchiale di santa Maria alla quale sarebbero rimasti fedeli,, ma che era dettata dai frequenti disagi che dovevano sopportare per una buona condotta cristiana.
Pertanto fu edificato un oratorio della misura di circa 12 metri di lunghezza, della larghezza di 6 e piΓΉ di 5 metri di altezza. Nel 1703 l’edificio risultΓ² del tutto idoneo solo per alcune funzioni, come la celebrazione delle messe nei giorni previsti, senza perΓ² potersi effettuare matrimoni, battesimi e sepolture. Troppo poco!
Pertanto due decenni dopo peggiorarono i rapporti tra gli Staresi e l’arciprete di santa Maria. Solo un paio di anni prima che arrivasse a Valle dei Signori don Gio.Batta Sgreva, gli abitanti della frazione lamentarono che durante l’inverno erano caduti 5 piedi di neve (1,5 metri) e che una decina di persone erano decedute senza i conforti religiosi con l’aggravante che, non potendosi raggiungere il cimitero di Valle, alcuni cadaveri erano rimasti insepolti. Fu cosΓ¬ che gli abitanti di Staro espressero la ferma volontΓ  di voler dar inizio alle sepolture all’interno del nuovo oratorio della Santissima TrinitΓ . Don GioBattista Sgreva, come uno dei suoi primi atti, mandΓ² al Vescovo di Vicenza mons. Marino Priuli una relazione che cosΓ¬ recitava: β€œl’Arciprete ha provveduto con ogni amorosa diligenza ad amministrare i sacramenti agli infermi di Staro, ma gli ostinati interlocutori, con una spezie d’insolenza hanno risposto che l’oglio (sic !) santo non manda in paradiso, e duri piΓΉ che mai, che vogliono assolutamente l’eucarestia” …
L’anno seguente il vescovo di Vicenza emanΓ² un decreto con il quale concedeva agli abitanti di Staro di poter seppellire in loco i loro morti, nonchΓ© vedere amministrato nella chiesetta il sacramento della penitenza, e la possibilitΓ  di vedere insegnata la dottrina cristiana.
PoichΓ© i residenti della frazione non si accontentarono per niente di quanto ottenuto, la faccenda finΓ¬ sui tavoli della Magistratura Veneziana grazie ad una missiva inviata dalla cancelleria Vescovile di Vicenza in cui si lamentavano β€œscandali e prepotenze di quei abitanti di Staro” e si paventava la necessitΓ  di porvi fine.
Nel 1745, in mezzo a questa bufera, don Gio.Batta Sgreva rassegnΓ² le dimissioni e forse fu per questo che il Senato Veneto decretΓ² la sospensione dell’oratorio della Santissima TrinitΓ  e minacciΓ² la sua demolizione. Don Giuseppe Brendolan, originario di Cologna Veneta, fresco sostituto dell’arciprete Sgreva, ebbe la licenza di recarsi nella chiesa di Staro per togliere le immagini e la pietre sacre. ScoppiΓ² il finimondo e il prelato fu minacciato di morte. Con il risultato che il vescovo sospese a divinis tre preti di Staro ed alcuni scalmanati furono imprigionati. Giunsero a Staro anche una quarantina di soldati a cavallo per presidiare le vie di accesso. Finalmente gli animi si acquietarono, ma l’agognata nomina di Staro a parrocchia indipendente arrivΓ² solo verso la fine del settecento.
Don Gio.Batta Sgreva, dopo le sue dimissioni, tornΓ² dalle sue parti di origine diventando l’arciprete della chiesa di San Bonifacio dedicata a santa Maria e sant’Abbondio. Questo lo si apprende da una visita pastorale del vescovo di Vicenza del 1745 nella quale don Gio.Batta dichiarΓ²: β€œsono sacerdote di Montebello, ho 42 anni, e da circa otto mesi sono Arciprete di questa chiesa parrocchiale di San Bonifacio.”
Sotto la sua direzione pastorale, a San Bonifacio, di diede inizio alla trasformazione, o meglio incapsulamento, della vecchia chiesa parrocchiale diventata troppo piccola per l’aumentata popolazione. Questo si rese necessario per non sospendere le funzioni religiose, costruendo esternamente al vecchio corpo della chiesa i nuovi muri perimetrali. Tutto avrebbe dovuto concludersi nel giro di una ventina di anni, ma non fu cosΓ¬. L’opera vide la fine dei lavori solo ad ottocento inoltrato.
Tra l’altro la costruzione iniziΓ² sotto una cattiva stella poichΓ© don Gio.Batta Sgreva morΓ¬ nell’estate del 1754, talmente oberato di debiti che il giorno stesso del suo decesso intervennero le autoritΓ  ed altri dove tutti sequestrarono tutto, anche le cose piΓΉ povere. La sua cattiva esposizione finanziaria fu un vero boomerang che si ripercosse anche sulle proprietΓ  dei suoi fratelli.

OTTORINO GIANESATO

Foto: La contrada FARA a Montebello Vicentino dove don Gio.Batta Sgreva possedeva 3 campi arativi. In secondo piano Selva e Agugliana (foto Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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