LA SAGA DEI MALTRAVERSO

LA SAGA DEI MALTRAVERSO

[391] LA SAGA DEI MALTRAVERSO
Tra potere, intrighi e devozione…

C’era una volta, in un’epoca remota e avvolta nel mistero, una nobile dinastia longobarda di nome Maltraverso. Attorno all’anno 1000, questa illustre stirpe si stabilì a Montebello, segnando l’inizio di una straordinaria ascesa che li avrebbe visti protagonisti nelle terre di Padova, Treviso e Vicenza durante il Medioevo. Il conferimento del titolo di conte nel 1164 segnò un punto di svolta per i Maltraverso, che iniziarono a distinguersi in vari ambiti, dalla Chiesa alla politica, fino all’arte della guerra. Questo primo periodo fu caratterizzato da una crescita incessante e da una solidificazione del potere familiare, che avrebbe gettato le basi per le future generazioni.
Le cronache antiche narrano di un certo Attaldo, che fu il primo vescovo di Vicenza nel VII secolo e che si diceva appartenesse ai Maltraverso. Tuttavia, storici meticolosi come Giovanni Mantese hanno messo in dubbio questa affermazione, suggerendo che in quel periodo non esistesse una familia comitale di Montebello e che i Maltraverso, essendo ariani, rendevano improbabile che Attaldo fosse stato un vescovo cattolico. Questo racconto solleva interrogativi sulla veridicità delle fonti storiche e sul modo in cui le leggende familiari possono essere costruite e trasmesse attraverso i secoli, spesso mescolando realtà e mito.
A Padova, Bernardo Maltraverso, figlio di Uberto Maltraverso I, divenne una figura venerata per la sua santità. Grazie alla sua guida spirituale, il popolo padovano abbandonò l’eresia manichea e ricevette l’assoluzione da papa Leone IX. Alla sua morte, Bernardo fu sepolto nel cuore del vecchio duomo di Padova, lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva. Questo episodio illustra come i Maltraverso non fossero solo guerrieri e politici, ma anche guide spirituali, in grado di influenzare profondamente la vita religiosa e sociale delle comunità in cui operavano.
Il fratello di Bernardo, Gerardo Maltraverso, fondò il ramo trevigiano della familia. Con la benevolenza dell’imperatore Enrico II, Gerardo ottenne vasti territori e costruì la fortezza di Cies (oggi Castelcies), a nord di Asolo (Tv), che divenne la roccaforte della sua stirpe. Questa fortezza non solo rappresentava il potere dei Maltraverso, ma fungeva anche da simbolo di stabilità e sicurezza per le terre circostanti. L’espansione territoriale dei Maltraverso e la costruzione di fortificazioni dimostrano come la familia sapesse coniugare abilmente la gestione del potere con la protezione delle proprie terre e dei propri sudditi.
Maltraverso II, il terzo figlio di Uberto, ereditò gran parte delle proprietà familiari nelle regioni di Padova e Vicenza. Dopo la sua morte, queste terre furono divise tra i suoi discendenti, segnando l’inizio di nuove diramazioni della familia. Tra i suoi eredi, Uberto Maltraverso III giocò un ruolo cruciale nelle lotte civili a Vicenza e nel 1080 fondò il monastero di Praglia, dotandolo di cospicue rendite. Questo evento evidenzia la capacità dei Maltraverso di lasciare un’eredità duratura non solo attraverso la guerra e la politica, ma anche attraverso il sostegno alla religione e alla cultura.
Uberto III fu seguito da numerosi figli illustri, ognuno dei quali lasciò un segno nella storia. Uberto IV divenne vescovo di Vicenza, mentre suo fratello Guidone fu console della città e capostipite delle dinastie dei conti di Arzignano e Schio. Un altro figlio, Gerardo, si distinse per la sua lealtà, proteggendo un parente a Montebello nel 1194. Alberico Branca, il quarto figlio, ereditò Montebello e Lozzo Atestino, portando avanti la tradizione familiare. Ogni ramo della casta contribuiva a rafforzare la rete di potere e influenza dei Maltraverso, dimostrando come la familia fosse un’entità complessa e variegata.
Tra i discendenti di Alberico, Alberto Maltraverso prese parte alla guerra civile di Vicenza nel 1184. Suo figlio, Aldrighetto, fortificò Montebello all’inizio del 1200, dimostrando il carattere indomito della familia. Dopo la morte di Aldrighetto senza eredi, suo fratello Gilberto prese il controllo della signoria, ma fu costretto a vendere Montebello nel 1265 a causa delle incessanti guerre che dilaniavano la regione. Questo periodo di conflitti mette in luce le difficoltà e le sfide che i Maltraverso dovettero affrontare per mantenere il loro potere e la loro influenza.

La familia Maltraverso lasciò un’impronta significativa anche nella Chiesa. Guido Maltraverso, figlio di Gilberto, divenne vescovo di Ferrara nel 1304 e fu autore di opere teologiche. Nicolò Maltraverso fu nominato vescovo di Reggio Emilia e amministratore di Vicenza nel 1213, mentre Giordano Maltraverso fu vescovo di Padova nel 1214 e inquisitore sotto papa Onorio III. Angelo Maltraverso, infine, fu vescovo di Ferrara e patriarca di Grado, svolgendo delicate missioni per il papa. La presenza costante dei Maltraverso nei ranghi della Chiesa testimonia il loro impegno nel sostenere e diffondere la fede cristiana, oltre a rafforzare la loro posizione sociale e politica.
La saga dei Maltraverso offre un affascinante spaccato della storia medievale italiana, intrisa di lotte di potere, alleanze strategiche e una profonda devozione religiosa. Le loro vicende mostrano come il potere e l’influenza possano essere tramandati attraverso le generazioni, mantenendo viva la fiamma del loro lascito. Ogni membro della familia, con le proprie azioni e decisioni, contribuì a costruire una narrazione complessa e affascinante che ancora oggi ispira rispetto e ammirazione.
Considerando la loro storia, emergono riflessioni importanti sul ruolo della familia e delle sue radici nella formazione dell’identità e della società. I Maltraverso ci ricordano che, nonostante le avversità e i conflitti, la determinazione, la fede e il coraggio possono lasciare un’impronta duratura nella storia. La loro eredità è un esempio di come il potere può essere utilizzato non solo per governare, ma anche per contribuire alla crescita spirituale e culturale di una comunità. Infine, la storia dei Maltraverso ci invita a riflettere su come le azioni di oggi possano influenzare il futuro e su come il nostro lascito possa essere costruito attraverso un impegno costante e una visione lungimirante.

Umberto Ravagnani

FOTO: 1) Interno del castello di Montebello detto dei Maltraverso.
2) Angelo Maltraverso che fu Vescovo di Ferrara e Patriarca di Grado (quadro presente nella Sacrestia della Chiesa Prepositurale di Montebello – Foto Umberto Ravagnani).
BIBLIOGRAFIA: G.Mantese, Memorie storiche della Chiesa Vicentina – Dal 1000 al 1300, Vicenza, 1954.
B.Munaretto, “Memorie storiche di Montebello Vicentino“, 1932.
V.Nori, “Montebello Vicentino – La storia e l’arte“, Montebello Vicentino, 1988.

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