UN DON MATTEO NOSTRANO

[315] UN DON MATTEO NOSTRANO

Quando si parla di don Matteo tutti associano questo nome al personaggio magistralmente interpretato dal bravissimo e simpatico attore Terence Hill, pseudonimo di Mario Girotti.
Anche Montebello in passato diede i natali a un don Matteo, certamente non famoso come quello della saga televisiva, ma pure lui molto amato e apprezzato ovunque svolse la sua attivitΓ  pastorale. Fu uno degli ultimi membri della prestigiosa famiglia dei notai (da) RoncΓ  che per oltre un secolo ebbero un ruolo da protagonisti nella vita e nella storia montebellana.
Al tempo in cui Matteo RoncΓ  era ancora chierico (1616) venne a mancare Giacomo, zio paterno, abitante sΓ¬ a Montebello, ma proprietario di una casa anche a Verona. In questa triste occasione Matteo e il fratello Marco ereditarono un liuto, strumento presente nell’abitazione veronese assieme ad un arpacordo, o meglio clavicembalo, e tutto lasciava credere che la cittΓ  scaligera sarebbe in seguito diventata la residenza dei due fratelli. Ma non fu cosΓ¬, perchΓ© Matteo, una volta nominato sacerdote, nel 1621 lasciΓ² per sempre il suo paese natale per diventare parroco di Monteviale, a quel tempo un villaggio di circa 500 anime, appollaiato sopra una collina che gli ricordava molto quella di Agugliana. Circa otto anni piΓΉ tardi scoppiΓ² la tremenda epidemia di peste di manzoniana memoria, proprio quando il notaio Marco, agli inizi della sua attivitΓ , era stato convinto dal fratello Matteo ad operare a Monteviale, dovendo perΓ² farsi carico della saltuaria spola tra questo villaggio e Montebello.
Nel 1630, quando l’epidemia di peste si portΓ² via don Gregorio Gagliardi, arciprete di Santa Maria (e san Vitale) di Montecchio Maggiore, don Matteo colse l’occasione per occupare il posto lasciato vacante che vantava un beneficio ecclesiastico sicuramente migliore di quello di Monteviale. I pochi anni passati alla conduzione della parrocchia di santa Maria di Monteviale furono sufficienti per il religioso a instaurare un rapporto di grande stima e rispetto tra lui e la popolazione che suo malgrado accettΓ² a malincuore l’abbandono della comunitΓ . Il suo sostituto fu don Ottavio (dalla) Tavola appartenente ad una facoltosa famiglia di cittΓ .
Don Matteo rimase a Montecchio un paio di anni durante i quali il fratello Marco, invece, continuΓ² a rogare sia a Monteviale che nel nuovo paese scelto dal fratello sacerdote.
Purtroppo i rapporti tra don Ottavio Tavola e gli abitanti di Monteviale, che nei primi anni erano stati senza screzi di sorta, a causa di una ereditΓ  si guastarono irreparabilmente al punto che la popolazione ne chiese la sua sostituzione.
Così nel 1647 il notaio Marco Roncà si prodigò e mediò per far rientrare il fratello alla guida religiosa della comunità di Monteviale. I suoi sforzi furono coronati dal successo e fu così che don Ottavio Tavola permutò i benefici della conduzione della parrocchia di santa Maria di Monteviale con quelli della parrocchia di san Pietro di Mossano, allora retta da don Matteo Roncà.
Erano trascorsi sedici anni e don Matteo nel 1647 faceva ritorno a Monteviale con grande soddisfazione dei suoi vecchi parrocchiani.
Nell’agosto dello stesso anno, i fratelli RoncΓ  alienarono tutti i loro beni ed interessi presenti in Montebello, trasferendo cosΓ¬ nel contempo ogni loro interesse a Monteviale. I pochi campi e la casa del paese natale furono acquistati dal conte Alfonso Loschi, appartenente alla famiglia proprietaria della villa sita in localitΓ  Biron di Monteviale, oggi nota come villa Zileri (Motterle).
Nel 1669 l’anziano notaio Marco cessΓ² di rogare in Monteviale, forse per sopravvenuta morte, e l’anno successivo fu seguito dal fratello Matteo.
E’ singolare come a volte possa incrociarsi il destino delle persone. Avvenne che, prima di morire don Matteo fu informato del progetto che la facoltosa famiglia Checcato (alcuni storici hanno confuso questo famiglia con quella dei Ceccato – n.d.r.) voleva realizzare in localitΓ  Costeggiola, a circa un paio di chilometri dalla chiesa parrocchiale di Monteviale.
Era intenzione dei Checcato far costruire, adiacente alla loro casa dominicale, un oratorio accessibile anche agli altri abitanti, dedicato a san Matteo (il palazzo rimaneggiato Γ¨ oggi conosciuto come villa Dal Corno – n.d.r.) PiΓΉ di un secolo prima il loro avo, pure lui di nome Matteo, abitΓ² per qualche tempo a Montebello, dovendo sopraintendere alle β€œpossessioni” dei conti Sangiovanni prima e solo un anno piΓΉ tardi a quelle del marchese Malaspina. Quando poi nel 1559 Matteo Checcato venne nominato procuratore del comune di Montebello, l’atto venne redatto da NicolΓ² RoncΓ , nonno dei fratelli Matteo e Marco!
L’oratorio fu inaugurato un anno dopo la morte dell’anziano sacerdote montebellano dal nuovo parroco di Monteviale. Forse la decisione di dedicare la chiesetta a san Matteo non fu del tutto casuale volendo sΓ¬ ricordare gli avi, ma ringraziare nel contempo il sacerdote venuto da Montebello.

OTTORINO GIANESATO

Immagine: La Chiesa di Santa Maria Assunta di Monteviale (rielaborazione di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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