[488] TRA STORIA E RICORDI
Montebello e i Lancieri della Regina

Negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale la vita nei paesi del Vicentino era segnata da un senso di attesa. La guerra non era ancora finita, ma la situazione stava cambiando rapidamente. Dopo anni di occupazione, restrizioni e paura, la popolazione percepiva che il conflitto stava volgendo al termine. Le notizie arrivavano lentamente, spesso attraverso racconti di passaggio o voci diffuse tra la gente, ma era chiaro che gli eserciti alleati stavano avanzando verso il Nord Italia.
Montebello Vicentino si trova lungo una via di comunicazione importante tra Verona e Vicenza. Questa posizione, utile per il commercio e gli spostamenti in tempi di pace, durante il conflitto rese il territorio un punto di passaggio frequente per le truppe. Strade e ferrovia erano fondamentali per il trasporto di uomini, mezzi e materiali militari. Per questo motivo il paese vide transitare numerosi convogli nel corso degli anni di guerra.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la situazione in Italia era cambiata radicalmente. L’Italia aveva interrotto l’alleanza con la Germania, ma le truppe tedesche avevano rapidamente occupato gran parte della penisola. Nel Nord fu instaurata la Repubblica Sociale Italiana, il regime guidato da Benito Mussolini e sotto il controllo militare tedesco. Per la popolazione civile iniziò un periodo difficile, segnato da requisizioni, controlli e continui movimenti di soldati.
Nel frattempo gli Alleati combattevano per risalire la penisola. La serie di operazioni militari che portarono le truppe anglo-americane dalla Sicilia fino al Nord Italia è conosciuta come Campagna d’Italia. Fu una progressione lenta e complessa, perché l’esercito tedesco aveva costruito diverse linee difensive. Molti erano i sistemi organizzati di fortificazioni, trincee e postazioni militari progettati per rallentare l’avanzata del nemico.
Solo nella primavera del 1945 queste difese furono definitivamente superate. Gli Alleati lanciarono una grande offensiva che coinvolse numerosi reparti. Tra le forze principali vi era la British Eighth Army, l’Ottava Armata britannica, una grande formazione militare composta da soldati provenienti dal Regno Unito e da vari paesi del Commonwealth. All’interno di queste unità operava anche il reggimento chiamato 9th Queen’s Royal Lancers. Era un reparto con una lunga tradizione. Nei secoli precedenti era stato una unità di cavalleria, cioè soldati che combattevano a cavallo armati di lunghe lance. Nel corso del Novecento, con l’evoluzione della guerra moderna, questo tipo di cavalleria venne sostituito da reparti corazzati.
Un reparto corazzato utilizza mezzi militari protetti da corazze metalliche. Tra questi ci sono i carri armati, veicoli pesanti dotati di cannoni e progettati per muoversi anche su terreni difficili, e i blindati più leggeri usati per ricognizione e collegamento. Questi mezzi accompagnavano l’avanzata dei soldati e permettevano di muoversi più rapidamente sul campo di battaglia.
Nel 1945 alcune unità dei Queen’s Royal Lancers avanzarono anche nella zona del Vicentino sud-occidentale. Le cronache locali raccontano che mezzi alleati attraversarono diversi centri abitati mentre le truppe tedesche si ritiravano verso nord. In quei giorni le colonne tedesche lasciavano la zona con sempre maggiore fretta. Non era raro vedere camion o mezzi militari abbandonati lungo le strade a causa di guasti o mancanza di carburante.
Dopo il loro passaggio comparvero i primi veicoli alleati. Spesso arrivavano in anticipo piccoli gruppi di soldati avanguardisti incaricati di controllare il territorio. Anche a Montebello i primi mezzi che apparvero furono probabilmente jeep o veicoli blindati leggeri. Dietro questi veicoli arrivavano i carri armati che si disposero affiancati sul piazzale della Chiesa prepositurale. Gli abitanti del paese osservavano la scena con prudenza. Molti restavano affacciati alle finestre o sulle porte delle case. Dopo anni di guerra e di occupazione era difficile capire subito cosa stesse accadendo.
Ma i simboli sui mezzi erano diversi da quelli visti fino a quel momento. Sulle fiancate si riconosceva la stella bianca usata dagli eserciti alleati. Con il passare dei minuti la tensione lasciò spazio alla curiosità. Qualcuno uscì in strada e i bambini furono spesso i primi ad avvicinarsi ai soldati.
In quei giorni si trovava a Montebello anche un giovane ufficiale britannico, Michael De Burgh. Michael era nato nel 1923 e proveniva da una famiglia irlandese di antica nobiltà. Suo padre, Hugo Graham De Burgh, era un ufficiale di artiglieria dell’esercito britannico. L’artiglieria è il settore delle forze armate che utilizza armi pesanti, come cannoni e obici, in grado di colpire obiettivi anche a grande distanza.
Michael aveva ricevuto una educazione accurata. Aveva studiato al Beaumont College, vicino a Windsor, una scuola cattolica diretta dai gesuiti. Questa formazione religiosa lo portò, durante il suo soggiorno a Montebello, a frequentare la chiesa del paese. Fu proprio lì che avvenne un incontro destinato a diventare una piccola storia locale tramandata negli anni. Nella chiesa conobbe Giuseppe Crosara, che tutti chiamavano Bepi.
Bepi era una persona molto conosciuta in paese. Aveva studiato musica per molti anni e svolgeva il ruolo di organista. L’organo è lo strumento musicale tradizionalmente presente nelle chiese e utilizzato per accompagnare le funzioni religiose. « Papà già a 14 anni suonava nella chiesa di Sorio – racconta il figlio Tino – e dal 1925 in quella di Montebello, prendendo il posto di organista dello zio Leone. Amava tanto la musica e continuò a suonare fino al 1985. Il pianoforte e il coro erano la sua prima passione ». Oltre alla musica, Giuseppe continuava il lavoro di famiglia come tipografo e fotografo. La famiglia Crosara viveva nella casa di via G. Vaccari da molti anni. Il primo ad abitarvi era stato il nonno Valentino nel 1906.
Tra Michael De Burgh e Bepi nacque presto un rapporto di simpatia e di rispetto. Nonostante la differenza di lingua e di cultura, i due riuscirono a comunicare attraverso interessi comuni, soprattutto la musica. L’ufficiale britannico rimase a Montebello per circa sei mesi. In quel periodo frequentava spesso la casa dei Crosara. Gli piaceva ascoltare Bepi mentre suonava il pianoforte. « Un’amicizia, quella tra papà e Michael davvero bella. Ero un ragazzino ma ricordo bene questo ufficiale che veniva a casa ad ascoltare papà che suonava al pianoforte ». Un altro elemento importante di questa storia riguarda le fotografie scattate in quei mesi.
Durante la guerra fotografare soldati o mezzi militari era generalmente vietato. Le autorità temevano che le immagini potessero rivelare informazioni utili al nemico. « Erano foto “rubate” perché non si poteva fotografarli, e nemmeno i soldati – racconta Tino – papà però era benvoluto e gli lasciarono fare la foto dei soldati sul carro armato e quella a Michael ». Giuseppe riuscì anche a scattare alcune immagini che oggi rappresentano documenti preziosi. Le fotografie mostrano i carri armati presenti a Montebello e le conseguenze dei bombardamenti: edifici danneggiati, strade rovinate, feriti ricoverati nell’ospedale del paese, segni evidenti del conflitto appena terminato. Con la fine della guerra i soldati alleati lasciarono gradualmente la zona e la vita riprese il suo corso. Tuttavia il ricordo di quell’incontro non scomparve.
Molti anni dopo, nel 1987, Michael De Burgh tornò a Montebello insieme alla moglie Penelope. I due si fermarono davanti al negozio dei Crosara e guardarono all’interno con attenzione ed entrarono. Chiesero subito di Bepi. Quando vennero a sapere che era morto poco tempo prima, rimasero profondamente addolorati.
« Lui parlava inglese, noi solo poche parole – ricorda Tino – ma quando tirò fuori dalla tasca il rosario che gli aveva regalato la mamma oltre quarant’anni prima e la nostra foto e disse “Bepi buono”, in quel momento ci siamo commossi tutti ». Quell’episodio dimostrava quanto fosse rimasto vivo il ricordo dell’amicizia nata durante la guerra. Nello stesso anno alcuni veterani del reggimento dei Queen’s Royal Lancers donarono alla biblioteca comunale di Montebello lo stemma del loro reparto. Il dono voleva ricordare la permanenza dei soldati britannici nel territorio vicentino nel 1945.
Nel 1992 Michael tornò ancora una volta nel paese. In quell’occasione lo stemma del reggimento fu collocato ufficialmente nel piano superiore della Biblioteca comunale con una dedica. Il testo ricorda la presenza del reparto tra i cittadini di Montebello, Arzignano e Chiampo alla fine della guerra e celebra l’amicizia tra le due comunità. Alcuni decenni dopo, nel maggio del 2024, Tino Crosara ha organizzato una mostra sulla Seconda guerra mondiale presso la biblioteca del paese. Tra i materiali esposti c’erano le fotografie scattate dal padre e l’immagine dell’ufficiale De Burgh. Queste testimonianze permettono oggi di ricordare non solo gli eventi militari, ma anche i rapporti umani che nacquero in quel periodo. La grande storia della guerra è fatta di battaglie e strategie, ma anche di incontri tra persone comuni. Nel caso di Montebello Vicentino, la memoria della liberazione passa anche attraverso la musica di un pianoforte, alcune fotografie conservate nel tempo e l’amicizia tra un giovane ufficiale irlandese e un organista del paese.
Umberto Ravagnani
FONTI: – Dal racconto di Tino Crosara durante la mostra, da lui allestita, nel maggio del 2024.
– Ricerche storiche locali sulla Resistenza nel Vicentino e sugli eventi della liberazione nella provincia di Vicenza.
FOTO: Il quadro, donato da alcuni veterani del reggimento dei Queen’s Royal Lancers alla Biblioteca comunale di Montebello Vicentino, con lo stemma del loro reparto (foto Umberto Ravagnani).
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