[501] GEMMA CENZATTI E ADA NEGRI
Due donne, due visioni, un tempo condiviso

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l’Italia vive una stagione di passaggi decisivi. Le città si espandono, l’industria cresce, le idee politiche si moltiplicano e, lentamente, anche il ruolo delle donne inizia a cambiare. In questo scenario si incontrano due percorsi che, pur diversi per visibilità pubblica, risultano profondamente intrecciati: quello dell’insegnante e intellettuale Gemma Cenzatti e quello della poetessa Ada Negri. La loro amicizia, documentata attraverso uno scambio epistolare durato circa un decennio, offre uno sguardo concreto sulla vita culturale dell’epoca e sulle sfide affrontate dalle donne che cercavano spazio nella società. Gemma Cenzatti nasce nel 1872 a Pojana Maggiore, in provincia di Vicenza, in una famiglia numerosa e legata al mondo agricolo. Essere l’ultima di undici figli significa crescere in un contesto dove le risorse sono limitate e le opportunità, soprattutto per una ragazza, non sono scontate. Il padre, originario di Montebello Vicentino, lavora come affittanziere, cioè gestisce terreni presi in affitto e li concede ad altri contadini. È un ruolo importante ma fragile, perché dipende dalle condizioni economiche e dai raccolti.
Nonostante queste difficoltà, Gemma sviluppa presto una forte inclinazione per lo studio. Nell’Italia di fine Ottocento l’istruzione femminile è ancora limitata: molte ragazze frequentano solo la scuola elementare, mentre l’accesso agli studi superiori è raro. Quando nel 1888 Gemma chiede di essere ammessa al ginnasio di Este, incontra una resistenza significativa. Pur avendo superato l’esame di ingresso, viene inizialmente esclusa proprio perché donna. Solo dopo l’intervento del Ministero ottiene il diritto di frequentare. Questo episodio, apparentemente circoscritto, riflette un cambiamento più ampio: sempre più donne iniziano a rivendicare il diritto allo studio.
Gemma prosegue il suo percorso con determinazione. Frequenta il liceo classico a Padova e poi l’università, dove studia filosofia e lettere. Si tratta di un ambiente ancora prevalentemente maschile, ma lei riesce a distinguersi per i risultati. Nel 1898 si laurea con una tesi dedicata al poeta francese Lamartine e ai suoi rapporti con l’Italia. L’anno successivo ottiene l’abilitazione all’insegnamento, aprendo così la strada alla sua carriera educativa.
Nel frattempo, qualche anno prima, nel 1870, nasce a Lodi Ada Negri, in una famiglia molto modesta. Il padre è vetturino, la madre tessitrice. L’infanzia di Ada si svolge in gran parte nella portineria di un palazzo dove la nonna lavora come custode. Questo ambiente, semplice ma ricco di osservazioni quotidiane, diventa una sorta di palestra per il suo sguardo sul mondo. Fin da piccola impara a osservare le persone, i gesti, le differenze sociali.
Anche Ada riesce, con impegno, a studiare e diventare maestra. L’insegnamento rappresenta per lei non solo un lavoro, ma anche un punto di partenza per la scrittura. Inizia a comporre poesie che parlano della realtà sociale: operai, povertà, fatica quotidiana. Questi temi, trattati con intensità emotiva, la rendono presto una voce riconoscibile nel panorama letterario italiano. Alla fine dell’Ottocento il suo nome è già noto e associato agli ambienti sensibili alle questioni sociali.
All’inizio del Novecento, entrambe le donne si trovano, in modi diversi, legate a Milano. La città è uno dei centri più dinamici del paese, caratterizzata da un forte sviluppo industriale e da un intenso fermento culturale. Qui operano figure come Anna Kuliscioff, impegnata nella lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne, e Alessandrina Ravizza, attiva nel campo dell’assistenza sociale. Gemma si inserisce pienamente in questo contesto. Trasferitasi a Milano, entra in contatto con la Società Umanitaria, un’istituzione nata nel 1893 con l’obiettivo di promuovere l’istruzione e migliorare le condizioni delle classi popolari. Qui insegna storia del costume in una scuola professionale femminile. Questa disciplina non riguarda solo gli abiti, ma permette di capire come vivono le persone nelle diverse epoche, quali sono le differenze sociali e come cambiano i ruoli tra uomini e donne.
Ada, invece, vive un rapporto più intermittente con Milano. Dopo il matrimonio con Giovanni Garlanda, si trasferisce spesso lontano dalla città, in particolare a Valle Mosso, nelle Prealpi piemontesi. Questa distanza geografica si traduce anche in una certa distanza dalla vita culturale milanese, che Ada osserva da lontano con curiosità ma anche con un senso di esclusione. È proprio in questo contesto che nasce e si sviluppa l’amicizia tra le due. Dal 1904 iniziano a scambiarsi lettere con regolarità. Per Ada, Gemma diventa una figura fondamentale: una confidente, una lettrice attenta, una presenza stabile in un momento della vita segnato da incertezze. Per Gemma, Ada è una voce autorevole della letteratura, ma anche un’amica con cui condividere riflessioni personali e culturali.
Le lettere mostrano un rapporto intenso e sincero. Ada si apre con grande franchezza, raccontando le difficoltà della vita familiare, le preoccupazioni per la figlia Bianca e i momenti di crisi interiore. In alcuni passaggi emerge un forte senso di inquietudine: teme di non riuscire più a scrivere come un tempo, si interroga sul proprio talento, cerca nuove forme espressive. Gemma, da parte sua, appare più stabile e inserita nella realtà milanese. Insegna, scrive articoli, mantiene rapporti con altri intellettuali. Nelle lettere svolge spesso il ruolo di interlocutrice critica, offrendo osservazioni e consigli sui testi di Ada. Il loro dialogo non è mai superficiale: tocca questioni letterarie, ma anche temi legati alla condizione femminile e alla società.
Le due discutono spesso di altre scrittrici contemporanee. Tra i nomi citati compare Grazia Deledda, che qualche anno più tardi riceverà il Premio Nobel per la letteratura. Viene menzionata anche Sibilla Aleramo, il cui romanzo Una donna affronta il tema della libertà personale femminile, suscitando ampio dibattito.
Nelle lettere trovano spazio anche riferimenti agli eventi del tempo. Le due amiche commentano fatti di cronaca e tragedie naturali, segno di una partecipazione attiva alla vita del paese. Questo intreccio tra dimensione privata e contesto storico rende la loro corrispondenza particolarmente significativa. Il rapporto epistolare prosegue fino al 1914. L’ultima lettera conosciuta è scritta da Ada da Zurigo, dove si è recata per raggiungere la figlia dopo la separazione dal marito. Questo momento segna anche una svolta nella sua vita personale.
Negli anni successivi, le strade delle due donne si allontanano progressivamente. Le loro scelte politiche, in particolare, divergono. Ada Negri, pur provenendo da ambienti vicini al socialismo, negli anni del regime fascista riceve riconoscimenti ufficiali e nel 1940 entra a far parte dell’Accademia d’Italia, diventando la prima donna a ottenere questo incarico.
Gemma Cenzatti, invece, mantiene una posizione critica nei confronti del regime. Continua a lavorare nel campo dell’istruzione e diventa preside della Scuola Superiore Femminile A. Manzoni di Milano. Il suo impegno è rivolto soprattutto alla formazione delle giovani donne. Tuttavia, negli anni Trenta, il controllo politico sulla scuola si intensifica. Gemma rifiuta di aderire al partito fascista e nel 1935 viene destituita per “incapacità professionale” dal suo incarico, una motivazione formale che nasconde ragioni politiche. La perdita del lavoro ha conseguenze pesanti. Senza uno stipendio e senza pensione, affronta anni difficili dal punto di vista economico. Dopo la Seconda guerra mondiale ottiene un risarcimento, ma le sue condizioni di salute sono ormai compromesse. Muore nel 1948.
Ada Negri, scomparsa nel 1945, ha continuato la sua attività letteraria fino agli ultimi anni della vita. La sua figura resta legata alla poesia e alla capacità di raccontare la realtà sociale con intensità emotiva. Tuttavia, il suo percorso rimane complesso, segnato da scelte che hanno suscitato interpretazioni diverse nel tempo.
Le storie di Gemma Cenzatti e Ada Negri, considerate insieme, mostrano due modi diversi di affrontare le sfide di un’epoca in trasformazione. Entrambe cercano di costruire uno spazio per sé in una società che offre ancora poche possibilità alle donne. Una lo fa attraverso la scuola e l’impegno civile, l’altra attraverso la scrittura e la letteratura. La loro amicizia rappresenta un punto di incontro tra questi due percorsi. Nelle lettere si riconosce una fiducia reciproca che supera le differenze di vita e di carattere. È proprio questo dialogo, fatto di parole sincere e di confronto continuo, a restituire oggi il senso più autentico della loro esperienza.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – A. Negri « Lettere a Gemma Cenzatti », pubblicata in ADA NEGRI, « La vita di un giorno », Milano, Agnesi, 2017.
– V. Maggiolo, L. Silva – “Gemma Cenzatti: da Este a Milano, un’intellettuale tra Otto e Novecento“, in Terra d’Este – Rivista di storia e cultura, anno XXXIV – n. 67, Este.
NOTE: ⁕ Vedi anche l’articolo n. [94] LA FAMIGLIA CENZATTI di Ottorino Gianesato e l’articolo n. [397] GEMMA CENZATTI di Umberto Ravagnani.
FOTO: 1) La copertina del libro “Alfonso De La Martine e l’Italia” tesi di laurea di Gemma Cenzatti.
2) La poetessa Ada Negri (rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).
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