LA SAGRA DI SAN FRANCESCO

LA SAGRA DI SAN FRANCESCO

[370] LA SAGRA DI SAN FRANCESCO

Il racconto qui di seguito narrato e debitamente adattato, ĆØ tratto dal lavoro edito dagli ā€œAmici di Montebelloā€ nel 2011, a firma del sottoscritto:

ā€œMONTEBELLO NELLA QUOTIDIANITAā€™ DEL ā€˜500 ā€“ secondo gli atti notarili e le sentenze criminali.ā€
Con unanime soddisfazione dello scrivente e dellā€™Associazione, questo libretto di 130 pagine, (con altri due saggi) ĆØ entrato a far parte dei 2 milioni e 700 mila titoli che la ā€œAKADEMIE DER WISSENSCHAFTEN UND DER LITERATUR MAINZā€ (Accademia delle scienze e della letteratura di Mainz o Magonza ā€“ Germania) ha raccolto da varie provenienze, sia articoli che libri che trattano argomenti specialmente del 16Ā° secolo (vedi sito internet REGESTA IMPERII).
Quindi non me ne vogliano i lettori se questo racconto ĆØ un poā€™ crudo perchĆ© rispecchia comunque una realtĆ  di quel tempo.
Quel 4 ottobre 1545 doveva essere un giorno felice e spensierato per coloro che si erano recati a Montebello alla sagra di san Francesco. La bella manifestazione, per la gioia dei visitatori, da molti anni si teneva nei pressi dellā€™omonima chiesa, oggi demolita, lungo la strada che porta al castello e faceva affluire numerose persone.
Ma per qualcuno il viaggio di ritorno, suo malgrado, si trasformĆ² in un incubo difficile da dimenticare. Avvenne che tra gli entusiasti visitatori accorsi, anche da fuori paese, ci fossero, provenienti da Zermeghedo, alcuni componenti della nobile famiglia RegaĆ¹, il che la dice lunga quanto fosse attraente questa festa. Da questa manifestazione, Anna, moglie di Giorgio RegaĆ¹ e un figlio fanciullo (la sentenza non cita il nome) dopo qualche momento spensierato trascorso, se ne stavano tornando a casa a piedi percorrendo la contrada di Vigazzolo. Durante la loro lunga camminata verso Zermeghedo, incrociarono tale A.T. servitore, dei nobili Campiglia, famiglia questa tradizionalmente avversaria dei RegaĆ¹ dopo che questi ultimi avevano provocato la fine violenta di un loro componente ossia di Federico Campiglia.
Il servitore allo scopo di rendersi meritevole dellā€™attenzione gratificante dei padroni, non trovĆ² niente di meglio che prendersela con la donna e col bambino, entrambi indifesi, la prima coprendola di insulti, ingiurie e minacce e rincorrendo il fanciullo spaventatissimo colpendolo con calci e schiaffi.
Questo triste episodio ben presto giunse alle orecchie di Guido RegaĆ¹, fratello maggiore del bambino picchiato, e da quel momento meditĆ² in cuor suo di fargliela pagare cara al violento servitore dei Campiglia. Trascorse un poā€™ di tempo e sembrava che nulla di vendicativo da parte dei RegaĆ¹ potesse sortire, quando, una settimana prima del santo Natale, il citato Guido convocĆ² ad ora tarda a Zermeghedo, un parente di Montebello, tale Zanino Bacco, per organizzare una spedizione punitiva nei confronti di A.T. Allo scopo Guido RegaĆ¹, coadiuvato dal fratello Alvise, assoldĆ² anche alcuni loschi figuri abitanti sia a Zermeghedo che a Montebello, seppure originari di Monteforte, come Simone Ferrarin e Francesco ā€œdraperioā€ (commerciante di tessuti) di Venezia. A completamento del malvagio manipolo furono reclutati Paolo Malerba e Bernardino B. Tutto il gruppo debitamente armato sino ai denti con archibugi, bastoni ed armi da taglio varie era cosƬ pronto ad entrare in azione.
Il piano architettato prevedeva che Simone Ferrarin, una volta raggiunta la casa della vittima predestinata, si accertasse che questa fosse sola. Cosa che costui fece ed al ritorno dallā€™esplorazione esclamĆ²: Ā«Ā andemo chĆØ lā€™ĆØ solo in casaĀ Ā».
Volendo far uscire dallā€™abitazione il malcapitato A.T. il gruppo si mise a provocare dei rumori ed a percuotere una finestra. Come il padrone di casa aprƬ la porta alcuni malviventi vi si introdussero lestamente. A nulla valse la fuga precipitosa di A.T. in un angolo della cucina perchĆ© fu subito raggiunto e percosso brutalmente.
La vittima trascorse un pessimo Natale, tra la vita e la morte, tanto che sopravvisse solo fino ai primi giorni del 1546.
La triste vicenda ebbe un lungo epilogo anche perchƩ A.T. che il losco drappello pensava di aver messo a tacere per sempre, riconobbe qualcuno dei suoi assalitori, ragion per cui furono tutti denunciati il 4 marzo 1546. Fu del tutto inutile la fuga di Paolo Malerba perchƩ fu subito catturato e torturato.
Furono citati anche Anna RegaĆ¹ e il figlio Alvise che si presentarono spontaneamente e rilasciati mentre lā€™altro figlio Guido, la mente e lā€™organizzatore della spedizione punitiva, era fuggito a Venezia e stava per cadere nelle mani della giustizia.
Per Paolo Malerba, Francesco ā€œdraperioā€ e Bernardino B. il 18 settembre 1546 ebbe luogo la triplice esecuzione capitale, mentre gli altri complici furono banditi da Montebello.
Quello che lascia un poā€™ perplessi in questa vicenda ĆØ come, nonostante la compartecipazione, Alvise RegaĆ¹ se la fosse cavata a buon mercato. Ma quello che ĆØ ancor piĆ¹ sorprendente, come questa poco limpida figura avesse potuto, in seguito, essere eletta a capo del Vicariato di Montebello per due anni consecutivi cioĆØ dallā€™11 novembre 1571 allā€™11 novembre 1573 (OTTORINO GIANESATO).

FOTO: La Chiesa di San Francesco a Montebello come doveva essere all’epoca del racconto (ricostruzione di fantasia di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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