1918 FRANCESI TORNANO A CASA

[255] 1918: I SOLDATI FRANCESI TORNANO A CASA

La bellissima e rara cartolina illustrata francese, proveniente dall’archivio privato di Umberto Ravagnani, mostra un consistente nucleo di soldati italiani, che dal centro di Montebello si dirige verso il veronese. Nel marzo 1918, in quello stesso luogo, sfilavano anche i reggimenti francesi diretti verso le stazioni ferroviarie della provincia scaligera per poi, via treno, raggiungere la Francia.
GiΓ  si Γ¨ raccontato in un precedente lavoro, da poco pubblicato nel sito degli β€œAmici di Montebello”, la vicenda del soldato francese Larue Pierre (in occasione della sua sepoltura citato erroneamente col cognome Larne). Questo β€œChasseur des Alpesβ€œ era uno dei circa 1200 uomini del 13Β° Battaglione, facente parte delle forze di terra francesi arrivate in Italia nel novembre 1917 per costituire uno strenuo baluardo nel vicentino nell’imminente, minacciata rottura della linea del Piave. Dopo alcuni giorni passati nell’accampamento nei pressi del lago di Garda, i francesi si erano mossi verso il vicentino con passaggio obbligato a Montebello, paese da cui le truppe d’oltralpe avrebbero inizialmente preso posizione in varie localitΓ  della valle del Chiampo, della valle dell’Agno e della linea collinare che va da Schio a Vicenza. Verso la metΓ  di novembre a Montebello si insediarono momentaneamente: il Quartier Generale del 31Β° Corpo d’Armata francese, il 42Β° Reggimento Territoriale (nella foto del soldato Γ¨ ben evidente il numero sul colletto e sul kΓ©pi), alcune compagnie del Genio Pontieri, due ospedali mobili, e un gruppo di barellieri. Un’altra parte dell’esercito prese invece la via di Bassano, dell’altopiano di Asiago e del trevigiano. Non fu della partita il soldato Larue Pierre che il 14 novembre, nei pressi del Dovaro di Montebello, fu investito ed ucciso da un’auto, forse appartenente al suo stesso esercito. Sebbene per causa di servizio, era probabilmente il primo soldato francese a perdere la vita sul suolo italiano con questa motivazione. E non fu l’unico, come si leggerΓ  piΓΉ avanti.
Quella parte dell’esercito francese che rimase nel vicentino non se la passΓ² poi tanto male. Espletate tutte le procedure di difesa dei piani militari rimase nell’ozio, tanto che a villa Zileri presso Biron di Monteviale, sede del comando francese del 339Β° Reggimento fanteria, fu organizzata una gara per l’uso della mitragliatrice. Il vincitore si guadagnΓ² un bellissimo orologio e 20 Franchi in denaro. Alla gara aveva partecipato anche il 340Β° Reggimento i cui componenti erano dislocati tra Creazzo e Altavilla: Col passare dei giorni, il diminuito pericolo di cedimento della linea di difesa del Piave, convinse gli alti ufficiali francesi a spostare una buona parte delle truppe dall’ovest vicentino verso le montagne dell’altopiano di Asiago, del Grappa, del Monte Tomba e del Monfenera. CosΓ¬ il comando del 31Β° Corpo d’Armata, ospitato a Villa Miari di Montebello, fu trasferito dapprima a Carmignano di Brenta e poi ad Asolo a pochi chilometri dal fronte.
Anche il 339Β° e 340Β° Reggimento di fanteria furono schierati in prima linea nella zona di Pederobba.
Nel marzo 1918 si aggravΓ² la situazione sui fronti del nord-est della Francia a tal punto che una buona parte dell’Armata Francese presente in Italia fu richiamata in patria. Tra le truppe che presero la via di casa anche i due reggimenti citati pocanzi.
Dal libro Historique du 340Β° Regiment d’Infanterie si apprende che giΓ  il mese precedente i soldati di questo raggruppamento erano stati spostati dal fronte vicino al Piave e messi a riposo nel circondario di Schio. Un periodo di tranquillitΓ  molto apprezzato dai militari che per piΓΉ di un mese, nei pressi di s.Vito di Leguzzano, godettero della buona cucina locale a buon mercato e della cordiale accoglienza della popolazione. Il primo giorno di primavera, i componenti del 340Β° R.F. si misero in marcia e attraverso Monte di Malo, Priabona Castelgomberto raggiunsero verso sera la localitΓ  Valle di Montecchio Maggiore. Qui trovarono riparo nei numerosi fienili e stalle del luogo. Avvenne che, nella notte tra il 21 e il 22 marzo, forse per l’incauta accensione di una sigaretta, il fienile che li ospitava fu letteralmente divorato dalle fiamme e nonostante il fuggi fuggi generale, tre militari persero la vita. Questo episodio Γ¨ raccontato nell’interessante libro edito nel 2018 a cura di Gianni Peltrin di Montecchio Maggiore l’ β€œARMATA FRANCESE IN ITALIA – Journal de Marche” che cita i nomi delle tre vittime, o meglio di due ossia Boisson Louis e Burnichon Joseph, dubitando dell’esattezza di quello della terza individuata come Deporj Marcel. (Questo fatto di cronaca fu riportato dal giornale β€œLa Provincia di Vicenza” solo il giorno 26 citando il terzo soldato col nome Deporj Marcel).
L’autore del libro ha anche pubblicato le schede militari personali dei primi due commilitoni, ma sulla causa di servizio del decesso non concordano e presentano cancellature e scritte sovrapposte. Comunque Gianni Peltrin, nell’elencare poi la cinquantina di soldati francesi deceduti nell’ospedale allestito nelle scuole elementari montecchiane, rinomina le vittime dell’incendio formulando l’ipotesi che il nome giusto del terzo soldato poteva essere Duport Marcel. Non si sbagliava.
Approfondendo la ricerca sul soldato Duport Marcel (o Jean Marcel in alcuni documenti) si evince che nell’ossario di Pederobba, analogamente a Larue Pierre, il suo nome presenta un errore: Marcle invece di Marcel cioΓ¨ con la lettera L posposta alla lettera E. Anche il cognome Burnichon contiene una lettera in piΓΉ del giusto. Recuperata poi negli archivi governativi francesi la scheda personale di Duport Jean Marcel, emerge che i tre documenti personali delle vittime messi a confronto, pur evidenziando la medesima data di morte, ossia il 22 marzo, ne riportano inspiegabilmente tre diverse cause: per servizio (incendio) per malattia, per ferite inferte dal nemico.
Duport Jean Marcel, figlio del contadino Frederic Lambert e di Gelibert Maria, era nato a Saint.Lattier nel dipartimento dell’IsΓ¨re il 16 gennaio 1885. Si era sottoposto alla visita di leva nel 1905 nella cittadina di Bourgoin con il numero di matricola nΒ° 1330, ma risiedeva nel paese di Chatte dove fu comunicata la sua morte. Inquadrato inizialmente nel 134Β° Reggimento Fanteria era stato ferito il 28 giugno 1916 nei campi di battaglia del nord della Francia.
La sua scheda personale alla voce causa di morte giustamente dice: deceduto a Montecchio Maggiore il 22 marzo 1918 per incidente in servizio. Il mattino del 22 marzo 1918, il grosso del 340Β° Reggimento Fanteria riprese il cammino verso le stazioni ferroviarie del veronese e, passando per il centro di Montebello, forse fu anche lui immortalato da un fotografo francese parimenti al contingente italiano (vedi la cartolina illustrata ).

OTTORINO GIANESATO

Foto:
(1) Soldato francese appartenente al 42Β° Reggimento Territoriale (archivio Valentino Crosara).
(2) Soldati italiani in transito per Montebello, tornano a casa in una ripresa effettuata da un cronista francese, nella primavera del 1918. Il fotografo era in attesa delle milizie francesi che sarebbero passate poco dopo (archivio privato Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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