MADONNA DI MONTE BERICO

[294] LA MADONNA DI MONTE BERICO

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)

Quest’oggi Lino Timillero ci propone una sua lettera inviata nel 1995 al direttore della rivista “Madonna di Monte Berico”, in occasione dell’inaugurazione di una cappella, a Wollongong nel Nuovo Galles del Sud, dedicata alla Santa Vergine venerata soprattutto nel vicentino.
Molto interessante anche il racconto del primo viaggio di Lino a Monte Berico nel 1950.

« Egregio Alessandro,

le invio la foto richiestami sulla Madonna di Monte Berico e spero di inviarle anche le altre riguardanti le cappelle dedicate alla nostra Madonna dal grande manto, costruite qui a Sidney. Guardando la foto, l’altare della cappella del Sacro Cuore Γ¨ a sinistra, per cui, quando non c’è la s. messa per noi vicentini, ogni quattro settimane, l’altarino con la statua della Madonna gira su di un perno e ritorna contro il muro sulla destra. Questo sistema Γ¨ stato progettato da me con mio fratello, lui anzi l’ha costruito e messo in opera. Delle persone della foto mio fratello Γ¨ il primo inginocchiato a destra, io sono il primo inginocchiato a sinistra. Il nostro presidente, sig. Massimo Maculan, Γ¨ l’unico col completo, in piedi a destra. Una notizia che potrΓ  interessare Γ¨ che il 9 settembre abbiamo organizzato la nostra Β«festa dei annuale e quest’anno abbiamo donato l’intero profitto al dottor Dalla Pozza, nato a Valli del Pasubio, per le sue ricerche sulla leucemia. Il dottore lavora all’ospedale dei bambini di Camperdown, un sobborgo di Sidney, ed Γ¨ uno specialista sul campo pediatrico di oncologia. GiΓ  quattro anni or sono, avevamo fatto una cosa del genere con 4.000 dollari donati al dottore. Il 9 settembre poi, abbiamo presentato a circa 40 vicentini il Β« Certificato di benemerenza Β» per essere in Australia da oltre trent’anni. Al dott. Dalla Pozza Γ¨ stata consegnata la medaglia d’oro conferitagli dalla Camera di Commercio di Vicenza per meriti speciali.

Ora le voglio raccontare il mio primo viaggio a Monte Berico. Era l’anno 1950, Anno Santo, ed io ero piccolo, avevo 6 anni, nato a Montebello nel 1944, proprio quando gli americani bombardarono Vicenza, tra il 15 ed il 18 novembre. Gli aerei, dopo il bombardamento, venivano a scaricare il resto delle bombe a Montebello. Mia madre mi diceva che ebbe appena il tempo di partorirmi che dovette scappare verso la collina, tanta era la paura per le bombe. Comunque quella domenica, dico domenica perchΓ© ricordo che la mamma mi vestΓ¬ con la camicetta bianca ed i calzoncini blu che certamente non indossavo durante la settimana, partimmo di buon’ora. La mamma ed io, incamminandoci verso la stazione ferroviaria. “Dove andiamo mamma?”, le chiedevo, e lei mi guardava e non rispondeva. PerΓ² muoveva le labbra e al mio sguardo sorrideva. Poi capii che stava recitando il rosario. Mio padre era immigrato in Svizzera ed avevo altri quattro fratelli piΓΉ grandi di me. Quando giungemmo al viale della stazione, vedevo gli ippocastani enormi, che ancora adesso fiancheggiano la provinciale, verdi e pieni di grappoli di fiori bianchi su di una pianta e rossi su di un β€˜altra. “Andiamo a trovare la Madonna di Monte Berico”, disse la mamma “andiamo a pregare la Madonna perchΓ© vegli su tuo padre lontano e su di voi figli, specialmente tu che sei piccolo e cosΓ¬ birichino”, e camminava piΓΉ svelta tirandomi per la mano, tanto che io dovevo trotterellare per mantenere il suo passo fino alla strada provinciale dove c’è una curva che va verso Verona, mentre il viale continua dritto verso la ferrovia. C’è ancora oggi un albergo e una latteria dalla parte bassa della strada. Ricordo che, guardando verso Verona, vidi un camion venire avanti veloce. Mia madre continuava a camminare svelta, ed io cercavo di starle appresso, quando sentimmo una grande botta e, girandoci ambedue, vedemmo il camion che aveva sbattuto contro un’ippocastano. Mentre la gente accorreva dall’albergo e dalla latteria, mia madre cominciΓ² a dire “giaculatorie”, parole incomprensibili per me perchΓ© le recitava in fretta. Forse pensando a me piccolo, non tornΓ² indietro, Ma si affrettΓ² ancor piΓΉ verso la stazione. Dopo aver acquistato il biglietto, si dovette attendere un po’ per il treno, che arrivΓ² poco dopo, sbuffante vapore da tutte le parti. Il capo stazione aiutΓ² la mamma a mettermi sul vagone perchΓ© gli scalini erano troppo alti per me. Una volta seduti, mia madre ricominciΓ² il Rosario. Io guardavo da tutte le parti, a destra il castello del mio paese sulla collina, e piΓΉ avanti quello di Montecchio: Giulietta e Romeo. A sinistra, la pianura verso Lonigo ed il rudere del castello di Brendola. La mamma mi prese il viso tra le sue mani e disse: “E adesso come facciamo! La Madonna ci ha fatto un miracolo, ci ha fatto passare prima che il camion ci schiacciasse, come possiamo domandare unβ€˜altra grazia…” e mi stringeva il volto tra le sue mani. Arrivammo a Vicenza e ci incamminammo subito verso Monte Berico. Uscendo dalla stazione a destra c’era il tram, piΓΉ piccolo del treno, notai, ma noi andammo a piedi. Dopo un po’ di strada in salita, passato un ponte sopra il Retrone, incominciammo la salita vera, col grande porticato. A me sembrava strano che ci fossero tutti quei muri senza gente che ci abitasse. Piano piano giungemmo dove il portico gira a destra e si poteva intravedere la Basilica dove la salita sarebbe terminata. Mia madre pregava sempre, ed ogni tanto mi teneva per mano e mi diceva di rispondere alle sue “Ave-Maria”. Quando giungemmo all’ultimo portico, sentivo odore di cioccolata, ma la mamma mi tirΓ² per il braccio: attraversammo la strada, salimmo la scalinata davanti alla chiesa ed entrammo. Mai avevo visto tanto splendore. “La chiesa del paese Γ¨ grande, ma non cosΓ¬ bella”, dissi a mia madre. I colori erano fantastici. La mamma, dal centro della chiesa, mi girΓ² verso un lato e mi disse: “vedi lΓ  sopra, la vedi… quella Γ¨ la Madonna di Monte Berico“. Ogni volta che torno ed entro in chiesa al santuario, sento mia madre ancora che cosΓ¬ mi dice. Β»

Lino Timillero

Foto: Cappella per il Centro Italiano a Wollongong: benedizione della statua della Madonna di Monte Berico (foto da Lino Timillero, rielaaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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