L’ORFANO DIMENTICATO

[319] L’ORFANO DIMENTICATO

Nel leggere i fogli matricolari dei soldati montebellani che parteciparono al primo conflitto mondiale, non possono passare inosservati i dati riguardanti Romano Onorato, classe 1898. Alle voci che identificano la paternità e la maternità compaiono le lettere maiuscole N.N. e N.N.: un orfano quindi. Ma com’era arrivato a Montebello? L’approfondimento di questa situazione, per quello che stato possibile, ha fatto un po’ di luce su una vicenda tristissima.
Il 20 agosto 1898, ad Albettone, paese del basso vicentino, la 28enne levatrice Teresa Maran si presentò nella casa al civico n° 85 di via M…(nome illeggibile) per aiutare una donna a mettere al mondo un maschietto, forse un parto affrontato in solitudine. Tre giorni più tardi, la stessa levatrice portò il pargoletto presso l’ufficio anagrafe del citato comune per la registrazione della nascita affermando che la madre della creatura non aveva consentito di essere nominata (pertanto rifiutava quella maternità indesiderata). Le leggi di quel tempo consentivano alle neo mamme di far ricoverare gratuitamente e anonimamente i figli indesiderati nelle strutture predisposte.
Pertanto, com’era la prassi vigente, il Segretario Comunale assegnò al piccolo un nome ed un cognome inventati, tali da non poterli fare risalire alle origini ossia Romano Onorato. Il giorno seguente, con i documenti accompagnatori scritti dall’Ufficiale del Comune, la levatrice stessa fu incaricata di portare il neonato a Vicenza per presentarlo ad direttore dell’orfanotrofio. Con il bambino furono consegnati i vestiti indossati dallo stesso e alcuni oggetti consistenti in una fascia di tela, una maglia pure di tela e un “fagottello” bianco.
Eravamo alla fine dell’ottocento, arco temporale ricordato come “il secolo dei trovatelli”. Ma anche il novecento iniziò con pessimi numeri dato che nel primo decennio la media delle accoglienze negli orfanotrofi del vicentino si attestò intorno alle 200 unità annue. Cifre comuni in tutto il Regno d’Italia.
Per porre rimedio a questa situazione solo nel 1917 il governo corse ai ripari tutelando maggiormente le madri, anche economicamente, affinché non affidassero agli Enti Caritatevoli i figli indesiderati. Con il risultato che si ridussero sensibilmente e drasticamente gli abbandoni.
Purtroppo il piccolo Romano era venuto al mondo nel tempo in cui anche il Codice Civile del Regno d’Italia vietava categoricamente le indagini sulla paternità, e l’affidamento all’esterno era diventato una regola fissa quando i piccoli orfanelli avessero raggiunto il 12° anno di età per maschi e il 14° per le femmine.
L’affidamento esterno si rivelò spesso non privo di difficoltà, e fu assodato che nonostante i frequenti controlli, affiorarono numerosi abusi da parte delle famiglie che accettavano gli orfanelli solo per poter ottenere un modesto reddito e nuove braccia da lavoro.
Non si sa quale famiglia montebellana, solitamente una di proprietari terrieri, abbia accolto il piccolo Romano. Come tutti i maschi fu iscritto nelle liste di coscrizione e nel gennaio 1917, in piena Prima Guerra Mondiale, fu sottoposto alla visita di leva, risultando abile di 1a Categoria. Il bracciante Romano Onorato fu chiamato alle armi un mese e mezzo più tardi e fu inquadrato nel 27° Reggimento Fanteria con guarnigione a Rimini. Alla fine di settembre del 1917, Romano Onorato fu trasferito al 142° Reggimento della Brigata Catanzaro per rimpiazzare i numerosi caduti sul fronte dell’Isonzo.
In precedenza, verso la metà di luglio del 1917, il 142° reggimento fanteria della Brigata Catanzaro si rese protagonista di uno dei fatti più controversi della Prima Guerra Mondiale: la decimazione di Santa Maria La Longa.
In questo paese friulano i fanti della Catanzaro, sebbene fossero stati messi da poco tempo a riposo, furono richiamati urgentemente a schierarsi nuovamente in prima linea. Il gravissimo ammutinamento che ne seguì provocò dei morti anche tra le fila dei carabinieri chiamati a sedare i disordini. La conseguente decimazione causò 28 fucilazioni tra i soldati, numerose condanne all’ergastolo e ulteriori condanne capitali.
Il clima terribile che regnava tra le fila del 142° Reggimento di Fanteria deve essere stato terribile al punto che, quindici giorni dopo aver raggiunto il nuovo inquadramento, indusse Romano Onorato ad abbandonare i suoi commilitoni dandosi alla macchia. Inevitabile la denuncia per diserzione al Tribunale Militare di Guerra del V° Corpo d’Armata, pena comminata in base all’articolo n° 137 del Codice penale Militare.
Durò solo una settimana la sua latitanza che terminò con l’arresto da parte dei regi Carabinieri di Torino.
Il 15 marzo 1918 fu condannato alla pena dell’ergastolo con sentenza del sunnominato Tribunale di Guerra da scontarsi dopo la fine della guerra. E’ probabile che in attesa della fine del conflitto romano Onorato Romano sia stato schierato nuovamente in prima linea.
Il suo foglio matricola riporta in calce: morto a Montebello il 22 febbraio 1919. Ma non doveva essere in carcere a questa data? Nell’archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello sembra non esserci inspiegabilmente alcuna registrazione del suo decesso. Forse era venuto a mancare in un altro paese e non a Montebello suo comune di residenza?
L’11 giugno 1921 giunse poi la notizia beffarda che la sua pena era stata amnistiata. Resta il fatto che a differenza di altri soldati che, pur essendo venuti a mancare qualche tempo dopo la fine della guerra, il nome di Onorato Romano non fu inserito tra i caduti del primo conflitto mondiale sia sul fronte che per cause riconducibili allo stesso. Forse fu ritenuto troppo vergognoso il suo comportamento in guerra, ma data la successiva amnistia fu altrettanto frettolosa la sua esclusione dal monumento.

OTTORINO GIANESATO

Immagine: La Brigata Catanzaro in una cartolina propagandistica della Ia Guerra Mondiale (collezione privata di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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2 Commenti

  1. antonio lora

    Poveretto ha patito tutte le disgrazie possibili. Persino Onorato di nome e non di fatto. Se si pensasse (e si facesse!) di finire con tutte queste guerre! Bella ricerca. a.lora

  2. Aldo

    Tragico epilogo mi vien da pensare! Figlio di NN è nemmeno Figlio della Patria. Eppur ha vissuto anch’esso. Altri tempi è vero, ma anche allora si onoravano i grandi della Storia, e si dimenticavano gli ultimi; e questo accade ancor oggi…..purtroppo.Oggi Romano si sentirà meno solo. Un riconoscimento tardivo, ma dovuto.

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