[479] DON GIROLAMO VACCARI
Carità concreta e impegno sociale

Non esistono documenti che provino in modo esplicito un coinvolgimento diretto di don Girolamo Vaccari nella direzione operativa della giovane scuola elementare maschile di Montebello. Non sono giunti fino a noi atti ufficiali, nomine o relazioni che lo indichino come responsabile dell’istituto. Ciò non significa, però, che il suo ruolo sia stato marginale o secondario. È infatti certo il suo impegno nel portare avanti un progetto educativo che era stato pianificato dal governo austro-ungarico e avviato concretamente dal prevosto Dai Zovi, suo predecessore. In un contesto storico in cui l’istruzione pubblica stava lentamente prendendo forma anche nei centri minori, la continuità era un elemento fondamentale. Don Girolamo si fece garante di questa stabilità, sostenendo l’opera educativa come parte integrante del benessere della comunità.
Don Girolamo Vaccari nacque nel 1801 a Montecchio Maggiore, in una famiglia appartenente al mondo rurale della valle dell’Agno-Chiampo. I Vaccari erano piccoli proprietari terrieri e fittavoli, una condizione che comportava un legame stretto con la terra ma anche una certa precarietà. Non era raro, infatti, che famiglie di questo tipo si spostassero da un paese all’altro alla ricerca di contratti più favorevoli o di condizioni di vita migliori. Così avvenne anche per i Vaccari, che cambiarono più volte residenza prima di stabilirsi a Meledo. Questi spostamenti contribuirono a dare a don Girolamo una conoscenza diretta di realtà diverse, rendendolo particolarmente sensibile ai problemi concreti delle comunità locali.
Negli anni in cui la famiglia si fermò nel territorio di Trissino, Angelo Vaccari e la moglie Teresa Freschi ebbero un altro figlio, Eugenio, nato nel 1813. Eugenio sarebbe diventato il padre di Giuseppe Vaccari, destinato a una brillante carriera militare.1 Questo dato, apparentemente secondario, mostra come la storia di una famiglia radicata in piccoli centri di campagna potesse intrecciarsi, nel giro di poche generazioni, con vicende di respiro più ampio.
Nel 1834 don Girolamo arrivò a Montebello per assumere la guida della parrocchia, succedendo al prevosto Dai Zovi.2 Non affrontò questo passaggio da solo. Con lui giunse anche il fratello Giuseppe, sacerdote come lui, e l’anno seguente si unì alla famiglia la sorella Angela. La presenza dei familiari non fu solo un conforto personale, ma anche un sostegno pratico in una fase iniziale tutt’altro che semplice. I primi anni del suo ministero a Montebello furono segnati da difficoltà gravi, che misero alla prova tanto il sacerdote quanto l’intera popolazione.
Nel 1836 il paese fu colpito dalla terribile epidemia di colera.3 Questa malattia, oggi curabile ma allora poco compresa e spesso mortale, si diffuse rapidamente, causando numerose vittime. Montebello non fu risparmiata: decine di persone morirono in breve tempo, lasciando famiglie intere nello sconforto. In quel frangente il ruolo del prevosto fu centrale. Don Girolamo si trovò a dover assistere i malati, consolare i parenti delle vittime, organizzare le sepolture e mantenere un minimo di ordine in una situazione segnata dalla paura. Il parroco, in contesti simili, rappresentava una delle poche figure di riferimento capaci di offrire sostegno morale e pratico.
In quegli anni don Girolamo ebbe accanto a sé anche don Gio. Batta Dal Prà, sacerdote noto per aver redatto le “Memorie” che portano il suo nome. Si tratta di un’opera preziosa per la conoscenza della storia locale, perché raccoglie osservazioni, cronache e riflessioni sulla vita di Montebello e dei suoi abitanti. Non è un testo storiografico in senso moderno, ma una testimonianza diretta, scritta da chi visse gli eventi in prima persona. La presenza di don Dal Prà in canonica consentì a don Girolamo di affrontare gli anni più duri con un valido collaboratore e ci permette oggi di ricostruire meglio quel periodo.
La vita personale del prevosto fu segnata anche da lutti familiari. Il fratello Giuseppe morì ancora giovane, verso la metà del secolo, privando don Girolamo di una figura a lui molto cara. Lo stesso prevosto si spense la Vigilia di Natale del 1855. La data, fortemente simbolica per la tradizione cristiana, contribuì a fissare la sua memoria nella comunità. Non ebbe modo di assistere all’ascesa del nipote Giuseppe, nato a Montebello nel 1866, che avrebbe raggiunto fama e riconoscimenti come generale. Questo scarto temporale rende ancora più evidente come la sua vita sia rimasta interamente legata alla dimensione locale e pastorale.
Un elemento importante nella formazione di don Girolamo fu il rapporto con don Paolo Dalla Paola, arciprete che fu parroco a Montecchio Maggiore durante la sua giovinezza. Don Paolo rappresentò per lui una figura di riferimento, tanto che gli spostamenti della famiglia Vaccari sembrano quasi seguire quelli del religioso. Nel 1819 don Paolo venne trasferito dalla parrocchia di San Vitale di Montecchio a quella di San Maurizio di Meledo. Poco dopo anche i Vaccari si stabilirono a Meledo, rafforzando un legame che non era solo spirituale ma anche umano.
Questo attaccamento emerge chiaramente nel 1843, quando don Paolo morì dopo aver trascorso venticinque anni alla guida della parrocchia di San Maurizio di Meledo. A celebrare le sue esequie fu proprio don Girolamo, ormai prevosto di Montebello. Il gesto assume un significato particolare: non si trattava soltanto di un atto formale tra sacerdoti, ma di un segno di riconoscenza verso colui che aveva accompagnato la sua crescita spirituale. In un’epoca in cui i rapporti personali tra parroci e fedeli erano profondi e duraturi, questi legami contribuivano a creare una continuità tra le diverse comunità del territorio.
Accanto all’attività pastorale, don Girolamo mostrò un interesse concreto per l’istruzione, soprattutto per quella destinata alle ragazze. In quegli anni l’educazione femminile era spesso considerata meno importante rispetto a quella maschile, ma il prevosto comprese il valore di una formazione di base anche per le fanciulle. Si adoperò quindi presso il Comune di Montebello affinché Gioconda Bonomo, figlia di Bortolo e nipote del più noto Francesco, appartenente a una famiglia benestante, fosse nominata maestra. Grazie anche al suo sostegno, nel 1839 Gioconda Bonomo ottenne l’incarico di prima maestra della scuola statale di Montebello.4
Questo risultato non va letto come un episodio isolato. L’intervento di don Girolamo si inserisce in un contesto più ampio di collaborazione tra autorità civili e religiose, necessario per far funzionare le nuove istituzioni scolastiche volute dallo Stato. Nei piccoli centri, infatti, la figura del parroco restava fondamentale per convincere le famiglie dell’utilità della scuola e per garantire una certa stabilità organizzativa. L’impegno di don Girolamo contribuì così a rafforzare il tessuto educativo del paese.
La memoria del prevosto è legata anche a uno degli edifici più significativi di Montebello: l’Ospedale, oggi trasformato in Casa di Riposo. Sulla facciata dell’edificio sono murate diverse lapidi che ricordano i benefattori della Congregazione di carità, l’ente che si occupava dell’assistenza ai poveri e ai malati. Tra queste si trova quella dedicata a don Girolamo Vaccari, con l’iscrizione « La carità pel povero – che nutrì vivente – il Prevosto Don Girolamo Vaccari – rese perenne in morte – legando parte di sua sostanza – a questa Congregazione di carità ». La lapide testimonia un gesto concreto: don Girolamo destinò parte dei suoi beni alla carità, assicurando un aiuto duraturo alle persone più fragili.
Questo lascito rivela una concezione del ministero sacerdotale fortemente orientata al servizio. Il prevosto non era solo una guida spirituale, ma anche un punto di riferimento sociale, chiamato a intervenire nei bisogni materiali della popolazione. L’Ospedale di Montebello, con la sua funzione assistenziale, rappresentava uno dei luoghi in cui questa visione si traduceva in azioni concrete.
Ripercorrere la vita di don Girolamo Vaccari significa osservare da vicino una fase di transizione della storia locale, segnata dall’introduzione dell’istruzione pubblica, dalle emergenze sanitarie e da un lento cambiamento dei rapporti sociali. Attraverso il suo impegno pastorale, l’attenzione all’educazione, il sostegno nei momenti di crisi e la carità verso i poveri, emerge il profilo di un uomo profondamente radicato nel suo tempo. La sua vicenda, intrecciata a quella di Montebello e dei paesi vicini, aiuta a comprendere meglio le dinamiche della vita quotidiana nel primo Ottocento e le radici di molte istituzioni che ancora oggi caratterizzano il territorio.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – O.Gianesato – U.Ravagnani – M.E.Dalla Gassa, “La ‘scuola vecchia’ elementare di Montebello Vicentino”, 2018.
– S.Vantini – L.Dainese – E.Agnolin, “Dalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San G. Battista di Montebello”, 2001.
– Don G.Batta Dal Prà, “Cenni statistici e storici di Montebello – Scritti l’anno 1844”, Manoscritto dall’Archivio Parrocchiale, Montebello Vicentino.
FOTO: La copertina del manoscritto di don G.Batta Dal Prà.
NOTE: 1) Vedi l’art. N. [464] del 16 Ottobre 2025: GIUSEPPE VACCARI – Eroe della Sernaglia. Vedi anche l’art. [322] del 26 Gennaio 2023: MONTEBELLO FESTEGGIA GIUSEPPE VACCARI.
2) Don G.Batta Dal Prà, cappellano nella Chiesa Montebello, scriveva nel suo prezioso diario: «1834 – Girolamo Vaccari da Montecchio Maggiore, Prevosto, venne a questa Prepositura agli 8 9mbre 1834».
3) Don G.Batta Dal Prà, a proposito del colera scriveva: «1836 – Il cholera-morbus che afflisse in quest’anno, oltre altri regni, l’Italia, incominciò in Montebello ai 30. di maggio: un soldato tedesco [di passaggio] infermatosi è morto qui in questo giorno nello Spedale in piazza [l’attuale Piazza Italia] fu il primo della moria. Esso [il morbo] infierì nei due successivi mesi nei quali morirono N. 107. persone, la sua influenza però continuò anche in agosto, per cui i morti di tutto l’anno furono 1. per 14.1/2. persone. Non in tutti i paesi però vi fu la medesima mortalità, che anzi gli infrequenti villaggi poco ebbero a soffrire; così all’Agugliana vi furono meno morti che d’ordinario vi siano». (A Montebello paese su 3221. abitanti vi furono 222 morti).
4) Vedi l’art. N. [249] del 2 Settembre 2021: LA MAESTRA GIOCONDA BONOMO – La prima insegnante a Montebello.
Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…
