IL PONTE SULL’ACQUETTA

IL PONTE SULL’ACQUETTA

[374] IL PONTE SULL’ACQUETTA

Si sa che fino all’inizio del ‘500 il torrente Chiampo confluiva nel torrente Guà nei pressi dei confini dei territori comunali di Arzignano e Montorso e con questo diventava un unico ed impetuoso corso d’acqua. Col passar del tempo, a causa delle ripetute rotte, sempre in quel di Arzignano, il Chiampo cambiò direzione scendendo direttamente verso Montebello e unendosi nelle campagne di Montorso con il torrente Aldegà che dalle colline di questo paese traeva origine. La nascita del rio Acquetta, nelle dimensioni che tutt’oggi mostra, avvenne quindi nella prima metà del cinquecento, alimentato dalle acque di scolo dei terreni che non poterono più confluire, come in passato, nel Chiampo e poi nel Guà.
Non è escluso che questo rio, prima della menzionata rotta del Chiampo, altro non fosse che un antico e modesto fossato o avvallamento nella zona allora conosciuta come la Valdemexe, usato nei periodi di siccità come strada. Un corso d’acqua modesto quello dell’Acquetta, ma, alimentato dalle rotte dei due torrenti a lui paralleli, fu capace di sconvolgere la viabilità maggiore nei pressi di Montebello costringendo per secoli i viandanti ad abbandonare l’antico percorso della Strada Regia e dover utilizzare quello della via centrale del paese che acquisì la stessa denominazione.
Delle origini del rio Acquetta ce ne parla un documento del 1661 redatto quando il suo attraversamento in Montebello, nella località Borgo, creò non pochi disagi ai viaggiatori e agli abitanti per la mancanza di un ponte.
Come tutti i lavori pubblici importanti anche il cantiere dell’Acquetta ebbe il suo presidente, o meglio i presidenti visto che a sopraintendere all’opera furono designati i conti Lelio Gualdo e Ottavio Sangiovanni. I due eletti si accordarono il 7 Aprile 1661 con Bartolomeo Schiavo spezzapria di Montecchio Maggiore perché s’impegnasse a cavar le prede che abbisognavano alla erezione del ponte per il prezzo di Marchetti 17 al piede quadro.
Fino a tutto Settembre di quell’anno il valore delle pietre consegnate fu di Troni o Lire 408.17. Invece le pietre di Chiampo impiegate (marmo) per la creazione dei tagliacqua furono valutate Troni o Lire 254.11. Inoltre, tra il 7 Settembre ed il 10 Agosto, furono utilizzati 5600 quadrelli (mattoni) e altri 10380 fino al 2 Novembre.
Gli impresari che si assunsero l’onere dell’esecuzione dei lavori furono Gio.Pietro Cironi (Ceroni) e Pietro Adamo spezzapria. Costoro per la realizzazione del manufatto utilizzarono una macchina edile che mai prima ho trovato impiegata in occasione di lavori simili: l’argano. Il Boerio nel suo “Vocabolario Veneziano” così definisce questa macchina “strumento di legno intorno a cui s’avvolge un canapo per uso di tirar in alto prede”. Come si leggerà più avanti questa attrezzatura verrà nuovamente reimpiegata confermando quindi la sua grande utilità.
Il Diario dei Lavori riferisce che il 10 Ottobre il macchinario fu rimandato a Vicenza nel si è fatto conto haver havuto luogo da dove era stato prelevato meno di un mese prima la detta argana giornate 24”.
Sempre nel Diario dei Lavori è annotato in data 25 Agosto un particolare interessante che così recita: “nel cavar il pilon verso Vicenza si scoperse un pilon di pietra antico. Fu deliberato cavar e scoprir (le pietre) e valersene e fu(rono) messe in le infrascritte opere” Quindi non era la prima volta che in quel posto veniva costruito un ponte del quale si era ora persa la memoria. Considerando che l’Acquetta aveva avuto origine dalle rotte dei torrenti Chiampo e Guà circa 150-200 anni prima, la sua erezione non poté avvenire antecedentemente a questo lasso di tempo. Resta il fatto che il suo utilizzo deve essere stato di breve durata. La sua rapida rovina e mancato ripristino è da collocarsi a prima del 1590, anno in cui si ricostruì il Ponte Morosini o Fracanzana per ovviare alla distruzione della Strada Regia da parte dell’Acquetta che in quello stesso frangente forse spazzò via anche il ponte dimenticato.
Quando l’alveo dell’Acquetta rimase asciutto, condizione che non si verificò abbastanza in fretta nonostante il periodo estivo, i lavori all’ala ebbero finalmente inizio. Tra i prestatori di opere partecipò anche il mio avo Pietro Danesato, (al nipote Francesco il cognome verrà modificato in Gianesato), ed è proprio la citazione del suo coinvolgimento nei lavori che rivela la presunta data dell’approntamento dell’ala: 21 Settembre 1678. In quel giorno Pietro Danesato riportò con i suoi buoi l’argana (macchina edile) a Marc’Antonio Righi dopo che questi l’aveva prestata in precedenza al cantiere dell’Acquetta.
Nell’elenco cronologico delle “polizze” (fatture dei lavori) pagate dal Presidente Ottavio Sangiovanni si legge che sempre Pietro Danesato, in data 26 Agosto, condusse per una giornata sabbion al ponte e per questo ricevette 6 Lire. Per la stessa collaborazione prestata il 2 e 3 Settembre Tomaso Civiero ottenne 12 lire ed ancora Pietro Danesato il 7 seguente ebbe ulteriori 6 Lire. Sempre il 7 Settembre a Stefano Perdocimo furono pagate 12 lire per aver trasportato le pietre nere (basalto probabilmente estratto dalla cava della Morsolina già citata nel 1660). Tra i vari materiali impiegati furono consegnati nel cantiere del Borgo 9 carri di calcina a Lire 18 1’uno, 135 Piedi di pietra di Montecchio a 17 Marchetti cadauno e 14 Piedi di pietra di Brendola a 9 Marchetti. Gio.Maria Bongiovanni dalla Lobbia fornì 1333 quadrelli e Bortolamio Bresola prestò la sua opera di marangon. Quelli citati sono solo una parte di quanti contribuirono, a vario titolo, al restauro del ponte. (Da “Raccolta storica di Montebello Vicentino”, vol. II, di OTTORINO GIANESATO)

FOTO: 1) Il ponte sull’Acquetta come si presenta oggi. Del  vecchio manufatto e delle sue opere complementari sembra essersi salvato, solo in parte, il discontinuo parapetto di pietra costruito sulla riva destra che in passato era unito al ponte stesso.
2) Secondo il perito Giovanni Briatti così doveva essere costruito il nuovo ponte: con un semplice muro su ciascuna riva. Ma in fase di realizzazione al loro posto si preferì edificare due vere teste di ponte. (Disegno di Ottorino Gianesato)

Umberto Ravagnani

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