GUARDIE E LADRI

[307] GUARDIE E LADRI

L’odiosa piaga dei danneggiamenti e dei furti nei campi ha colpito duramente soprattutto in passato e non si Γ¨ mai rimarginata del tutto.
Alcuni secoli fa per contrastare e fermare questo fenomeno la Repubblica di Venezia concesse ai Comuni di dotarsi di un servizio di vigilanza diretto da un marigo coadiuvato da 24 saltari ai quali incombeva l’onere di controllare il territorio e di comminare e depositare settimanalmente le denunce alle autoritΓ . MetΓ  di quanto incassato con le multe inflitte ai colpevoli andava ai saltari, l’altra metΓ  restava al Comune.
Su questo servizio incombeva una tassa che come tutti i balzelli era mal tollerata. Il 20 giugno 1592 a Montebello si riunirono in assemblea 25 piccoli proprietari terrieri in contrasto con il Comune a causa dell’esosa tassa della saltaria. Lamentavano il fatto che quanto si pagava a Montebello superava quello che si sborsava in altri Comuni vicini. Soprattutto in quell’anno caratterizzato dalla penuria alcuni di loro erano stati costretti a vendere derrate e beni per sopravvivere. Non si conoscono gli esiti delle loro richieste. Una analoga protesta fu attuata nel 1681, anche a Selva. Promossa da una quindicina di proprietari sfociΓ² in una causa contro il conte Cristoforo Valmarana reo di gestire arbitrariamente la riscossione della saltaria da lui rilevata dal Comune di Montebello. Questa facoltΓ  di riscuotere le tasse di Selva ed Agugliana gli era costata un occhio dal momento che precedentemente (1652) Gio.Batta Castellan aveva acquistato per 300 Ducati da Gio. Angelo Carboniero e figlio Camillo una porzione della riscossione della saltaria, del quartese e della decima sui medesimi beni.
Come ribadito in altre occasioni, i vecchi Registri Comunali, compresi quelli della Mariganza e dei Saltari, sono andati distrutti. Qualche notaio preposto alla loro tenuta ci ha tramandato fortunatamente delle minute, o brutte copie che teneva separate, disegnando un piccolo quadro del tempo. E’ il caso di Giobatta Gaboardo che elencΓ² alcuni saltari montebellani e la loro zona di competenza nella prima decade del seicento: nella cal di Brendola vigilavano DonΓ  Miolato, Daniel Perdocimo, Rolando de’ Rolandi, a san Piero: Batta Cazzolato, Piero di Rossi, Giacomo Calza, nella cal di Sarego: Marco Gallo e Nadal Perdocimo, nella cal da Pozzo: Gasparo Chiarello, Achille Rolando, Giacomo Bressan. Appare evidente che l’elenco Γ¨ solo parziale sia dei saltari, che erano in numero di 24, come pure delle zone coperte dalla saltaria. Tra le carte del notaio Daniele RoncΓ  si Γ¨ salvata poi una denuncia del 1608 emessa dal saltaro Orazio Vivian nella Cal da Pozzo. A contravvenire la legge fu Battista Folco, forse montecchiano di origine, ma in quel tempo fittavolo di Jeronimo Sangiovanni, reo di aver pascolato piΓΉ volte una mucca e una cavalla nei prati altrui.
Nel 1622, Gio.Maria Storato, proprietario di una campagna in localitΓ  Frigon, al confine con Meledo, non fu per niente contento dell’operato dei saltari a causa dei numerosi furti e danneggiamenti subiti. Per interrompere questo stillicidio di reati assunse un guardiano dei campi, tale Antonio Soriato detto β€œBecharo” il cui soprannome evidentemente gli ispirΓ² molta fiducia.
Se talvolta i furti nei campi erano commessi anche per estremo bisogno, non erano giustificati i danneggiamenti generati solo da invidia e da desiderio di vendetta. Nel 1563 NicolΓ² Fasolato fu querelato da Chiarello de’ Chiarelli all’Ufficio del Maleficio di Vicenza. Il giorno prima della denuncia detto Fasolato e diverse altre persone si erano portati in una certa pezza di terra nella contrada di Oneda nelle pertinenze di Montebello, dove avevano incendiato un grande numero di viti e salgari. Quasi un secolo piΓΉ tardi (1762) il nobile Orazio Righi, nei suoi terreni sottostanti il castello, ebbe l’amara sorpresa di trovare due piante di olivo tagliate ed un’altra addirittura sradicata a colpi di piccone.
Purtroppo in qualche caso i furti o anche i soli tentativi, ebbero un epilogo infelice come quello del 1787 che ebbe come teatro le colline di Montebello. Nel tardo autunno di quell’anno un proprietario di parecchi olivi, vista la promettente stagione, pensΓ² di cautelarsi dai furti assumendo un guardiano. La scelta cadde su Giovanni Guarda che si mise subito all’opera armato di archibugio. Da quella parte passΓ² Pasquale de’ Bello, forse una vecchia conoscenza in fatto di furti, e pertanto il Guarda per spaventarlo e farlo allontanare scaricΓ² in aria la sua arma. De’ Bello non gradΓ¬ molto quel gesto chiedendone la spiegazione ne nacque cosΓ¬ una rissa durante la quale Giovanni Guarda perΓ¬ colpito da quattro coltellate. PiΓΉ tardi il colpevole fu riconosciuto e condannato a tre anni da al remo su una galera veneziana.

OTTORINO GIANESATO

Foto: I danneggiamenti e i furti nei campi, in passato erano molto frequenti (ricostruzione dell’episodio raccontato nell’articolo a cura di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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