[495] DAL REGNO ALLA REPUBBLICA
attraverso i ricordi di una maestra

Maria Costa nacque a Montebello Vicentino il 13 maggio 1881, in un periodo in cui la scuola elementare stava lentamente diventando una presenza importante anche nei piccoli paesi italiani. Il Veneto di fine Ottocento era ancora un territorio povero, legato soprattutto all’agricoltura, e per molte famiglie mandare i figli a scuola significava fare sacrifici. In questo contesto Maria Costa intraprese la professione di maestra, un lavoro che allora richiedeva non solo preparazione, ma anche grande senso del dovere. Dal 1935 al 1948 insegnò nella scuola elementare di Montebello Vicentino. I documenti rimasti, in particolare i diari scolastici, permettono oggi di osservare da vicino la vita quotidiana di una scuola durante anni complessi della storia italiana. Tra le sue righe si incontrano la propaganda del fascismo, le difficoltà della guerra, la povertà del dopoguerra e, soprattutto, il rapporto costante tra una maestra e le sue alunne.
Maria Costa veniva ricordata come un’insegnante severa ma giusta, ordinata e molto paziente. Nei suoi appunti emerge una donna attenta al lavoro e alla crescita delle bambine, anche nei momenti più difficili.
Nel settembre del 1936 partecipò a una riunione degli insegnanti convocata a Montecchio Maggiore dal “Regio Direttore Didattico”. Con il termine “Regio” si indicava che l’Italia era ancora una monarchia governata dal re Vittorio Emanuele III. Il Direttore Didattico era il responsabile delle scuole elementari del territorio e aveva il compito di trasmettere agli insegnanti le indicazioni del governo. In quel periodo il fascismo controllava ogni aspetto della vita pubblica, compresa la scuola. Solo pochi mesi prima Mussolini aveva proclamato la nascita dell’Impero italiano dopo la conquista dell’Etiopia. Il regime presentava quell’evento come una grande vittoria nazionale e pretendeva che anche gli insegnanti partecipassero alla diffusione di questo entusiasmo.
Nel diario di Maria Costa si legge infatti: « Questo si inizia nella radiosa realtà dell’Impero conquistato per la tenace volontà del Duce ». Oggi queste parole possono sembrare lontane dalla sensibilità moderna, ma allora erano parte del linguaggio ufficiale imposto nelle scuole italiane.
Gli insegnanti ricevevano istruzioni molto precise. Dovevano essere puntuali, controllare con attenzione le assenze degli alunni e mantenere buoni rapporti con le famiglie e con le autorità locali. Veniva anche richiesto di partecipare attivamente alla propaganda fascista.
L’anno scolastico iniziò ufficialmente il 1° ottobre 1936. Come accadeva spesso nelle scuole del tempo, la giornata si aprì con una cerimonia religiosa. Insegnanti e alunni parteciparono alla Messa e cantarono il “Veni Creator”, un antico canto latino usato nelle occasioni solenni. Terminata la funzione, tutti si recarono al Monumento ai Caduti per rendere omaggio ai soldati morti in guerra. Questi momenti pubblici erano molto importanti nell’Italia degli anni Trenta. La scuola aveva il compito di educare non solo allo studio, ma anche al rispetto della religione, della patria e delle istituzioni.
Maria Costa si trovò a insegnare a quarantasette bambine. Le classi erano numerose e spesso divise tra maschi e femmine. Le condizioni economiche delle famiglie erano modeste e molte alunne arrivavano a scuola con una preparazione fragile. La maestra annotò infatti con preoccupazione: « Pochissime alunne hanno presentato i compiti autunnali ». Durante le vacanze estive molte bambine aiutavano i genitori nei lavori agricoli o nelle faccende domestiche. Per questo, una volta tornate in aula, avevano dimenticato parte di quanto imparato durante l’anno precedente. Nei diari compare spesso l’O.N.B., cioè l’Opera Nazionale Balilla. Era l’organizzazione giovanile fascista che raccoglieva bambini e ragazzi. Le bambine venivano chiamate “Piccole Italiane” e partecipavano a cerimonie, attività ginniche e manifestazioni patriottiche.
Maria Costa registrava con attenzione il numero delle tessere distribuite alle alunne. Questo dimostra quanto la scuola fosse coinvolta nella diffusione delle organizzazioni del regime. Le celebrazioni fasciste occupavano una parte importante della vita scolastica. In ottobre la maestra parlò alle bambine della Marcia su Roma, l’evento del 1922 che aveva portato Mussolini al governo. Le autorità organizzavano sfilate, discorsi pubblici e commemorazioni a cui partecipavano insegnanti, alunni e cittadini. Anche il re Vittorio Emanuele III veniva celebrato frequentemente. Nei documenti è definito “Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia”, titolo assunto dopo la conquista coloniale africana.
Accanto alla propaganda politica emergono però molti dettagli della vita quotidiana. Uno dei più significativi riguarda la “Befana Fascista”, organizzata il 6 gennaio 1937. In quell’occasione vennero distribuiti piccoli doni ai bambini poveri iscritti alle organizzazioni fasciste. Maria Costa raccontò che alcune bambine ricevettero stoffa per cucire un grembiule, mentre altre ottennero un paio di “zoccole”, scarpe economiche con suola di legno molto diffuse nelle campagne venete. Tutte ebbero anche due arance, considerate allora un regalo prezioso per molte famiglie. Sono dettagli semplici, ma aiutano a capire le condizioni economiche dell’epoca meglio di tanti discorsi ufficiali.
L’inverno rendeva spesso difficile frequentare la scuola. Le nevicate erano abbondanti e molte alunne abitavano lontano dall’edificio scolastico. Nei mesi più freddi Maria Costa annotò numerose assenze a causa del maltempo.
La scuola italiana degli anni Trenta aveva anche il compito di trasmettere abilità pratiche utili nella vita quotidiana. Tra le attività suggerite agli insegnanti compariva persino l’allevamento del baco da seta, molto diffuso nel Veneto rurale. I bachi producevano il filo di seta e rappresentavano una piccola ma importante risorsa economica per molte famiglie contadine. Le direttive ministeriali chiedevano inoltre di decorare le aule con immagini patriottiche e frasi tratte dai discorsi di Mussolini. L’obiettivo era creare quello che il regime definiva “spirito imperiale”. Nonostante questo clima fortemente politicizzato, nel diario della maestra trovano spazio soprattutto le preoccupazioni concrete della scuola: il rendimento delle alunne, la disciplina, gli esami, le malattie e le difficoltà quotidiane.
Nel 1937 Maria Costa accompagnò le bambine in una passeggiata scolastica fino all’obelisco di Sorio per ricordare i caduti del 1848. Anche queste uscite avevano una funzione educativa e patriottica, ma rappresentavano pure un’occasione speciale per le alunne, che raramente si allontanavano dal paese.
Con l’inizio della Seconda guerra mondiale, nel 1940, la situazione italiana peggiorò rapidamente. I documenti conservati non raccontano nel dettaglio gli anni del conflitto, ma è chiaro che anche la scuola dovette affrontare molte difficoltà: scarsità di materiale, freddo, problemi economici e continue preoccupazioni per il futuro. Quando la guerra terminò, il Paese appariva profondamente cambiato. Nel 1946 gli italiani votarono per scegliere tra monarchia e repubblica, e nacque così la Repubblica Italiana.
Il diario dell’anno scolastico 1947-48 mostra una realtà diversa rispetto agli anni del fascismo. Scompaiono i riferimenti al Duce e all’Impero, mentre tornano centrali il lavoro scolastico e il desiderio di ricostruire una vita normale. Il Direttore Didattico raccomandò agli insegnanti puntualità, disciplina, ordine e gentilezza verso gli alunni. Maria Costa ricevette la quarta classe femminile e annotò con soddisfazione: « Tutte le alunne sono molto contente di avere ancora la loro maestra ».
Dopo gli anni della guerra, la continuità scolastica diventava un elemento rassicurante sia per i bambini sia per le famiglie. Anche nel dopoguerra, però, le difficoltà economiche restavano evidenti. In novembre molte bambine si assentarono per malattia. A dicembre la maestra scrisse che la stufa scaldava poco perché la legna era troppo umida. Un particolare molto semplice racconta bene le condizioni della scuola di allora: nel corridoio vennero finalmente rimessi gli attaccapanni, così le bambine non furono più costrette a tenere i cappotti addosso durante le lezioni.
Nel gennaio del 1948 la scuola organizzò una raccolta di offerte per aiutare i disoccupati. L’Italia stava cercando di riprendersi dopo la guerra, ma la povertà era ancora diffusa. Per alcuni mesi Maria Costa dovette lasciare la scuola e fu sostituita da una supplente il cui nome non è rimasto nei documenti. Quando tornò in classe, nel maggio del 1948, annotò una frase molto semplice ma significativa: « Le mie alunne furono tutte contente di rivedermi ». Queste parole mostrano il forte legame costruito negli anni tra la maestra e le sue bambine. Al di là della politica e delle difficoltà del tempo, la scuola restava soprattutto un luogo fatto di rapporti umani, attenzione e presenza quotidiana.
Anche nel dopoguerra continuarono alcune tradizioni del passato, come gli esami di religione davanti al Monsignore Prevosto. La religione cattolica rimase infatti una presenza importante nella scuola italiana per molti anni. I diari di Maria Costa rappresentano oggi una testimonianza preziosa della vita quotidiana in una scuola elementare del Novecento. Attraverso le sue annotazioni si comprende come i grandi eventi storici influenzassero concretamente la vita delle persone comuni. Nelle sue pagine convivono due dimensioni: da una parte la grande storia italiana, con il fascismo, la guerra e la nascita della Repubblica; dall’altra la realtà semplice di una scuola di paese fatta di quaderni, grembiuli, stufe accese male, bambine infreddolite e una maestra che continuava ogni giorno a svolgere il proprio lavoro con impegno e serietà.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: O. Gianesato, U. Ravagnani e M. E. Dalla Gassa, “LA VECCHIA SCUOLA ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO“, Amici di Montebello, 2018, Montebello Vicentino.
IMMAGINE: Ancora oggi gli scolari effettuano una passeggiata scolastica all’obelisco di Sorio per ricordare i caduti del 1848. (Cartolina postale emessa negli anni 20 del Novecento – Collezione Umberto Ravagnani).
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