[499] QUARANT’ANNI IN CATTEDRA
Una vita tra i banchi di scuola

La storia della scuola non è fatta soltanto di edifici, programmi ministeriali o riforme. È fatta soprattutto di persone. Tra queste vi sono insegnanti che, anno dopo anno, hanno accompagnato la crescita di intere generazioni, lasciando un segno profondo nelle comunità in cui hanno operato. Una di queste figure fu Ida Agnolin Tonelato*, maestra elementare di Montebello Vicentino, che dedicò oltre quarant’anni della propria vita all’educazione dei bambini del suo paese. Nata a Montebello Vicentino il 26 gennaio 1899, conseguì il Diploma di Abilitazione Magistrale a Vicenza il 2 giugno 1916. A quel tempo il diploma magistrale era il titolo che consentiva di insegnare nelle scuole elementari. Le maestre rappresentavano una presenza fondamentale nella società italiana, soprattutto nei piccoli centri, dove spesso erano tra le persone più istruite della comunità.
Quando Ida ottenne il diploma, l’Italia era coinvolta nella Prima guerra mondiale. In quel contesto difficile iniziò il suo percorso professionale. Già nell’anno scolastico 1917-1918 insegnava come maestra non di ruolo a Montebello. L’espressione “non di ruolo”, oggi poco utilizzata nel linguaggio comune, indicava un insegnante che non possedeva ancora una nomina stabile e definitiva. Successivamente fu assunta a pieno titolo a Nogarole Vicentino. Dopo alcuni anni riuscì però a ottenere il trasferimento nel paese natale. Da quel momento, e precisamente dal 1927 fino al 1959, la sua vita si intrecciò con quella della scuola elementare di Montebello Vicentino. La durata della sua carriera è già di per sé significativa. Insegnò infatti durante il periodo tra le due guerre mondiali, attraversò gli anni del regime fascista, visse il dramma della Seconda guerra mondiale e proseguì il proprio lavoro nell’Italia del dopoguerra. Quando entrò in classe per la prima volta, molte famiglie vivevano ancora secondo ritmi tradizionali e l’analfabetismo era un problema diffuso. Quando andò in pensione, il Paese stava entrando negli anni del cosiddetto “miracolo economico”, una fase di forte crescita e modernizzazione.
Dietro questi grandi cambiamenti storici vi era però la quotidianità della scuola. E proprio nella vita quotidiana emergono le qualità che resero speciale il suo lavoro. Al suo arrivo a Montebello le fu affidata una situazione che oggi può sorprendere. Doveva insegnare a una prima classe composta da ben settantacinque alunni maschi e, nello stesso tempo, seguire una piccola scolaresca separata di dieci bambine. Per comprendere la portata di questo incarico bisogna ricordare che le scuole dell’epoca disponevano di risorse molto più limitate rispetto a oggi. Le classi erano spesso numerose e il lavoro dell’insegnante richiedeva una grande capacità di organizzazione. Gestire decine di bambini piccoli, seguirne l’apprendimento e mantenere l’ordine richiedeva esperienza, pazienza e una notevole energia.
Un episodio curioso permette inoltre di cogliere il legame tra la storia nazionale e la vita del paese. Alcuni alunni abitavano lungo una strada che, durante il periodo fascista, era stata indicata come “Via B. Mussolini”. In realtà il nome derivava dall’antica “Contrada Mussolina”. La denominazione venne adattata per richiamare il nome del capo del governo dell’epoca. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale la strada recuperò il suo nome tradizionale. È un piccolo dettaglio, ma aiuta a capire come i grandi eventi politici influenzassero anche gli aspetti più ordinari della vita quotidiana. Le testimonianze più interessanti sulla personalità di Ida Agnolin Tonelato provengono dagli ultimi anni della sua carriera. In particolare, la cronaca scolastica del 1957-1958 consente di osservare da vicino il suo modo di insegnare e il rapporto costruito con le alunne. Fin dalle prime annotazioni emerge una caratteristica fondamentale: il senso del dovere. Il 5 novembre 1957 le lezioni ripresero regolarmente dopo un periodo di chiusura dovuto alla cosiddetta “febbre asiatica”, una pandemia influenzale che interessò numerosi Paesi del mondo tra il 1957 e il 1958. La maestra registrò la presenza di quasi tutte le bambine e annotò con fiducia: « Con buona volontà spero recuperare il tempo perduto ». Si tratta di una frase semplice, ma molto significativa. Rivela una persona che affrontava le difficoltà con spirito pratico e determinazione. Il suo obiettivo non era lamentarsi dei problemi incontrati, ma trovare il modo di garantire alle alunne una preparazione adeguata. Pochi giorni dopo compare un altro elemento interessante. Il 9 novembre la classe partecipò alla trasmissione inaugurale dell’anno radioscolastico. La radioscuola era un progetto educativo che utilizzava la radio per portare nelle classi programmi didattici e culturali. Oggi può sembrare una soluzione elementare, ma negli anni Cinquanta rappresentava uno strumento moderno e innovativo. Molte scuole vedevano nella radio una possibilità per ampliare gli orizzonti degli alunni.
La maestra dimostrò subito di comprenderne le potenzialità. Scrisse infatti: « Farò in modo che le bimbe seguano con interesse per trarre profitto da questo mezzo educativo ». Questa osservazione mostra una professionista aperta alle novità e desiderosa di sfruttare ogni occasione utile per migliorare l’apprendimento delle proprie allieve. Ancora più evidente appare il suo interesse per la formazione morale delle bambine. Il 20 novembre raccontò alla classe la vicenda di Nicolino Longo, uno scolaro premiato per la sua generosità. Più che il premio in sé, le interessava il messaggio educativo che poteva trasmettere. Invitò infatti le alunne a essere « sempre buone, generose e a vedere le necessità delle compagne più povere ». Queste parole permettono di comprendere una convinzione molto diffusa tra gli insegnanti della sua generazione: la scuola doveva certamente insegnare a leggere, scrivere e fare di conto, ma doveva anche contribuire alla formazione del carattere e dei valori personali.
Lo stesso approccio emerge durante la Festa degli Alberi del 21 novembre. Questa iniziativa, diffusa nelle scuole italiane fin dalla fine dell’Ottocento, aveva lo scopo di educare i giovani al rispetto della natura. Prima della cerimonia la maestra parlò dell’utilità delle piante e delle cure che meritano. Fece inoltre ripassare alcune poesie dedicate agli alberi e invitò ogni scolara a scrivere una breve cronaca dell’evento. Anche in questo caso si nota un metodo educativo concreto. Le bambine osservavano, ascoltavano, riflettevano e infine rielaboravano l’esperienza attraverso la scrittura. Nella stessa giornata la maestra annotò il ritorno a scuola di Nadia, rientrata dalla Svizzera con la famiglia. Negli anni Cinquanta molte famiglie italiane emigravano temporaneamente all’estero per motivi di lavoro e non era raro che i bambini cambiassero scuola più volte. La frase che Ida dedica a questa alunna è particolarmente significativa: « Sarà mia cura seguirla con amore ». Queste parole rivelano una qualità che emerge più volte nelle sue annotazioni: l’attenzione verso ogni singolo bambino. Dietro la disciplina e l’organizzazione vi era una sincera sensibilità umana. Le cronache dei mesi successivi confermano l’immagine di un’insegnante molto scrupolosa. A marzo partecipò a una riunione con il direttore scolastico per discutere i programmi e la preparazione degli esami.
Gli esami di seconda elementare rappresentavano allora una tappa importante del percorso scolastico. Il direttore raccomandò che gli argomenti fossero affrontati in modo approfondito e non superficiale. La maestra registrò con attenzione tali indicazioni, dimostrando il valore che attribuiva alla qualità dell’insegnamento. Nelle sue annotazioni compaiono anche istituzioni oggi poco conosciute. Il Patronato Scolastico, ad esempio, era un ente assistenziale che aiutava gli alunni appartenenti a famiglie in difficoltà economica. Durante la giornata dedicata a questo organismo vennero venduti francobolli e cartoline per raccogliere fondi destinati alle attività di sostegno. Anche questa iniziativa riflette l’importanza attribuita alla solidarietà e all’aiuto reciproco all’interno della comunità scolastica. Particolarmente interessante è inoltre il rapporto che la maestra manteneva con le famiglie. Alla fine del secondo trimestre distribuì le pagelle e invitò personalmente le madri a incontrarla. La pagella era il documento ufficiale che riportava voti e giudizi. Tuttavia Ida non considerava sufficiente una semplice valutazione scritta. Riteneva importante confrontarsi direttamente con i genitori per fornire informazioni precise sul comportamento e sul rendimento delle figlie. Questa attenzione al dialogo testimonia una visione dell’educazione fondata sulla collaborazione tra scuola e famiglia.
Forse la descrizione più bella delle sue alunne è contenuta in una breve osservazione scritta alla fine di marzo. La maestra nota come molte bambine seguano le lezioni con impegno, si mostrino curiose e partecipino con entusiasmo alle novità proposte. Con soddisfazione scrive che esse « danno all’insegnante la soddisfazione che sulla scuola cerca ». In questa frase si coglie il significato più profondo della sua lunga carriera. La vera ricompensa non era rappresentata dagli anni di servizio o dai riconoscimenti ufficiali, ma dalla crescita delle bambine affidate alle sue cure. Dopo oltre quarant’anni trascorsi in aula, Ida Agnolin Tonelato lasciò la scuola portando con sé il ricordo di migliaia di giornate trascorse tra lezioni, esercizi, colloqui con le famiglie e momenti condivisi con i propri alunni. Le sue cronache mostrano una maestra preparata, responsabile, attenta alle innovazioni, sensibile ai bisogni dei più fragili e profondamente convinta del valore educativo della scuola. Una figura che, attraverso il lavoro quotidiano e spesso silenzioso, contribuì alla crescita culturale e umana della comunità di Montebello Vicentino.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: O. Gianesato, U. Ravagnani e M. E. Dalla Gassa, “LA VECCHIA SCUOLA ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO“, Amici di Montebello, 2018, Montebello Vicentino.
FOTO: Anno scolastico 1927-28, classe I maschile, con la maestra Ida Agnolin Tonelato. In questa classe frequentavano 75 alunni.
NOTA: * Vedi anche il nostro articolo n. [345] del 6 luglio 2023 “[345] “LA MAESTRA IDA AGNOLIN TONELATO – Una maestra davvero importante“.
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