CASERME E SOLDATI A MONTEB.

CASERME E SOLDATI A MONTEB.

[392] CASERME E SOLDATI A MONTEBELLO
durante la Repubblica di Venezia

Alla fine del XVI secolo, la Repubblica di Venezia instaurò una rete di presidi militari su tutto il suo territorio. Uno dei presidi più rilevanti era la fortezza di Palmanova. Lungo l’asse stradale che collegava il Friuli con i territori di Crema e Bergamo in Lombardia, furono erette caserme che ospitavano guarnigioni di diverse dimensioni: dalle piccole stazioni con pochi soldati, alle più grandi nei capoluoghi di distretto. A Vicenza, la caserma della cavalleria si trovava nel quartiere di Portanova, oggi ricordato da “via del Quartiere”. Altre caserme si trovavano a Carmignano di Brenta, allora parte della provincia di Vicenza, e a Montebello, che ne aveva due: una piccola dietro il palazzo comunale e una più grande tra la piazza e il ponte “del Marchese” sul torrente Chiampo.
Secondo gli storici, la caserma di Carmignano fu allestita tra il 1620 e il 1630, risultando gemella di quelle di Montebello per epoca, dimensioni e utilizzo. Dal “Libro delle Colte del Clero” emerge che tra il 1623 e il 1626 furono sostenute considerevoli spese per materiali e manodopera, indicando che in questo periodo si svolsero i maggiori lavori di costruzione e trasformazione delle strutture militari.
Nel 1629, il “Quartiero Viviano” di Montebello viene citato in un pagamento a un fabbro per la sostituzione di serrature. Nei primi anni di allestimento delle nuove caserme, spesso si preferiva affittare edifici già esistenti piuttosto che costruirne di nuovi, come avvenne successivamente a Montebello. Un contratto di affitto del 7 novembre 1616 potrebbe retrodatare l’esistenza di queste caserme, anche se non è chiaro se si riferisca al “Quartiero piccolo o Viviano” o allo “Stalone o li Quartieri” più grande vicino al “ponte del Marchese”.
Nell’ottobre del 1706, una piena del Rodegoto e dell’Aldegà-Chiampo colse di sorpresa gli abitanti di Montebello. I danni maggiori furono subiti dagli edifici lungo gli argini, tra cui quelli dei Marchesi Malaspina e la lunga caserma “de li Quartieri” occupata dalla cavalleria veneziana. I soldati dovettero affrontare grandi difficoltà per salvare se stessi e i loro cavalli, e alcuni cercarono scampo aprendo varchi nei muri delle stalle.
Questa alluvione ricordava quella del 1691 e quella del 1696, entrambe devastanti per la comunità. Anche questa volta, la piena rese inagibile l’accesso al ponte sul Chiampo, bloccando il movimento sulla Strada Regia. Il 9 ottobre 1706, Francesco Muttoni, perito degli “Ingrossadori”, fu chiamato per ripristinare la caserma “de li Quartieri”. Nonostante Muttoni avesse proposto tre soluzioni, i deputati optarono per piccoli interventi, insufficienti a prevenire danni ulteriori causati da un’altra alluvione nel novembre 1710. Solo nel gennaio 1715 i “Quartieri” furono ripristinati sotto la gestione di Marco Zazon, che subentrò al padre Gio.Batta dopo aver vinto l’appalto nel dicembre 1712.
Il quartiermastro era generalmente un militare preposto alla direzione di una caserma. A Vicenza, all’inizio del Settecento, questo ruolo era ricoperto dal capitano Camillo Trissino. A Montebello, invece, il quartiermastro era un civile che fungeva da albergatore per i soldati, curando gli edifici e fornendo assistenza alle truppe, in particolare per la gestione del fieno per la cavalleria. Il suo incarico veniva assegnato tramite gara d’appalto e durava cinque anni, con possibilità di riconferma.

Il “Quartier grande” di Montebello, con tre stalle per 55 posti, richiedeva maggior impegno. Le stalle piccole erano situate di fronte alla Strada Regia, mentre “lo stallone” si estendeva verso l’argine del Chiampo. Le camere erano per lo più al primo piano sopra le stalle. Il “quartieretto” disponeva di due stalle per un totale di 12 posti e 11 stanze tra camere e salette. Questo assetto risulta da un inventario del 1715. Gio.Maria Guelfo fu uno degli appaltatori più longevi, gestendo i quartieri di Montebello dal 1692 al 1712, nonostante le difficoltà causate dalle alluvioni del 1692, 1702 e 1710. Durante il suo mandato, Guelfo fu accusato di appropriazione indebita e negligenza nella manutenzione, portando a una lunga controversia con l’amministrazione di Vicenza. Egli replicò sostenendo che le truppe tedesche di passaggio nel 1705 non avevano pagato il fieno e avevano sottratto foraggio. Dopo l’alluvione del 1710, soldati del capitano Carrara avevano anche rubato denaro a suo figlio. Il successore di Guelfo, Nicolò Perana, dovette affrontare simili difficoltà nel far rispettare i pagamenti da parte dei soldati. Nonostante questi problemi, il ruolo del quartiermastro rimase cruciale per garantire il funzionamento delle caserme e il supporto logistico alle truppe, contribuendo così alla difesa del territorio della Repubblica di Venezia.
Le caserme veneziane, con la loro rete di presidi militari, rappresentarono un elemento fondamentale per la difesa e il controllo del territorio. Il ruolo dei quartiermastri, spesso civili che vinsero gare d’appalto, fu essenziale per il mantenimento e la gestione logistica di questi edifici, dimostrando l’importanza della collaborazione tra autorità militari e civili. Le vicende delle alluvioni e delle difficoltà logistiche evidenziano le sfide che queste strutture dovettero affrontare per rimanere operative nel tempo. Nonostante gli ostacoli, l’efficienza della rete di presidi militari contribuì significativamente alla sicurezza e alla stabilità della Repubblica di Venezia.
In conclusione, la gestione delle caserme fu una componente cruciale della strategia difensiva della Serenissima. Le sfide affrontate, dalle calamità naturali alle difficoltà amministrative, furono superate grazie alla dedizione e alla competenza di coloro che gestivano queste strutture, garantendo così la protezione e il benessere dei territori sotto la loro giurisdizione.

Umberto Ravagnani – Ottorino Gianesato

DISEGNO: La caserma posta non lontano dal ponte del Marchese. Le stalle erano al piano terra e le camere al primo piano. (Disegno di Umberto Ravagnani, ricavato da un bozzetto, non firmato né datato, probabilmente del perito Francesco Muttoni, eseguito nei primi anni del 1700).
BIBLIOGRAFIA: O.Gianesato, “Miscellanea di storia montebellana“, 2009.
NOTA: ⁕ Vedi anche l’articolo MONTEBELLANI DEL PASSATO (1).

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