[489] SAN BERNARDINO
La memoria di un edificio perduto

Nel tessuto storico di Montebello esiste una vicenda che oggi si può ricostruire solo attraverso tracce indirette, ma che per secoli ha avuto un ruolo ben visibile nella vita della comunità. Fino al 1909, infatti, al posto del vecchio asilo infantile sorgeva una chiesa. Era un edificio che accompagnava i ritmi della popolazione, segnando feste, momenti di raccoglimento e passaggi importanti della vita. La sua scomparsa ne ha cancellato la presenza materiale, ma non il significato che aveva assunto nel tempo.
Quella chiesa è ricordata oggi come San Francesco, ma questo nome è solo l’ultimo di una serie di cambiamenti che raccontano una storia più lunga e stratificata. In origine, infatti, l’edificio era legato in modo particolare alla figura di Bernardino da Siena. A lui era dedicata la chiesa, al quale venne affiancato anche il nome di San Zenone. Questo dettaglio, che può sembrare secondario, è in realtà importante: indica che il culto di Bernardino non fu un’aggiunta marginale, ma costituì il nucleo iniziale dell’identità della chiesa.
Le origini dell’edificio risalgono probabilmente alla fine del Trecento, quando la nobile famiglia Cozza ne promosse la costruzione. In quel contesto storico, fondare una chiesa significava molto più che creare uno spazio religioso. Era un gesto che univa devozione e rappresentazione sociale, un modo per radicare il proprio nome nella memoria del territorio. Le chiese erano punti di riferimento, luoghi in cui la comunità si riconosceva.
Le fonti che permettono di seguire questa vicenda sono frammentarie. Non esiste una narrazione continua, ma piuttosto una serie di documenti sparsi: testamenti, atti notarili1, annotazioni che, lette insieme, restituiscono un quadro coerente.
Per comprendere perché Bernardino avesse un ruolo così centrale, bisogna guardare al contesto del Quattrocento. Le sue prediche, documentate anche in queste zone nel 1423 e nel 1443, ebbero un impatto profondo. Non si trattava di discorsi lontani dalla realtà: parlava in modo diretto, affrontando questioni concrete come il gioco d’azzardo, l’usura – cioè il prestito di denaro con interessi eccessivi – e le tensioni politiche che dividevano le città. Il suo linguaggio era semplice, accessibile, e proprio per questo riusciva a coinvolgere persone di ogni condizione.
La sua figura si inserisce nel movimento degli Osservanti, una corrente interna all’ordine francescano che puntava a recuperare uno stile di vita più fedele agli ideali originari di povertà e semplicità. Bernardino ne fu uno dei principali protagonisti. Non si limitava a predicare: cercava di riformare, di dare un indirizzo nuovo alla vita religiosa del suo tempo. Quando fu proclamato santo nel 1450 da Niccolò V, il suo culto era già ampiamente diffuso. La canonizzazione, cioè il riconoscimento ufficiale della santità, contribuì a consolidare una devozione che era già viva nelle comunità. A Montebello, questo si tradusse in una forte identificazione della chiesa con il suo nome.
L’aggiunta di San Zenone non cancellò questa centralità, ma la affiancò. Si può immaginare come un tentativo di tenere insieme due livelli di devozione: da un lato quella più recente, legata a un predicatore contemporaneo; dall’altro una tradizione più antica, radicata nel territorio. Era un modo per creare continuità, per non rompere con il passato mentre si accoglieva una nuova sensibilità religiosa. Un passaggio decisivo nella storia della chiesa avvenne nel 1463, quando i frati francescani ne presero possesso. Questo evento segnò una svolta. I francescani erano naturalmente legati alla figura di Bernardino, che aveva avuto un ruolo di primo piano nella loro riforma. La presenza dei frati contribuì a rafforzare ulteriormente il legame tra la chiesa e il santo senese.
Per alcuni decenni, quindi, la dedicazione a San Bernardino rimase predominante. Solo nei primi anni del Cinquecento si arrivò a un nuovo cambiamento, con l’intitolazione definitiva a San Francesco. Questo passaggio può essere letto come una scelta di sintesi: San Francesco rappresentava il fondatore dell’ordine e offriva un riferimento più ampio, capace di unire diverse tradizioni interne al francescanesimo.
La diffusione del culto di Bernardino nel Quattrocento non riguarda solo Montebello. Nella Diocesi di Vicenza e in molte altre aree dell’Italia centro-settentrionale si osserva lo stesso fenomeno. Le chiese dedicate al santo aumentano, ma anche la vita quotidiana ne porta i segni.
Un indicatore significativo è la diffusione del nome Bernardino. Nei documenti notarili della seconda metà del Quattrocento compare con grande frequenza. A Montebello, ad esempio, si racconta che quasi ogni famiglia avesse almeno un membro con questo nome. Non si trattava di una semplice scelta anagrafica: era un segno di devozione, un modo per rendere presente il santo nella vita familiare. Accanto a nomi tradizionali come Giovanni, Bartolomeo, Francesco e Nicolò, Bernardino si affermò come uno dei più utilizzati.
Per capire la forza di questa devozione, è utile ripercorrere la vita del santo. Bernardino nacque nel 1380 a Massa Marittima, in Toscana, da una famiglia nobile, gli Albizzeschi. Rimasto orfano in tenera età, fu cresciuto a Siena dagli zii. Un momento determinante della sua giovinezza fu la peste del 1400. In un periodo segnato da epidemie devastanti, si dedicò all’assistenza dei malati presso l’ospedale di Siena, insieme ad alcuni compagni. Era un impegno rischioso, che richiedeva coraggio e senso di responsabilità. Dopo la fine dell’epidemia, si prese cura della zia malata fino alla sua morte.
Nel 1404 entrò nell’Ordine dei frati minori. Dopo l’ordinazione sacerdotale, iniziò a viaggiare come predicatore. Dal 1417 percorse gran parte dell’Italia, portando il suo messaggio in città e villaggi. Le sue prediche erano caratterizzate da uno stile diretto e concreto. Non cercava effetti retorici, ma puntava a farsi capire, a incidere nella vita delle persone. Uno degli aspetti più noti della sua predicazione fu la diffusione della devozione al nome di Gesù, rappresentato con il monogramma “IHS”2. Questo simbolo divenne un segno distintivo del suo operato.
All’interno dell’ordine francescano, Bernardino ebbe anche un ruolo organizzativo importante. Nel 1437 fu nominato vicario generale degli Osservanti. In questa veste, promosse una riforma che insisteva sulla disciplina e sulla formazione. Scrisse trattati di teologia e sostenne l’importanza dello studio, affermando che l’ignoranza poteva essere dannosa quanto la povertà. Nonostante la sua fama, rifiutò più volte la carica di vescovo, proposta in città come Siena, Ferrara e Urbino. Questo rifiuto è spesso rappresentato con l’immagine di tre mitrie ai suoi piedi, simbolo della sua scelta di restare fedele alla vita semplice del predicatore.
Morì nel 1444 a L’Aquila, mentre era in viaggio verso Napoli. La sua canonizzazione, avvenuta nel 1450, contribuì a rafforzare una devozione che era già molto diffusa. Il nome Bernardino deriva da Bernardo, di origine germanica, e significa “forte come un orso”. Nel tempo, il santo è stato considerato patrono di diverse categorie, tra cui predicatori e tessitori, ed è stato invocato per disturbi legati alla voce, come la raucedine. La sua festa si celebra il 20 maggio.
Tornando a Montebello, la storia della chiesa appare come un riflesso di queste dinamiche più ampie. La dedicazione originaria a San Bernardino, a cui venne aggiunto San Zenone, racconta di una comunità che accoglie nuove forme di devozione senza perdere il legame con la tradizione. Il successivo passaggio a San Francesco3 segna un ulteriore momento di trasformazione, legato alla presenza dei francescani. Oggi, di quell’edificio restano pochissime tracce visibili. Eppure, attraverso i documenti e la memoria storica, è possibile ricostruire il suo percorso. È una storia fatta di cambiamenti, ma anche di continuità, in cui la fede e la vita quotidiana si intrecciano in modo profondo.
Umberto Ravagnani
NOTE: 1) Ecco alcuni documenti che ricordano la Chiesa di San Bernardino:
– 1475 – Notaio Gio Michele – Donazione dell’egregio nobil uomo Galvano del fu Bonjacobo Trissino: Per il sincero affetto che prova per la devotissima Chiesa di SAN BERNARDINO dell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco sita in Montebello, 10 campi circa posti nelle pertinenze di Boccon di Vò Euganeo.
– 1476 – Notaio Gio Michele – Testamento di Tomeo Bonaventura Di Montebello: ordina di dare alla chiesa di SAN BERNARDINO di Montebello dei Frati Conventuali Minori Soldi 45 per mezzo di Tomaso Miglioranza di Montebello, suo debitore, per acquistare tanta cera.
– 1478 – Notaio Antonio Dal Pissolo – Testamento di Martino Braga di Montebello: ordina di dare alla Chiesa e all’oracolo di SAN BENARDINO di Montebello, ogni anno e per 5 anni, 2 staia di frumento, alla festa di San Felice in Agosto. Questo affinché i frati di detto luogo ed oracolo celebrino ogni anno e per 5 anni, una messa di suffragio all’anniversario della morte del testatore.
– 1481 – Notaio Antonio Dal Pissolo – Testamento Di Pietro Marendolo di Montebello: ordina di dare “una tantum” alla chiesa di SAN BERNARDINO di Montebello 1 staio di frumento.
– 1482 – Notaio Antonio Dal Pissolo – Testamento Di Bertoldo Di Clunia, Castellano Della Rocca Dl Montebello: vuole essere sepolto nel cimitero ossia nell’Oratorio della chiesa di SAN BERNARDINO E SAN ZENONE di Montebello, a questa chiesa lascia Lire 100 in monete vicentine.
2) Deriva dalle prime tre lettere greche del nome di Gesù (ΙΗΣΟΥΣ – Iesous). In seguito è stato interpretato anche come iniziali latine della dicitura “Gesù Salvatore degli uomini” (lesus Hominum Salvator).
3) Vedi anche l’articolo n. [10] Ghe gera ‘na volta – La Chiesa di San Francesco (secolo XIII), il n. [189] La sparizione di Frate Lodovico dal Convento Di San Francesco e l’articolo n. [370] La sagra di San Francesco.
BIBLIOGRAFIA:
– O.Gianesato, “NOME E … COGNOME”, 2007.
– AA.VV. “AUREOS 2001-20”, “AUREOS 2021-22”, “AUREOS 2023-24”, Amici di MONTEBELLO.
FOTO: Com’era la Chiesa di San Bernardino e San Zenone ossia San Francesco (elaborazione grafica di Umberto Ravagnani).
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