IL SOGNO INFRANTO

IL SOGNO INFRANTO

[380] IL SOGNO INFRANTO

Candido Dal Zovo, nativo di Sarego, figlio di Girolamo e Domenica Ceccon, emigrò in Brasile ormai quarantenne. Un paio di anni più tardi fece ritorno in Italia e si stabilì con il fratello Domenicò in località la Mason nel comune di Montebello Vicentino. Probabilmente doveva aver fatto un po’ di soldi se il fratello Domenico, di un anno più giovane, fu lusingato ad imitarlo mettendosi in viaggio verso il sud America.
Perciò, il 15 agosto 1893 Domenico Dal Zovo s’imbarcò con altri emigranti del nord Italia nel porto di Genova sul piroscafo misto “Remo”alla volta del Brasile. Non era una cattiva imbarcazione, visto era stata costruita nei cantieri navali di Sestri Ponente solo nel 1891. La sua stazza era di 2964 tonnellate, misurava 110 metri di lunghezza e più di 12 di larghezza e raggiungeva la velocità di 12 nodi pari a 22,2 chilometri orari. Oltre che a svariate tonnellate di merci, poteva ospitare 60 passeggeri in 1a classe e 900 in 3a. Al suo varo, il piroscafo dapprima prese il nome di “Michele Lazzarone” per cambiarlo poi in “Remo” ed era di proprietà della Compagnia di Navigazione Italo-Brasiliana Giacomo Gresta di Genova, iscritto tra i natanti di questo porto col numero di matricola 201.
Quando il piroscafo “Remo” salpò da Genova i passeggeri imbarcati erano molti di più di quelli previsti dalle liste, creando disagi e confusione a non finire. E come non bastasse il vapore, anziché dirigersi verso lo stretto di Gibilterra e l’oceano Atlantico, fece rotta verso il porto di Napoli dove vi salirono ulteriori 700 passeggeri trasformando la nave in un formicaio con ben oltre 1500 unità. Il 27 agosto 1893 a causa del cattivo cibo fornito a bordo alcuni passeggeri si ribellarono incitando gli altri alla rivolta. Il capitano, per sedare i disordini, fece legare i quattro più violenti di origine toscana alle catene dell’ancora.
Fu così che il 6 settembre, vuoi per l’eccessivo numero di persone costrette a convivere in spazi ristretti, vuoi per il caldo e la pessima qualità del rancio, scoppiarono inevitabilmente delle epidemie. A farne subito le spese furono due bambine affette da presunto colera, i cui corpicini, onde evitare il dilagare del morbo, furono gettati nell’oceano. Quando mancavano 70 miglia da Rio de Janeiro il terribile male colpì un paio di passeggeri imbarcati a Napoli, ma ciò nonostante la navigazione proseguì tra liti e maltrattamenti da parte del personale che comandava la nave. All’alba del 9 settembre il piroscafo “Remo” approdò in Brasile, non a Rio de Janeiro, ma sull’isola Grande. Qui la commissione sanitaria brasiliana, sapendo dell’esistenza a bordo del contagio e la presenza di alcuni deceduti, ordinò al comandante di portare il natante 20 miglia più al largo.
Da parte sua il governo centrale carioca fu assai determinato nell’ordinare di respingere gli italiani e imporre l’inversione della rotta al piroscafo “Remo”. Tra le lacrime degli emigranti delusi, la sera del 13 settembre il piroscafo salpò per l’Italia e durante il viaggio di ritorno si verificarono altri decessi. Compreso quello del neo montebellano Domenico Dal Zovo.
Erano già passati 50 giorni da quando il piroscafo “Remo” era partito da Genova e mai i passeggeri avevano potuto toccare la terraferma. Così, il 4 ottobre i passeggeri del piroscafo furono dirottati verso l’isola dell’Asinara, a nord della Sardegna, per trascorrere la quarantena. Quindi il piroscafo riprese la navigazione verso Napoli dove fece scalo il giorno 18 dello stesso mese per poi arrivare a Genova il 26 seguente per lo sbarco definitivo. Alla fine del viaggio si contarono le perdite: 96.
Si evince che in base all’atto di morte n° 80 del 4 ottobre, redatto dal comandante del piroscafo “Remo” signor Giuseppe Gostuzzo, Domenico Dal Zovo venne a mancare proprio quel giorno alle ore 11 a.m. in seguito a cholera morbus. Il documento fu scritto facendo seguito alla relazione dell’unico dottore di bordo, il signor Vittorio Ghiglione di Boscomarengo, domiciliato a Milano, con altro testimone il trentasettenne signor Scribonis di Genova. Solo che nella stesura del documento fu indicato come Sarego il paese di provenienza di Domenico Dal Zovo. Pertanto la comunicazione scritta della sua scomparsa venne inviata a questo comune che a sua volta, il 16 novembre, non fece altro che girarla per competenza al comune di Montebello Vicentino.
Con questo ultimo atto dovuto, si concludeva la sfortunata vicenda di un povero emigrante in cerca di una vita migliore. OTTORINO GIANESATO

FOTO: 1) Una delle molte locandine pubblicitarie di fine ‘800 per l’emigrazione in Brasile.

Umberto Ravagnani

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Un commento

  1. LUÍS CARLOS

    [380] O SONHO QUEBRADO – 07/03/2024

    “[…] senza memoria, senza storia, non c’è identità […]”

    O artigo nos remonta ao [278] GIUSEPPE ZORDAN – 24/03/2022

    ([380] IL SOGNO INFRANTO – 03/07/2024
    “[…] senza memoria, senza storia, non c’è identità […]”
    L’articolo ci riporta a [278] GIUSEPPE ZORDAN – 24/03/2022)

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