[517] LA MASON
Tra pellegrini, Cavalieri e contadini

Quando si guarda oggi la Mason, è difficile immaginare quante persone e quante vicende siano passate da questo luogo. La grande Casa è ancora lì, mentre della chiesa antica non rimane più nulla. Eppure, attraverso documenti, inventari e vecchie descrizioni, è possibile ricostruire una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e attraversa secoli di trasformazioni.
Una delle testimonianze più efficaci è quella lasciata nel 1693 da don Alvise Sorio nel Cabreo della Commenda. Il cabreo era una sorta di inventario dettagliato delle proprietà: descriveva edifici, terreni, confini, coltivazioni e alberi. Don Alvise definì la Mason con parole semplici e molto concrete: “Vi è una sola Casa, antica, vecchissima, dominicale, mentre la Masone non ha altre Case che questa, situata sopra un colle et attaccata alla Chiesa, cinta di muro.” In poche righe emerge già l’immagine di un complesso antico, raccolto attorno alla propria chiesa e protetto da una cinta muraria.
Le origini della Mason risalgono a un’epoca ancora più lontana. Nel Medioevo il luogo si trovava lungo una direttrice percorsa dai pellegrini diretti verso Roma e verso la Terrasanta. Il testo collega la Mason alla romana via Postumia e ipotizza che qui potesse trovarsi una delle antiche tappe dell’itinerario burdigalense, il percorso che dalla pianura padana conduceva verso Venezia.
Nel XII secolo compare il nome di Mason del Tempio, collegato alla presenza dei Templari. L’Ordine dei Cavalieri del Tempio aveva infatti fondato qui un ospizio e una chiesa. La loro presenza è documentata almeno dal 1189. L’ospizio non era un albergo come lo intendiamo oggi: era un luogo destinato soprattutto ad accogliere, far riposare e assistere i pellegrini durante il viaggio. In un mondo in cui spostarsi significava affrontare strade difficili, pericoli e lunghe distanze, una struttura di questo tipo rappresentava un punto di riferimento importante.
La documentazione medievale ci lascia poi alcune tracce interessanti. Nel 1258 viene ricordato Tommaso della Mason, che governava Verona come vicario di Ezzelino da Romano. Nel 1297 e nel 1303 la domus mansionis del themplo, cioè la casa della Mason appartenente ai Templari, risulta tra le proprietà che pagavano le decime al Papa.
Nel 1310 si verifica un passaggio significativo. I beni della Chiesa e della Casa dei Templari della Mason vengono affidati a un notaio di Vicenza, incaricato di conservarli per conto della Chiesa romana. Era il periodo in cui la storia dei Templari stava ormai cambiando radicalmente. L’Ordine, perseguitato dal re di Francia Filippo il Bello, venne soppresso nel 1312 da papa Clemente V.
La fine dei Templari, però, non significò la fine della presenza religiosa alla Mason. Nel 1319 è documentata quella dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni, legato alla tradizione dei futuri Cavalieri di Malta. L’ospedale della Mason doveva servire ancora una volta come luogo di accoglienza per i pellegrini diretti a Roma o verso la Palestina.
Di questa fase, tuttavia, sappiamo poco. Per gran parte del Quattrocento le fonti non permettono di seguire con continuità le vicende dell’ospedale. Sappiamo invece che la chiesa era dedicata a San Giovanni e a San Macario di Gerusalemme e che, con il passare del tempo, il complesso assunse una funzione diversa.
Dal XV secolo la Mason non fu più abitata stabilmente da monaci o Cavalieri. I suoi beni continuarono però a essere amministrati per conto della sede di Venezia oppure concessi in affitto. La chiesa rimase parte del complesso e, dopo la Riforma tridentina, venne regolarmente visitata dai vescovi della diocesi.
È in questo periodo che assume importanza la Commenda. Il termine indicava un sistema attraverso il quale una chiesa o un monastero, insieme alle relative proprietà, venivano affidati temporaneamente a una persona chiamata commendatario. Questi riceveva una rendita e aveva, tra gli altri compiti, quello di conservare il patrimonio. In teoria doveva quindi amministrarlo e mantenerlo; nella pratica il sistema poteva anche favorire l’arricchimento di chi riceveva l’incarico.
Alla Mason, per quasi due secoli, furono i Sorio, una famiglia nobile vicentina, a occuparsi dell’amministrazione. La proprietà comprendeva terreni alla Mason e a Sorio, ma anche a Gambellara, Calderina, Selva, Roncà e Vicenza. I cabrei permettono di capire quanto fosse articolata questa realtà: venivano registrate le misure dei terreni, i confini, i nomi dei luoghi, le colture e perfino gli alberi presenti.
La vita della proprietà, però, era tutt’altro che tranquilla. Una delle minacce più frequenti arrivava dall’acqua. Il Chiampo provocava periodicamente rotte e allagamenti, danneggiando argini, prati e coltivazioni. Il 17 novembre 1688 e soprattutto il 4 dicembre 1691 si verificarono due episodi particolarmente gravi. Nell’ultima piena furono distrutti molti argini verso il rio della Selva, parte dei campi seminati a frumento venne portata via e i prati furono ricoperti di ghiaia.
Anche gli edifici richiedevano continue cure. Le relazioni del 1652, 1673 e 1684 parlano di muri crepati, recinzioni rovinate e strutture ormai molto vecchie. La chiesa doveva essere restaurata sia all’interno sia all’esterno, mentre la cinta muraria era descritta come “cadente, ruinosa, rotta, creppata et appontellata”, cioè talmente malridotta da avere bisogno di puntelli per non crollare.
Nonostante questi problemi, la Mason rimaneva un luogo vivo. La chiesa possedeva altari, quadri, arredi sacri e una campana. Su una parete si trovava un’immagine molto venerata dalla popolazione: la Madonna con il Bambino insieme a Santa Lucia, San Rocco e San Sebastiano. Durante il Venerdì Santo arrivavano in processione i Battuti di San Giovanni, una confraternita religiosa. A Pasqua, invece, accorrevano persone dai paesi vicini per ottenere le indulgenze. Per questo la chiesa della Mason era conosciuta anche come “il Monte Santo”.
La Casa accoglieva inoltre ospiti di un certo rilievo. Nel 1543 vi soggiornò il cardinale Farnese, arrivato a Sorio per la caccia insieme a un seguito di aristocratici. Nel 1680 l’affittuario dovette invece accogliere il nipote del Gran Priore di Venezia, arrivato alla Mason con diciotto persone e quattordici cavalli. Una visita tutt’altro che semplice da gestire, soprattutto perché era arrivata senza preavviso.
Nel 1693 don Alvise Sorio cercò di assicurare continuità alla propria presenza. Aveva quarantadue anni e chiese di poter mantenere l’incarico per altri quindici anni, scrivendo “che tanta o poca può essere la mia vita”. In cambio si impegnava a restaurare e ampliare gli edifici e la chiesa e a piantare a proprie spese viti e alberi su sessanta campi.
Il suo racconto mostra anche quanto fossero difficili i rapporti con alcuni abitanti del territorio. Nel cabreo don Alvise si lascia andare a parole molto dure contro i contadini che, secondo lui, danneggiavano le coltivazioni e le proprietà. Il conflitto non rimase sempre soltanto nelle parole. Nel 1761 Giovanni Busato fu accusato di aver sparato un colpo di schioppo nella corte della Mason e di aver minacciato l’amministratore. Ne seguì un processo criminale, concluso poi con un accordo: Busato dovette lasciare Sorio con la famiglia, chiedere pubblicamente perdono e sostenere le spese del procedimento.
La chiesa era ancora esistente nel 1775 e conservava gran parte degli arredi descritti negli inventari precedenti. Era stata inoltre sottoposta a un importante restauro nel 1706, poco dopo la morte dell’ultimo Sorio, e nel 1727 appariva ancora imponente, con lo stemma dei Cavalieri di Malta.
Il destino della chiesa cambiò definitivamente nell’Ottocento. L’8 aprile 1848, durante gli scontri sul monte di Sorio, i soldati austriaci del principe di Vaduz presero il controllo della zona. La chiesetta di San Giovanni venne incendiata insieme ad altre case della Mason. La chiesa non fu più ricostruita. La Mason, invece, rimase e continuò la propria storia.
Dopo le soppressioni e la dispersione di una parte del patrimonio, il complesso perse progressivamente l’antica funzione religiosa e divenne una realtà agricola. La grande Casa, l’aia, la cantina, la boaria e i terreni continuarono a essere il cuore di un’attività rurale. Poi arrivò anche un periodo di abbandono.
In tempi più recenti si è cercato di recuperare l’antico complesso, intervenendo sugli edifici, sui cortili e sugli spazi della Mason. Non sarebbe tornato l’ospizio medievale per pellegrini e viandanti: la destinazione prevista era molto più moderna, quella di un residence e di una multiproprietà.
La storia della Mason, quindi, non termina con la distruzione della chiesa. La grande Casa è ancora lì e conserva, nei suoi muri e nella sua struttura, la memoria di un passato lungo secoli. Sono scomparsi i pellegrini, i Templari, i Cavalieri, i Battuti e la vecchia chiesa, ma il luogo continua a raccontare la propria storia.
La Mason non è soltanto ciò che è rimasto di un edificio antico: è la traccia concreta di un mondo che, attraverso guerre, alluvioni, restauri, contratti e trasformazioni, è riuscito in qualche modo ad arrivare fino a noi.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – L. Zonin, “Le Chiese antiche di Gambellara”, 2026.
– M.G. Bulla Borga, “L’ospedate ‘di strada’ dei monaci Templari alla Mason di Montebello Vic.”, 2015.
– L. Imperio, “Parigi 1307 – Il venerdì maledetto dei Templari”, 2007.
IMMAGINE: Ricostruzione di fantasia della Mason come doveva essere in epoca medievale (Elaborazione digitale Umberto Ravagnani).
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