[519] UN DIFFICILE VICINATO

La convivenza tra vicini di casa, quando è priva di una seppur minima reciproca sopportazione, è spesso fonte di litigi che sfociano in azioni ben più gravi di semplici battibecchi. E’ noto come anche attualmente le numerose cause legali sorte tra gli abitanti di certi condomini abbiano intasato di lavoro perfino i tribunali civili con conseguente grande impiego di avvocati.
La litigiosità tra vicini complica la coesistenza e affonda le sue radici nella notte dei tempi. Solo che una volta, per dirimere le controversie, si ricorreva spesso a degli arbitri locali nominati dall’una e dall’altra parte in lizza, impedendo che la disputa potesse degenerare. E il tutto andava messo nero su bianco da un notaio locale.
A Montebello, prendendo in considerazione solo il breve periodo che va dal 1610 al 1616 troviamo varie situazioni di controversie che ci sono state tramandate dai notai e aventi quasi tutte, come principale oggetto del contendere, lo scolo e l’utilizzo delle acque meteoriche, Teatro principale delle vicende le colline di Selva ed Agugliana e la pianura immediatamente sottostante.
Nel dicembre del 1610 Mattio Gratton e Sebastiano Palmiero furono nominati arbitri della contesa tra i fratelli Cesare e Iseppo Guarda per obbligare il primo a costruire uno scolo delle acque meteoriche che cadevano dal tetto della sua casa e allontanarle dalla proprietà del secondo.
E qualche componente della famiglia Guarda doveva essere diventato un vero esperto in materia di acque piovane e godere altresì di fiducia, visto che l’anno seguente un suo membro, Antonio, venne chiamato come terzo arbitro per appianare una controversia dopo che i due precedentemente eletti non erano riusciti a venire a capo di una complicata situazione. Luogo della disputa i terreni immediatamente sotto la chiesa di san Nicolò.
Qui, proveniente da Chiampo, si stabilì tale Cristoforo Perlato. Suo vicino di casa era Guglielmo Guglielmi (Giorio) indubbiamente un personaggio di spicco nella vita di quelle colline, potendo vantare la proprietà di alcune decine di campi sparsi un po’ dovunque.
Ben presto scoppiarono le reciproche provocazioni. Cristoforo Perlato non aveva curato a dovere il deflusso delle acque provenienti dalla sua casa non impedendo alle stesse di trasportare immondizie nella proprietà del vicino. Come non bastasse i suoi, figli, a caccia forse di nidi di uccellini, avevano danneggiato le siepi dell’orto di Guglielmo, dilettandosi poi a gettare una fitta sassaiola sui coppi dei tetti delle case del citato Guglielmo con conseguenti gravi danni. Ma i figli di Guglielmo non erano stati da meno lanciando, a loro volta numerose pietre sulle tegole della casa di Cristoforo, e non contenti si divertirono spesso a schernire ed offendere i figli del medesimo.
Cristoforo aveva poi costruito un muretto ostacolando il naturale scorrere delle acque dai prati del vicino e, cosa peggiore, aveva allestito un letamaio la cui tracimazione, conseguente alla mancata manutenzione, andava a finire proprio dietro al forno di Guglielmo. Una vera confusione di profumi e cattivi odori.
Evidentemente questo comportamento ostile di Cristoforo verso Guglielmo ebbe la sua origine. Quando, partì da Chiampo per stabilirsi ad Agugliana, si accorse subito dello spostamento dei picchetti di legno che segnavano i confini del suo terreno con gli olivi al di sotto della chiesa di san Nicolò. Inoltre, cosa ancor più grave, Cristoforo accusò il suo vicino Guglielmo di avergli usurpato un piede di terreno nella contrà Prà del quale richiedeva l’immediato reintegro. Forse fu anche questo uno dei veri motivi del dissidio.
In materie di acque Guglielmo, non da meno, si era dato da fare non consentendo al suo vicino di utilizzarle per lavare ed abbeverare gli animali e non permettendo alle stesse di avere un libero corso.
L’intervento di Antonio Guarda, persona di grande carisma appartenente lui pure ad una delle famiglie che dominavano il panorama di Selva ed Agugliana, contribuì a sanare le reciproche giuste pretese di Cristoforo e Guglielmo.
Però qualche anno più tardi, nel 1616, anche lo stesso Antonio Guarda ed il fratello Battista dovettero ricorrere ad una sentenza arbitraria per la divergenza nata per il pissarotto (sic !) indesiderato uscente dal secchiaio del secondo.
Solo due anni prima, Gio.Batta Fasolato e Giacomo Vivian, non sapendo come appianare una controversia nata a causa dello stillicidio delle case, ricorsero ai saggi pareri di una coppia arbitrale. Non fu facile per questi ultimi appianare la disputa tanto che dovettero scomodare alcuni esperti e vecchi di Montebello per riesumare le antiche situazioni di quella parte del paese.
E le dispute continuarono fino ai nostri giorni… (Ottorino Gianesato)
IMMAGINE: 1) Composizione grafica di fantasia della zona di Agugliana relativa ai fatti raccontati (Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani
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