[507] LE CONFRATERNITE – Montebello tra fede, arte e carità

Per molti secoli le confraternite furono tra le istituzioni più importanti della vita quotidiana dei paesi italiani. Erano associazioni formate da fedeli laici che si riunivano per coltivare la devozione religiosa, partecipare alle celebrazioni, compiere opere di carità e sostenere le necessità della comunità. Anche Montebello Vicentino ebbe le proprie confraternite, alcune delle quali raggiunsero una notevole vitalità e contribuirono a lasciare un’eredità ancora oggi leggibile nei documenti d’archivio e nelle opere conservate sul territorio.
La più antica di cui si abbia notizia è la Confraternita della Beata Vergine della Concezione, nata poco dopo il 1476. In quell’anno papa Sisto IV autorizzò la celebrazione della festa della Concezione della Vergine Maria l’8 dicembre in tutto il mondo cattolico. Questa decisione favorì la diffusione della devozione mariana e anche la comunità di Montebello accolse con entusiasmo questa nuova ricorrenza, dando vita alla propria confraternita.
L’associazione crebbe rapidamente. Sempre più persone decisero di farne parte, attratte dalla possibilità di condividere la vita religiosa della comunità e di beneficiare delle indulgenze, speciali concessioni della Chiesa che, secondo la dottrina cattolica, riducevano la pena temporale dovuta per i peccati già perdonati mediante la confessione. Per i fedeli dell’epoca rappresentavano un importante sostegno spirituale e costituivano uno dei principali motivi di adesione alle confraternite.
Oltre agli aspetti religiosi, la congregazione disponeva anche di un patrimonio economico che le permetteva di svolgere le proprie attività. Le fonti ricordano infatti legati, livelli e donazioni. I legati erano lasciti testamentari destinati alla confraternita; i livelli erano particolari concessioni di terreni o immobili che garantivano il pagamento di un canone periodico; le donazioni consistevano invece nelle offerte volontarie fatte dai benefattori. Grazie a queste risorse la confraternita riuscì a mantenere la propria presenza nella vita del paese per oltre tre secoli. Tra i privilegi di cui godeva figuravano anche le indulgenze concesse da papa Paolo V con un breve emanato a Roma il 7 marzo 1617, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Il sommario di queste concessioni è tuttora conservato nell’Archivio Prepositurale, dove rappresenta una delle testimonianze più significative della storia religiosa di Montebello.
La sua attività cessò nel 1807. In quel periodo le riforme introdotte durante il dominio napoleonico portarono alla soppressione di molte confraternite presenti nei territori italiani. Anche quella della Concezione venne sciolta e il suo patrimonio fu demaniato, cioè trasferito al patrimonio dello Stato. La seconda confraternita di Montebello nacque in un momento profondamente legato alla storia europea. Dopo la vittoria della Lega Santa nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, la devozione alla Madonna del Rosario conobbe una straordinaria diffusione. Anche gli abitanti di Montebello aderirono a questo movimento religioso fondando la Confraternita del Santissimo Rosario, che in pochi anni raccolse numerosi iscritti. Come avveniva per le altre congregazioni, anche questa disponeva di proprie rendite che le consentivano di sostenere il culto e organizzare le attività religiose. La sua presenza lasciò inoltre una testimonianza artistica di grande valore. Nel 1583 i confratelli commissionarono infatti, a proprie spese, una pala d’altare al pittore vicentino Giovanni Battista Maganza. Ancora oggi il dipinto è conservato nella chiesa prepositurale, collocato nel primo altare sulla destra.
L’iscrizione riportata sull’opera ricorda chiaramente chi ne finanziò la realizzazione: « Joannes Baptista Maganza Sumptibus Confraternitatis SS. Rosarii – anno MDLXXXIII ». La frase informa che il dipinto fu eseguito da Giovanni Battista Maganza (il vecchio) grazie alle risorse della Confraternita del Santissimo Rosario nell’anno 1583. È una testimonianza concreta del ruolo svolto da queste associazioni anche nella promozione dell’arte sacra. Nel 1610 si aggiunse una terza importante istituzione religiosa: la Confraternita di San Giovanni Battista, eretta canonicamente con una bolla del 19 giugno. La bolla era un documento ufficiale dell’autorità ecclesiastica con cui veniva riconosciuta formalmente la nuova confraternita.
Questa congregazione si distingueva per un compito molto concreto: l’accoglienza dei pellegrini. Chi arrivava a Montebello durante il proprio viaggio poteva essere ospitato per tre giorni nell’Ospitale annesso alla chiesa di San Giovanni. L’ospitale non va confuso con un ospedale moderno: era un edificio destinato soprattutto a offrire ospitalità ai pellegrini e ai viandanti, garantendo loro un ricovero temporaneo. Come le altre confraternite, anche quella di San Giovanni Battista possedeva proprie rendite e beneficiava delle indulgenze concesse dalla Chiesa. La partecipazione della popolazione fu molto ampia e in alcuni periodi la congregazione superò i seicento iscritti, segno della sua importanza all’interno della comunità.
Ogni anno, nella festa della Santissima Trinità, i confratelli partecipavano a una processione diretta alla chiesa della Trinità di Montecchio Maggiore, accompagnati da un sacerdote. Era un appuntamento che univa devozione religiosa e vita comunitaria, mantenendo vivo un legame tra le due località. Le fonti riportano anche alcuni particolari relativi a questa tradizione. Al sacerdote venivano offerti “due troni”; ai confratelli spettavano “due soldi et due panetti”; alla chiesa della Trinità erano destinati “due candelotti”. I soldi erano piccole monete allora in circolazione, mentre i panetti erano con ogni probabilità piccoli pani distribuiti ai partecipanti. Il significato del termine troni, invece, non viene spiegato dal documento. Sulla base della documentazione disponibile non è possibile stabilire con certezza a cosa si riferisse, perciò è corretto limitarsi a riportare fedelmente quanto tramandato dalla fonte.
L’ultima confraternita ricordata nei documenti fu quella dedicata alla Vergine del Monte Carmelo, istituita nel 1750 dal padre Giuseppe Maria Bettinelli, religioso bresciano appartenente all’Ordine dei Carmelitani. Anche questa associazione si inserì nella tradizione delle confraternite montebellane, promuovendo la devozione alla Madonna del Carmelo e la partecipazione dei fedeli alla vita religiosa del paese. La sua esistenza fu però relativamente breve. Nel 1807, infatti, i decreti napoleonici che portarono alla soppressione delle confraternite coinvolsero anche questa congregazione, che cessò definitivamente la propria attività insieme alle altre associazioni religiose locali.
Nonostante la loro scomparsa, le confraternite continuano a raccontare una parte importante della storia di Montebello. Le opere d’arte che hanno commissionato, i documenti conservati negli archivi e le notizie giunte fino a noi permettono di ricostruire la vita di una comunità profondamente legata alla fede e capace di organizzarsi per sostenere iniziative religiose, assistenziali e culturali. Una testimonianza particolarmente significativa è costituita da un lascito di Febo Milion, figlio di Bortolo, datato 20 settembre 1572 e destinato alla Congregazione della Concezione. Secondo quanto riportato nelle fonti, si tratta del documento più antico conservato tra quelli relativi alle confraternite della Concezione, del Santissimo Rosario e di San Giovanni Battista, oggi custoditi presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza.
Queste antiche carte raccontano molto più di semplici atti amministrativi. Permettono infatti di seguire l’evoluzione delle confraternite, di comprenderne il ruolo nella società locale e di osservare come la collaborazione tra i fedeli contribuisse alla vita del paese. Le offerte dei benefattori, l’assistenza ai pellegrini, le processioni, la commissione di opere d’arte e la cura delle celebrazioni religiose mostrano una realtà nella quale fede e vita quotidiana procedevano fianco a fianco. Ripercorrere oggi la storia delle confraternite di Montebello significa riscoprire un patrimonio fatto non solo di documenti e dipinti, ma anche di persone che, attraverso il proprio impegno, contribuirono per secoli alla crescita della comunità. Pur essendo scomparse all’inizio dell’Ottocento, queste associazioni continuano ancora oggi a testimoniare un passato ricco di partecipazione, solidarietà e devozione, lasciando un’eredità che rappresenta una parte significativa della memoria storica del paese.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – B. Munaretto, “Memorie storiche di Montebello Vicentino”, 1932.
– L.Bedin, “Santa Maria di Montebello” Vol II, Montebello Vicentino 2018.
FONTE: Archivio parrocchiale di Montebello Vicentino.
FOTO: La pala del Rosario del pittore vicentino Giovanni Battista Maganza (il vecchio), datata 1583 (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
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