AMICI DI MONTEBELLO

26_03_SESTO_AL_REGHENA-CORDOVADO

6 giugno 2026: SESTO AL REGHENA-CORDOVADO (PN)

  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Torrione d'ingresso (X sec.) e torre campanaria (Xi-XII sec.).
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Una festosa accoglienza.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Ingresso del complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Ingresso del complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Fondamenta dell'antica Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Ingresso del complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Interno dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Interno dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Interno dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Uno spaccato del complesso abbaziale di Santa Maria in Silvis.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Fondamenta dell'antica Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il parco del complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Esterno dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il parco del complesso abbaziale.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il Borgo.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il giardino all'italiana.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il giardino all'italiana.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il giardino all'italiana.
  6 giugno 2026 - SESTO AL REGHENA - Il giardino all'italiana.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Il campanile della Chiesa di S.Andrea.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Statua del brigante 'Spaccafumo'.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - L'antica 'Osteria Al Tiglio'.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Chiesa di S.Andrea, il nuovo Duomo.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Le antiche mura del Castello medievale.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Castello medievale.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Castello medievale.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Castello medievale.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Castello medievale.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Il caratteristico Asilo Infantile.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Il Palazzo del Municipio e il vicino Santuario della Beata Vergine.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Santuario della Beata Vergine.
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Santuario della Beata Vergine (il pregiato organo).
  6 giugno 2026 - CORDOVADO - Interno del Santuario della Beata Vergine (particolare del soffitto).

SESTO AL REGHENA – Mille anni di storia attorno a un’abbazia
Le origini di Sesto al Reghena affondano in un passato così remoto da sfumare quasi nel mito. Eppure, alcuni oggetti ritrovati nel territorio, utensili risalenti all’età del bronzo, raccontano che queste terre erano già abitate migliaia di anni fa. Molto tempo dopo, durante l’epoca romana, il luogo assunse un ruolo strategico: qui sorgeva una statio, cioè una stazione di sosta e controllo lungo la strada che collegava Concordia Sagittaria ai territori del Norico, l’ampia regione alpina che si estendeva verso il nord dell’Impero.
La storia del borgo, però, prende forma soprattutto attorno all’abbazia dedicata a Santa Maria, fondata tra il 730 e il 735 d.C. Attorno a questo centro religioso iniziò a svilupparsi una comunità destinata a lasciare un segno profondo nella storia del Friuli occidentale. Un momento decisivo arrivò nel 762, quando tre fratelli longobardi, Erfo, Marco e Anto, figli del duca Pietro e della nobile Piltrude, compirono una scelta destinata a cambiare il futuro dell’abbazia. Attraverso un atto notarile redatto a Nonantola, donarono al monastero l’intero patrimonio familiare, esteso su gran parte dell’attuale Triveneto. Fu un gesto straordinario che garantì all’istituzione ricchezza, prestigio e una vasta influenza sul territorio.
Negli anni successivi, la crescita dell’abbazia fu sostenuta anche dal potere politico. Nel 775 Carlo Magno confermò i privilegi già concessi dai sovrani longobardi, rafforzando ulteriormente il ruolo del monastero. Ma la storia non seguì un percorso lineare. Tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, il Friuli fu colpito dalle incursioni degli Ungari, popolazioni provenienti dalle pianure dell’Europa orientale. Le loro scorrerie portarono distruzione e incendi, lasciando profonde ferite nella regione.
Dopo quella fase difficile iniziò una lenta rinascita. Nel 960 Ottone I confermò all’abbazia i suoi beni e i suoi diritti, riconoscendone l’importanza. Pochi anni più tardi, nel 967, l’imperatore cedette il complesso e le sue pertinenze al patriarca di Aquileia, una delle figure religiose e politiche più influenti dell’Italia nord-orientale medievale.
Nel corso dei secoli successivi l’abbazia continuò a essere un punto di riferimento. Nel 1182 papa Lucio III emanò una bolla di protezione, un documento ufficiale con cui la Santa Sede garantiva tutela e privilegi all’istituzione. Tra il 1300 e il 1330 circa, le sue mura si arricchirono di preziosi affreschi realizzati da pittori padovani formatisi nella scuola di Giotto, protagonista della grande rivoluzione artistica che segnò il passaggio verso una pittura più realistica ed espressiva.
Un nuovo cambiamento arrivò nel 1420, quando il territorio passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia insieme ai domini del Patriarcato di Aquileia. Da quel momento iniziò una fase diversa. Nel 1441 Venezia affidò l’amministrazione dei beni abbaziali a prelati secolari chiamati commendatari, ecclesiastici che non seguivano la vita monastica e che spesso non risiedevano nemmeno nel borgo. Il primo fu il cardinale Pietro Barbo, destinato in seguito a diventare papa Paolo II. Tra il 1503 e il 1627 tutti gli abati commendatari appartennero alla potente famiglia Grimani, una delle più influenti della Serenissima.
Con il trascorrere del tempo, il ruolo dell’abbazia andò progressivamente ridimensionandosi. Il momento conclusivo arrivò nel 1789, quando la Repubblica di Venezia ne decretò la soppressione e confiscò i beni della commenda. Si chiudeva così una storia durata oltre mille anni, durante la quale il monastero aveva rappresentato il cuore spirituale, economico e culturale del territorio.
L’ultimo passaggio significativo della vicenda riguarda il nome stesso del paese. L’attuale denominazione di Sesto al Reghena risale al 1867, dopo l’annessione del Friuli al Regno d’Italia, al termine dell’esperienza del Regno Lombardo-Veneto. Un nome che ancora oggi conserva il legame con il fiume Reghena e con una storia che, tra imperatori, patriarchi, artisti e monaci, continua a essere visibile nelle pietre e nelle architetture del borgo abbaziale.

CORDOVADO – Il fascino senza tempo di un borgo storico
Cordovado appare oggi come un piccolo scrigno di storia nel cuore del Friuli Occidentale. Passeggiando tra le sue vie, è facile cogliere le tracce di un passato che si è stratificato nei secoli: il castello, il borgo medievale, l’antica pieve, il santuario mariano e gli spazi naturali che circondano l’abitato raccontano una storia lunga e complessa, fatta di potere, fede e vita quotidiana. Non sorprende che questo luogo abbia ispirato scrittori come Ippolito Nievo e Pier Paolo Pasolini, né che oggi ospiti il Parco Letterario dedicato a Nievo.
Le origini dell’area sono molto antiche. Il territorio era abitato già in epoca romana e forse anche prima, anche se le prime testimonianze documentarie certe risalgono al Medioevo. È proprio in quel periodo che prende forma la storia di Cordovado, strettamente legata a una grande curtis, termine con cui si indicava un vasto complesso agricolo organizzato attorno a terreni, edifici e attività produttive. Da questa realtà deriva anche il nome del paese: “Curtis de Vado”, cioè la corte presso il guado. Il riferimento era a un punto di attraversamento situato lungo un antico ramo del fiume Tagliamento, un passaggio che per secoli ebbe un’importanza strategica.
Attraverso quel guado transitava infatti una strada molto frequentata, che collegava l’area di Portogruaro ai territori dell’attuale Europa centrale. Controllare quel percorso significava controllare persone, merci e comunicazioni. Fu probabilmente anche per questo motivo che i vescovi di Concordia decisero di fortificare la corte tra l’XI e il XII secolo. Nacque così un castello destinato a diventare il più importante presidio vescovile della pianura friulana, centro di poteri civili, militari ed ecclesiastici.
Per diversi secoli il maniero rimase il cuore della vita locale. Fino al Quattrocento svolse pienamente la sua funzione difensiva e amministrativa. Quando però il Friuli passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, il castello perse gradualmente il proprio ruolo militare. Intorno alle sue mura, nel frattempo, la comunità aveva continuato a crescere e a trasformarsi.
Nella zona della Pieve di Sant’Andrea, la principale chiesa del territorio, si sviluppava il villaggio rurale legato alle attività agricole. All’interno delle mura vivevano invece coloro che lavoravano per il castello o gravitavano attorno all’autorità signorile. Più a nord prendeva forma un borgo nuovo, abitato da mercanti, notai, proprietari terrieri e artigiani. Era il segno di una comunità in espansione, sempre più articolata e vivace.
L’inizio del Seicento segnò un altro momento importante nella storia del paese. Nei pressi del luogo in cui, secondo la tradizione, nel 1592 una donna avrebbe avuto un’apparizione della Madonna, venne costruito il Santuario della Madonna. La nuova chiesa divenne rapidamente un punto di riferimento religioso per il territorio e contribuì ad ampliare ulteriormente gli spazi abitati attorno al borgo.
Pochi decenni più tardi, nel secondo decennio del Settecento, accanto al santuario fu edificato un convento destinato ai Padri Domenicani. I religiosi vi rimasero fino al 1806, lasciando un’impronta significativa nella vita spirituale e culturale della comunità. Così, tra castelli, chiese, commerci e devozione popolare, Cordovado continuò a costruire la propria identità, conservando fino ai giorni nostri il fascino di un luogo dove la storia sembra ancora accompagnare ogni passo.
Umberto Ravagnani

( L. 271 )

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