[511] IL GRANDE VUOTO
Le case perdute della Contrada delle Asse

Nel suo diario il Prevosto di Montebello don Antonio Zanellato, testimone del tempo, ci racconta come il bombardamento aereo alleato del 19 ottobre 1944 avesse decretato la fine di un piccolo abitato che per secoli aveva rappresentato la porta d’ingresso al Borgo di Montebello per chi giungendo da Vicenza si apprestava ad attraversare il ponte sul torrente Guà.
Il ponte Asse sul corso d’acqua menzionato era l’obiettivo prestabilito per quegli aerei, ma il bersaglio non fu colpito, lasciando intatto il manufatto radendo invece al suolo tutte le costruzioni rurali addossate e comprese tra la rampa del ponte e l’argine di sinistra. Le bombe sganciate in quel tragico ottobre fecero cinque vittime civili.
Quella fattoria e le varie abitazioni non furono mai più ricostruite, e come tra l’altro si può vedere ancor oggi, esiste un appezzamento completamente vuoto generato dallo sgombero delle macerie. E quel posto nemmeno l’invasiva industrializzazione degli anni ’70 è riuscita ad occupare. Si dice perché sarebbe stato troppo rischioso edificare in quella lingua di terra, dovendo fare i conti con qualche grossa bomba inesplosa. Decisione saggia perché è noto quanto disagio abbiano causato i recenti disinneschi di ordigni bellici affiorati durante i lavori per la linea ferroviaria T.A.V. in zona Ronchi.
Oggi conosciamo nei minimi particolari come fossero disposte quelle case, grazie al minuzioso inventario eseguito alla metà dell’Ottocento in occasione della divisione dei beni tra i fratelli Gio.Batta e Luigi Anselmi che di quel sito furono totalmente proprietari e che i loro eredi mantennero integro anche nel Novecento.
Ancor prima dei due fratelli furono i nobili Valmarana a possedere questo insieme di edifici conosciuto come il Vanzo di Sopra comunicante con il Vanzo di Sotto mediante la strada detta della Cavallara. Dal momento che nel settecento avevano finanziato la ricostruzione del ponte crollato, per rientrare dalle spese sostenute, fu consentito loro di condurre, con l’impiego di una grossa catena e per un certo periodo di tempo, il pedaggio gravante sulle carrozze da e verso Montebello. Nel fabbricato che dava sulla strada Regia Postale esisteva un’osteria, sempre dei Valmarana, gestita forse dalla stessa persona incaricata ad incassare i pedaggi. La stanza dell’osteria ad uso anche di cantina possedeva un camino architettonico a cappa (il redattore dell’inventario voleva mettere in risalto l’importanza della stanza) con una comoda scala a cassettoni di legno (ossia a scalini larghi circa 25 centimetri) che metteva nelle stanze superiori. Ed un camino simile contornato di pietra esisteva anche in una stanza al primo piano, giusto sopra alla cucina.
Complessivamente gli edifici di quel sito, alcuni sorti in appoggio l’uno dell’altro, contrassegnati dai numeri civici comunali 227 – 228 – 229, avevano cinque cucine, che come minimo erano utilizzate da altrettante famiglie. Ma queste dovevano essere anche di più poiché non era raro trovare famiglie allargate nelle quali uno o più figli, da pochi anni sposati e con prole, condividevano l’abitazione coi genitori (è il caso di Cisco Filippo nominato più avanti). Quindi ad un numero civico potevano fare riferimento più nuclei di persone. In seguito il comune di Montebello procedette ad una nuova numerazione civica.
La costruzione con l’osteria possedeva, rivolto a mezzogiorno, un portico senza archi e senza stalle, al quale si accedeva dal cortile con orticello attraverso un portone. Non mancava addossata ad un muro l’indispensabile legnaia.
Quindi dalla descrizione delle varie stanze si evince poi che il fabbricato che dava sulla rampa del ponte fosse più ad uso abitativo di diverse famiglie contadine che per attività strettamente legate all’agricoltura. Diversamente, giusto di fronte al menzionato fabbricato, ma separato dalla strada della Cavallara, esisteva una imponente costruzione rurale (senza numero civico nell’inventario, forse 230), detta lo stalone che ospitava alcune coppie di buoi. Questo era dotato inoltre di un portico rivolto a mezzogiorno provvisto di 5 archi con un fienile soprastante la stalla. L’unico pozzo esistente era proprio al centro del cortile davanti al grande portico e faceva compagnia ad un truogolo di pietra. La tortuosa strada della Cavallara fu anni dopo modificata e nelle carte topografiche del primo novecento appare come la vediamo tutt’oggi.
Il Prevosto di Montebello don Giuseppe Capovin redasse alla fine dell’Ottocento uno “Stato d’Anime” che tenne aggiornato fino al 1907, anno in cui venne a mancare.
In questa elencazione descrisse tutte le famiglie della parrocchia che reggeva, con i relativi nomi delle contrade dove queste risiedevano. In quel lasso di tempo, relativamente alla “Contrada delle Asse” sono citati i cognomi dei capifamiglia: Biasi Augusto, Biasi Angelo e Pietro, Bressan Luigi, Brunello Giuseppe, Cisco Filippo, Fracasso Francesco, Gardin Alessandro, Iselle Salvatore, Lovato Amadio detto “Gastaldo”, Lovato Girolamo, Pelosato Angelo, Tosato Luciano, Vezzaro Gio.Batta, Zanotelli Giovanni.
Non tutte queste famiglie abitavano nelle case in oggetto precedentemente descritte poiché, secondo le carte del Prevosto, la Contrada delle Asse comprendeva anche sant’Egidio e il Fienile Valmarana.*
Ricostruire la storia della Contrada delle Asse significa riportare alla luce un luogo che oggi non si riconosce più. Dove resta uno spazio vuoto, un tempo c’erano case, famiglie, un’osteria e una grande costruzione agricola, legate tra loro dalla strada della Cavallara e dalla vicinanza del ponte sul Guà. Non era quindi un semplice gruppo di edifici, ma un piccolo organismo vivo, attraversato ogni giorno da contadini, viaggiatori e abitanti del territorio.
I documenti dell’Ottocento ci consentono di andare oltre la semplice memoria e di dare un volto concreto a quella realtà: cinque cucine, numerose famiglie, stalle, fienili, il pozzo nel cortile e perfino i particolari dell’osteria. Sono dettagli apparentemente minori, ma proprio questi particolari permettono di immaginare come doveva essere la vita in quel luogo e quanto fosse diverso il paesaggio che oggi abbiamo davanti agli occhi.
La guerra arrivò a interrompere questa continuità. Il 19 ottobre 1944 le bombe destinate al ponte sul Guà colpirono le abitazioni e gli edifici della contrada, provocando vittime e cancellando in pochi istanti una presenza che si era consolidata nel corso dei secoli. In seguito il ponte fu riparato varie volte, le case no. E quello che seguì fu ancora più significativo: diventò una sorta di ferita silenziosa nel paesaggio.
Forse è proprio quel ‘vuoto’ a meritare oggi maggiore attenzione. Perché la storia non è fatta soltanto di ciò che possiamo ancora vedere, ma anche di ciò che è scomparso e che documenti, mappe e testimonianze ci permettono, almeno in parte, di ritrovare. (Ottorino Gianesato)
FONTI: – Diario del Prevosto di Montebello don Antonio Zanellato e “Stato d’Anime” del Prevosto Don Giuseppe Capovin (Archivio parrocchiale di Montebello Vicentino).
IMMAGINE: 1) Bombardamenti degli alleati a Montebello Vicentino del 9 marzo 1945 nella zona del ponte stradale e del ponte ferroviario sul torrente Guà. Dal libro di G. Versolato “Bombardamenti aerei degli Alleati nel vicentino 1943-1945“, (elaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) Disegno del sito dove sorgevano le case di cui si parla nell’articolo (elaborazione digitale da una mappa del 1839).
NOTA: * La storia del “Fienile Valmarana” è stata raccontata nell’articolo n. [510] LA CASA NELLA PRATERIA.
Umberto Ravagnani
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