I PREDICATORI

I PREDICATORI

[508] I PREDICATORI E BARTOLOMEO GUELFO

Nel XVIII secolo la poesia era un’arte ad esclusivo diletto degli ambiti nobiliari, per la ragione che i letterati professionisti appartenevano ai ceti più abbienti. Però parallelamente a questi virtuosi della penna, una pletora di poeti minori cercava luce e spazio, che non trovava, rassegnandosi a declamare i suoi versi in qualche bottega od osteria del paese
Come questi ultimi, il povero ciabattino montebellano Bartolomeo Guelfo, autodidatta con alle spalle un breve periodo di studi passato presso i Gesuiti, componeva delle poesie tra relitti di vecchie scarpe da riciclare od accomodare e pochi ritagli di cuoio.
Mostrò un grande interesse e profonda ammirazione nei confronti dei predicatori dei vari ordini religiosi che, soprattutto nei periodi precedenti la Pasqua ed il Natale, ma anche in altre feste importanti, intrattenevano la popolazione con i loro sermoni rivolti alla salvezza dell’anima. Finemente ispirato dalla presenza di questi sapienti ed eloquenti oratori spesso dedicò loro alcuni componimenti di ringraziamento e lode.
E’ pertanto grazie al Guelfo se, gratificando costoro, possiamo conoscere i religiosi che si alternarono a predicare durante le feste e le ricorrenze. Com’era consuetudine, pagati ed ospitati a spese dell’Amministrazione Comunale, quando invitati, ben volentieri ritornarono a Montebello a sferzare quelli con la fede un po’ vacillante.
Ad aprire l’elenco di questi maestri della parola citati dal Guelfo fu il monaco camaldolese Reverendo Don Ortensio Rossi presente a Montebello nel 1746, L’elenco si dipana negli anni a cavallo della metà del Settecento.
Nel 1749 arrivò invece il Reverendo Padre Francesco Sermondi del Terzo Ordine di San Francesco. Si sa che questo religioso fu Provinciale dei Minori Conventuali. In occasione della sua venuta a Montebello doveva essere abbastanza giovane dal momento che nel 1794 era Padre Guardiano nel Convento di San Lorenzo a Vicenza e nove anni prima aveva presenziato al Capitolo dello stesso.
Forse il Guelfo non produsse alcuna poesia dedicata al Padre Carmelitano Giuseppe M. Bertinelli, ma è più probabile che sia andata perduta. Presente in paese nel 1750 per le prediche diede vita pure alla Confraternita della S.S. Maria Vergine del Monte Carmelo. La terza domenica di luglio di quell’anno venne celebrata per la prima volta la festa della Madonna del Carmine. Per quella ricorrenza dai paesi vicini arrivò una moltitudine di persone anche perché, dopo le funzioni, si disputò il Palio dei Berberi, una corsa di cavalli di cui poco si conosce, ma che a detta di alcuni, si doveva disputare tra il ponte della Fracanzana e la piazza del Comune.
Il Guelfo, nel 1753, gratificò con alcuni versi il predicatore Don Valentino Scalzotto, conscio che sarebbero stati indegni della grandezza dell’arte oratoria del religioso.
L’anno seguente arrivò a predicare a Montebello, per la seconda volta, l’anziano domenicano Reverendo Padre Pietro Mezzanelli. Ben si sapeva in quel tempo quanto i domenicani fossero temuti per la durezza dei loro sermoni che incitavano e sferzavano i fedeli al pentimento sincero volto a ottenere la misericordia divina.
E vi tornò una terza volta un anno più tardi. In questa ultima occasione donò una reliquia di San Vincenzo Ferreri, impegnando, nel contempo, la Comunità Montebellana a far realizzare una pala d’altare entro due anni.*
Sempre nel 1755, onorò Montebello con le sue prediche il Reverendo Don Pietro Criconia che il nostro poeta gratificò con un madrigale.
Un predicatore al quale il Guelfo rivolse alcune poesie con opposte intenzioni fu, nel 1756, il Reverendo Don Pietro Pedon(i). Contrariamente ai primi versi pieni di lodi, il poeta ne produsse poi degli altri degni di quelli scritti dal romano Pasquino. Tutto si spiega poiché, in precedenza, per Montebello erano circolati dei fogli con un sonetto che doveva aver preso di mira qualche importante personaggio o apparivano così di cattivo gusto tanto che l’Amministrazione Comunale li fece togliere dalla circolazione. A questa decisione fu entusiasticamente favorevole Don Pietro Pedon scatenando così il malcontento del poeta montebellano.
Altri componimenti poetici in onore di vari predicatori furono prodotti nel 1760 e nel 1763 rispettivamente per lodare l’eloquenza del Reverendo agostiniano Padre Angelo Bernardi e del Reverendo Don Marc’Antonio Cittadini.
Nella solennità di Santa Croce del 1757, con la immancabile presenza di un predicatore, fu organizzato a Montebello un concerto. Il Guelfo non fu particolarmente entusiasta dei suonatori, soprattutto dell’organista, e definì i musici “soggetti da Cason non già da chiesa” in senso dispregiativo poiché penso che all’epoca il “Cason” non fosse altro che una specie di balera di campagna. Ebbe però versi di elogio per i suonatori di archi e corde: “Lascio a gl’archi, e alle corde i loro honori, che han saputo donar con dolci accenti gloria alla croce, e contentezza a’ cuori”. (Ottorino Gianesato)

BIBLIOGRAFIA: G.Maccagnan, “Bartolomeo Guelfo 1690-1765 – Poesie”, a cura di, 2007.
FOTO: Pala di San Martino con Santa Teresa d’Avila e Vincenzo Ferreri, opera di Giacomo Ciesa, custodita nella Chiesa Prepositurale di Montebello Vicentino (rielaborazione  grafica Umberto Ravagnani).
NOTA: * Fu dato l’incarico al pittore Giacomo Ciesa, che rappresentò San Martino, Santa Teresa d’Avila e San Vincenzo Ferreri. Fu restaurato nel 2000 (Ricerca di Luigi Dainese).
VEDI anche l’art. [6] CITTADINI ILLUSTRI del 13-01-2018.
Umberto Ravagnani

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