AMICI DI MONTEBELLO

26_05_GORIZIA-NOVA GORICA

12-13 settembre 2026: GORIZIA (GO) – NOVA GORICA (SLO)

 
  12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Verso il castello.
  12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Verso il castello.
  12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Cappella del Santo Spirito e il castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Cappella del Santo Spirito.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Panorama dal Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Interno del Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Interno del Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Interno del Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Interno del Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Interno del Castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il Duomo.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il Duomo (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il Duomo (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il Duomo (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il Duomo (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Chiesa di Sant'Ignazio di Loiola.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Chiesa di Sant'Ignazio di Loiola (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Chiesa di Sant'Ignazio di Loiola (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Chiesa di Sant'Ignazio di Loiola (interno).
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Verso il castello.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il museo della Grande Guerra.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il museo della Grande Guerra.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - Il museo della Grande Guerra.
12-13 settembre 2026 - GORIZIA - L'Hotel INTERNAZIONALE ***.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La stazione ferroviaria.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La stazione ferroviaria (interno).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La stazione ferroviaria (interno).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il muro di confine tra Italia e Slovenia.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il Santuario di Castagnevizza.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il Santuario di Castagnevizza (interno).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il Santuario di Castagnevizza (la Mdonna di Castagnevizza).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - I Primi insediamenti della nuova città.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il grattacielo Eda center (72 mt.).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Interno dell'Eda Center - Velivolo del 1910 di Rusjan.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Piazza della fontana.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - SNG - Teatro Nazionale Sloveno.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il Municipio.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - Il Municipio- La Sala consigliare.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La chiesa del Cristo Redentore.
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La chiesa del Cristo Redentore (interno).
12-13 settembre 2026 - NOVA GORICA - La Perla - Casinò.
12-13 settembre 2026 - MEDEA - L’Ara Pacis Mundi.
12-13 settembre 2026 - MEDEA - Il monito dell’Ara Pacis Mundi.

GORIZIA E NOVA GORICA – Quando il confine smise di essere un muro

GORIZIA
Nel 1001 Gorizia era ancora un piccolo centro ai margini del Friuli, raccolto attorno a un’altura e attraversato dalle strade che collegavano la pianura alle regioni alpine e balcaniche. Il suo nome comparve in un documento dell’imperatore Ottone III di Sassonia, redatto a Ravenna: il sovrano assegnava il castello di Salcano e parte della villa di Goriza al patriarca di Aquileia Giovanni IV e al conte del Friuli Guariento. “Goriza”, termine di origine slava, significava piccola collina: già nel nome si avvertiva l’incontro tra culture diverse (“…villaggio che in lingua slava è detto Goriza”).
Un altro atto del 1015 ricordò quel villaggio chiamato Goriza nella lingua slava. Nei secoli seguenti il luogo passò sotto diverse famiglie nobiliari, dagli Eppenstein ai Mosburg, fino ai Lurngau, originari della Val Pusteria. Con loro la popolazione aumentò e il borgo prese forma. I friulani animavano le botteghe e i commerci, i tedeschi erano impiegati nell’amministrazione, gli sloveni lavoravano soprattutto nei campi e abitavano le aree più esterne. Gorizia cresceva così, giorno dopo giorno, come un punto d’incontro fra persone che parlavano lingue diverse ma condividevano lo stesso spazio.
Tra la seconda metà del Duecento e i primi decenni del Trecento, la contea raggiunse il suo momento di maggior forza. I suoi territori si estendevano nel nord-est dell’attuale Italia, nella parte occidentale dell’odierna Slovenia, nell’Istria interna e in alcune zone oggi austriache, come Tirolo e Carinzia. Per un breve periodo entrarono nella sua sfera anche Treviso e Padova. I conti risiedevano abitualmente a Lienz, mentre a Merano si trovava la principale zecca, il luogo in cui venivano coniate le monete. Durante il governo di Enrico II, fra il 1304 e il 1323, Gorizia ottenne il titolo di città: un riconoscimento per un abitato ormai più ricco, popolato e organizzato.
Nel Quattrocento, però, la sua posizione divenne sempre più delicata. Dopo che Venezia assorbì il principato patriarcale di Aquileia, i conti di Gorizia dovettero cercare un equilibrio tra la Repubblica veneta e gli Asburgo, la dinastia austriaca. Nel 1424 chiesero al doge veneziano l’investitura feudale, cioè il riconoscimento formale del diritto di governare alcuni feudi friulani. Per altri territori, invece, restavano legati all’imperatore. Era una doppia dipendenza fragile, che rifletteva il destino della città: importante, ma esposta alle ambizioni delle grandi potenze vicine.
La svolta arrivò il 12 aprile 1500. Leonardo di Gorizia, ultimo conte della sua dinastia, morì a Lienz senza eredi. La contea passò a Massimiliano I d’Asburgo, ma Venezia contestò l’eredità, richiamandosi agli antichi rapporti feudali. Fra il 1508 e il 1509 i veneziani riuscirono a occupare la parte bassa della città, senza però conquistare il castello. Dopo la sconfitta di Agnadello, nel maggio 1509, dovettero ritirarsi. Da quel momento Gorizia rimase nell’orbita asburgica fino al 1918, con la sola parentesi francese dal 1809 al 1813, quando Napoleone la incluse nelle Province illiriche.
Nell’Ottocento Gorizia divenne capoluogo della Contea principesca di Gorizia e Gradisca, poi parte del Litorale austriaco. Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, Vienna temette la diffusione dell’irredentismo, il movimento favorevole all’unione con l’Italia delle terre ancora austriache. Il controllo imperiale si fece più rigido e le tensioni tra comunità italiane, slovene e tedesche aumentarono. Nel 1909 l’italiano venne vietato negli edifici pubblici e gli italiani furono esclusi dalle amministrazioni comunali. Era il segno di una frattura crescente, in una città che aveva costruito la propria storia proprio sull’incontro, non sempre facile, tra popoli diversi.

NOVA-GORICA
Nova Gorica nacque da una divisione che cambiò il destino di un intero territorio. Nel 1947, con il trattato di Parigi che concluse la Seconda guerra mondiale, Gorizia restò italiana mentre gran parte dell’area circostante passò alla Jugoslavia. Da quel momento, per le popolazioni oltre confine, venne a mancare il tradizionale centro amministrativo rappresentato da Gorizia. La risposta fu la costruzione di una nuova città: Nova Gorica, letteralmente “Nuova Gorizia”.
Negli anni Cinquanta e Sessanta il nuovo centro si sviluppò in fretta. Sorsero quartieri di edilizia popolare, cioè case realizzate per ospitare molte famiglie, e grandi edifici moderni in cemento. Il suo paesaggio urbano risultava molto diverso da quello della vicina Gorizia: meno legato agli edifici storici, più segnato dalle necessità del dopoguerra e da una pianificazione pensata per una città appena nata.
Per decenni le due città furono separate da dogane, recinzioni e controlli. Il confine prima italo-jugoslavo e poi italo-sloveno divideva luoghi vicinissimi, rendendo più difficili gli spostamenti e i rapporti quotidiani. Il 21 dicembre 2007, quando la Slovenia entrò nell’area Schengen, le barriere furono rimosse. Quel confine, per tanto tempo invalicabile, tornò a essere una linea attraversabile.
Il dialogo proseguì nel 2010 con la nascita del GECT, il Gruppo europeo di cooperazione territoriale, creato da Nova Gorica, Gorizia e San Pietro-Vertoiba per coordinare progetti comuni oltre la frontiera. Nel 2025 le due Gorizie sono state scelte insieme come Capitale europea della cultura: un riconoscimento che ha trasformato una storia di divisione in un’occasione di incontro.
Nei dintorni, il monastero francescano della Castagnevizza custodisce le tombe di Carlo X di Francia e di alcuni suoi familiari. Insieme al ponte ferroviario di Salcano, al santuario di Monte Santo e al castello dei conti Coronini, ricorda che questa città giovane sorge in una terra dalla memoria molto più antica.

L’ARA PACIS MUNDI di Medea è un complesso monumentale realizzato a memoria dei caduti di tutte le guerre. Il monumento è stato eretto nel 1951 su progetto dell’architetto Mario Baciocchi. È un sacrario nato per ricordare i caduti di tutte le guerre e invocare la pace universale tra i popoli. Sorge a 140 metri di altezza sul colle di Medea. L’auspicio era, attraverso questo monumento, di condurre simbolicamente l’uomo verso la pace e la fratellanza, sacrificare ogni rancore nazionale dovuto alle vicende della Seconda Guerra Mondiale ed evitare nuovi ricorsi alle armi. Sull’ara spicca una scritta che ammonisce: “L’odio produce morte, l’amore genera vita”.
Umberto Ravagnani

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