1630 UN ANNO TREMENDO

[220] 1630 UN ANNO TREMENDO


A partire dal 1629 una letale pandemia cominciΓ² a diffondersi in Italia, ricordata come β€˜peste manzoniana’ perchΓ© descritta molto bene da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro β€œI promessi sposi”. Da noi arrivΓ² l’anno dopo, portata da alcuni mercanti di Arzignano che si erano recati a Verona per acquistare lane e tessuti di varia natura. Queste merci erano un ottimo rifugio per la cosiddetta β€˜pulce del ratto’ che poteva infettare l’uomo con il batterio della peste suo ospite. La pestilenza era stata preceduta da alcuni anni critici in tutto il nostro territorio. Un importante scrittore vicentino dell’epoca, Silvestro Castellini, cosΓ¬ descrisse il periodo che precedette la letale pandemia:
β€œNel 1627 pareva che non vi fosse differenza alcuna da una stagione all’altra. In quell’anno e nel seguente 1628, per continue pioggie e tempeste, riuscΓ¬ la estate non dissimile dal verno, dal che ne venne che fu scarsissimo il raccolto delle biade e dei vini e ne successe poi l’orribile fame dell’anno 1629, in cui le cose Passarono a tale estremitΓ  che i poveri, dopo aver consumato quanto avevano di proprio per vivere, ridotti erano alla disperazione”.
Una interessante cronaca per quanto riguarda la nostra comunitΓ  di Montebello in quel terribile 1630 ce l’ha lasciata un cappellano della nostra Chiesa Prepositurale, che si chiamava Giovanni Battista Dal Pra. Nel suo manoscritto β€œCenni Statistici e Storici di Montebello”, redatto nel 1844. A pagina 33 cosΓ¬ scriveva:
β€œEra l’anno 1630, e l’Italia superiore era percossa da grave flagello. La peste che nell’anno innanzi era scoppiata nel campo Tedesco che assediava Mantova erasi rapidamente propagata nell’Insubria 1, quindi invadeva la Venezia.
Qui in Montebello cominciΓ² a farsi sentire in Maggio, nel quale mese le morti furono triplicate, cosΓ¬ pare continuΓ² nei mesi di Giugno e Luglio: ma crescendo fuori misura la infezione e con questa la desolazione. Si costrussero due Lazzaretti, onde il contagio meno si propagasse, e gli infetti raccolti insieme meglio potessero esser curati. Questo perΓ² poco valse, che la Peste anzichΓ© cedere sempre piΓΉ menava strage: giΓ  nel successivo mese d’Agosto decuplicate erano le vittime della morte: non piΓΉ bastava il Cimitero a dar luogo ai morti, onde due nuovi ne furono aperti, uno a mezzogiorno della chiesa parrocchiale nel terreno di Fasolato, l’altro a destra del Vigazzolo a 194 metri dalla piazza; non piΓΉ v’era chi vendesse ai morti gli onori del sepolcro, non piΓΉ chi gli registrasse; non piΓΉ neppure chi gli noverasse; senza nome, confusi, ammonticchiati erano gettati nella fossa. I due mesi di Settembre e di Ottobre furono i piΓΉ micidiali, quindi la mortalitΓ  si fa a grado a grado minore, finchΓ© nell’Aprile dell’anno seguente cessΓ² interamente la pestilenza. È difficile il potere precisamente determinare quanti ne morissero in Montebello da questa peste, perchΓ© mancano i Registri de’ morti, nΓ© abbiamo censi che riguardino questo Secolo, tuttavia possiamo dire con sufficiente probabilitΓ  che siano stati 517 circa, cioΓ¨ 4/15 della popolazione 2.
La ComunitΓ  fa Voto a San Rocco d’una processione per essere liberata dalla peste.
”
Al termine della pandemia Montebello volle dedicare un altare a San Rocco 3 nella Chiesa di San Francesco (demolita nel 1909) e tale Santo fu proclamato dalla comunitΓ  compatrono della parrocchia. Una sua statua svetta alla sinistra sul timpano della facciata della Chiesa Prepositurale, un’altra in una nicchia all’interno della Chiesa della Sacra Famiglia (foto qui sopra). Vittima della peste a Montebello fu anche il prevosto don Ippolito Magistrelli, morto il 5 settembre di quel tragico anno 1630. Giovanni Battista Dal Pra annota, subito dopo, nella sua cronaca:
β€œFrancesco Righi [divenne] Prevosto dall’Ottobre 1631 fino ai primi giorni del 1634.
Francesco SpΓ 
[divenne] Prevosto dal terminar di Aprile 1634 fino a Marzo del 1642.”
(Dall’Archivio Parrocchiale di Montebello Vicentino).
Per concludere, stiamo vivendo tempi difficili con questa nuova ‘pestilenza’ che si chiama Covid19, ma bisogna dire che gli episodi come quello qui raccontato sono stati molti nella β€˜breve’ storia dell’uomo e ogni volta, lentamente, la vita Γ¨ tornata alla β€˜normalità’. È importante essere consapevoli della pericolositΓ  di tali congiunture e prendere le adeguate precauzioni.
Ora non ci resta che attendere che si risolva quest’ultima pandemia e… andrΓ  tutto bene.

Umberto Ravagnani

Note:
1) Regione abitata dagli Insubri compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV secolo a.C.
2) Circa un quarto della popolazione. Con un rapido calcolo si puΓ² ricavare che la popolazione di Montebello, all’inizio della pandemia, ammontava a poco piΓΉ di 1900 persone.
3) Il culto di questo santo protettore inizia quando, nel 1485, arrivano a Venezia le sue reliquie. Nato a Montpellier (Francia) nel 1350 San Rocco si reca in pellegrinaggio a Roma nel 1367. Tornando trova la cittΓ  di Acquapendente (VT) devastata dalla peste. Cura gli ammalati e si ammala anche lui. Per non mettere in pericolo gli altri si ritira in un bosco dove viene soccorso da un angelo che lo cura e da un cane che gli porta ogni giorno un pezzo di pane. Guarito tornerΓ  a Montpellier dove non sarΓ  riconosciuto e finirΓ  in prigione. Il suo culto fu promosso dalle autoritΓ  di Venezia dopo la costruzione dei lazzaretti.

Foto: La statua di San Rocco nell’Oratorio della Sacra Famiglia a Montebello. Il Santo indica con la mano sinistra la piaga causata dalla peste. (Archivio privato Umberto Ravagnani – 2014).

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