DON VITTORE PORRA

[282] DON VITTORE PORRA (UNO DEI PADRI DELLA SCUOLA ELEMENTARE DI MONTEBELLO)

Un personaggio molto importante per l’istruzione scolastica a Montebello fu Don Vittore Porra. Nacque a Malo l’11 novembre del 1813 durante l’occupazione napoleonica dell’Italia. Il trentenne padre Giacomo, di professione fittavolo, ne denunciò la nascita all’Ufficiale di Stato Civile il giorno successivo e dichiarò che sua moglie Anna Maria Rossi era la madre del neonato. Entrato in Seminario, nel 1838 fu ordinato sacerdote e mandato a svolgere la sua missione nella parrocchia di san Giovanni Battista a Vallonara di Marostica. Dopo 14 anni di apostolato, nel 1852, divenne il parroco di santa Lucia di Lisiera, a pochi chilometri da Vicenza. Durante la direzione pastorale di questa comunità provvide a completare il terzo stralcio della nuova chiesa, ma inaspettatamente nel maggio del 1859 rinunciò all’incarico. I parrocchiani attribuirono questa grave decisione alla sua precaria salute. Forse invece intervenne qualche oscuro fattore a farlo desistere dalla guida della parrocchia. Proprio così cattive non dovevano essere state le sue condizioni di salute se, nel novembre dello stesso anno come nuovo prevosto, fece l’ingresso nella parrocchia di Santa Maria Assunta di Montebello. Aveva festeggiato il giorno di san Martino il suo quarantaseiesimo compleanno.
Per l’entrata nella prepositura e per il contemporaneo addio alla parrocchia di santa Lucia di Lisiera, i vecchi parrocchiani riconoscenti gli fecero dedicare un libretto con il “Cantico di Giuditta” la cui versione era stata curata dal professor Bernardo Morsolin.
Nell’Ottocento Don Vittore Porra non fu l’unico della famiglia a prendere la via del sacerdozio. Infatti lo zio paterno Gio.Batta svolse in città il suo apostolato nella parrocchia di san Silvestro. Nella canonica di questa chiesa dettò Il suo testamento depositato presso il notaio Emanuele Lodi di Vicenza in data 9 aprile 1872. Tra le altre disposizioni del rogito, Don Vittore fu nominato curatore testamentario dallo zio.
A Montebello, dei tre predecessori di Don Vittore impegnati nella direzione scolastica abbiamo notizie solo del prevosto Pietro Antonio Dai Zovi che tuttavia ci ha tramandato solo pochi documenti. Mancano anche informazioni relative allo stesso Don Vittore Porra il cui operato è però ben documentato presso l’Archivio della Provincia di Vicenza.
La sua insistente lotta per migliorare le condizioni degli scolari prima, e il sostegno per la costruzione della nuova scuola elementare poi, lo fecero uno dei padri fondatori del plesso scolastico di piazzale Mario Cenzi di Montebello. Dall’alto della sua carica di Ispettore Scolastico Distrettuale ebbe la forza di confrontarsi con le autorità civili e religiose per ottenere caparbiamente quanto occorreva all’istruzione dei piccoli parrocchiani. Nell’ottobre del 1866 concluse la sua carriera di Ispettore Distrettuale e solo due anni dopo si realizzò, a pochi passi dalla chiesa, la tanto agognata scuola, causa di quasi due lustri di battaglie.
Morì il 13 aprile 1877, un po’ prematuramente poiché avrebbe potuto dare ancora molto alla comunità montebellana. Presagendo la morte vicina, nel 1875 scrisse di suo pugno le ultime volontà lasciando al Notaio Domenico Agostini l’incombenza di conservare il testamento e di renderlo pubblico dopo la sua morte.
Molti i beneficiati nominati nei suoi legati, tra questi i famigliari, il maestro Don Girolamo Dalla Barba e la Congregazione di Carità ossia l’ospedale San Giovanni Battista di cui era vice-presidente. (Dal libro “LA SCUOLA VECCHIA ELEMENTARE di Montebello Vicentino” di Ottorino GianesatoUmberto RavagnaniMaria Elena Dalla Gassa).

Immagine: Don Vittore Porra in un ritratto di Leone Verlato conservato nella Sacrestia della Chiesa Prepositurale di Montebello Vicentino (foto Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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PIERANTONIO COSTA

[277] PIERANTONIO COSTA – Un “Uomo Giusto”


Il primo gennaio 2021 moriva in Germania Pierantonio Costa, penultimo di sette fratelli, nato a Mestre il 7 maggio 1939, la cui famiglia è originaria di Montebello Vicentino. A quindici anni, dopo gli studi a Vicenza e a Verona, raggiunge il padre emigrato nello Zaire. Quando scoppia la rivoluzione mulelista 1, Pierantonio decide di trasferirsi nel vicino Rwanda, il paese dalle mille colline, che ha da poco ottenuto l’indipendenza. Il 5 maggio 1965 ottiene il primo permesso permanente di residenza in Rwanda e da allora fino al 1994 risiede a Kigali. Qui sposa Mariann, una cittadina svizzera, dalla quale ha tre figli: Olivier, che vive ancora in Rwanda, Caroline, che vive in Germania, e Matteo che vive con la madre a Bruxelles. Imprenditore di successo, allo scoppio del genocidio ha in attività quattro imprese. Per quindici anni, dal 1988 al 2003, l’Italia gli affida la rappresentanza diplomatica, come avviene in tutti i Paesi dove non abbiamo un’ambasciata.

Nei tre mesi del genocidio, dal 6 aprile al 21 luglio 1994, Costa porta in salvo dapprima gli italiani e gli occidentali, poi si stabilisce in Burundi, a casa del fratello, e da lì comincia una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda, con la propria auto consolare, per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Pierantonio Costa usa i privilegi di cui gode, la sua rete di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedono aiuto.
È stato decorato con la medaglia d’oro al valor civile dal Governo italiano e da quello belga, nel 2008 gli è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti 2 di Padova e un cippo nel Giardino di Milano.
Per capire come si è giunti a questo ennesimo genocidio vediamo, in breve, lo svolgimento dei fatti. Come in molte altre guerre l’inizio delle divergenze è molto lontano nel tempo.

Nel 1885 il Congresso di Berlino stabilisce che il Ruanda e l’Urundi, l’attuale Burundi, siano sotto il controllo della Germania; con il Patto di Versailles del 1918 il potere coloniale passa al Belgio e i due Stati diventano due regni con a capo due sovrani di etnia tutsi; a seguito della rivoluzione sociale nel 1961 il Ruanda diviene una Repubblica e proclama la propria indipendenza; tra il 1973 e il 1993 si verificano nuove persecuzioni a danno dei tutsi; con un golpe il capo dello Stato diventa il generale Habyrimana e gli intehamne, i militanti hutu dell’MRND (Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo) a fasi alterne si scontrano con il Fronte patriottico a maggioranza tutsi; dopo la riforma costituzionale nel 1993 viene firmato l’accordo per la condivisone del potere tra i principali partiti; il sei aprile del 1994 nell’attentato all’aereo presidenziale mentre è in fase d’atterraggio all’aeroporto di Kigali, perde la vita il presidente del Ruanda. Quella stessa notte cominciano gli scontri che danno inizio al genocidio dei tutsi e degli hutu moderati. Le indecisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu circa la missione di pace e l’opposizione americana a riguardo del termine “genocidio” inducono la Francia ad intervenire con l’Opération Turquoise (“Operazione turchese”) che il sei luglio pone fine alla guerra civile. Nel 2003 in Ruanda si tengono le prime elezioni dalla fine del genocidio del 1994, ma, come succede in alcuni casi, elezioni e democrazia non seguono la stessa linea d’intesa e oggi in Ruanda i partiti di opposizione sono stati cancellati dalla realtà politica e l’assassinio del rappresentante dei superstiti, accusato di “divisionismo etnico”, ha costretto i rescapés, i sopravvissuti al genocidio, a un ruolo sociale di marginalità per cui la riconciliazione sembra essere ancora lontana.
Durante il genocidio il gukinda, lo stupro, come arma di guerra non era punibile come reato e un terzo delle donne, anche bambine, aveva dovuto subire il ripetersi degli abusi sessuali. Soltanto nel 2006 nella Repubblica Democratica del Congo un ginecologo senatore scrive e fa riconoscere una legge che definisce lo stupro come arma di guerra e lo vieta, ma nel corso degli anni i casi non diminuiscono e, se riescono a sopravvivere ai contagi e alle violenze, le donne preferiscono interrompere quelle gravidanze indotte con la forza. In soli cento giorni l’identità socio-politica del piccolo Stato è cancellata, ripulita dalla furia della morte che si aggira ovunque; nel connettivo urbano di Kigali i miliziani fermano le persone, le perquisiscono, le interrogano, le uccidono e le chiudono nelle fosse comuni. Anche questo, come molti altri, fu un massacro di pulizia etnica.
Pierantonio Costa, nonostante abbia ripetuto più volte « Ho solo risposto alla mia coscienza. Quello che va fatto lo si deve fare », ha avuto un ruolo molto importante in questa vicenda e si è certamente meritato l’appellativo di “Uomo Giusto”. Pierantonio Costa riposa ora nella tomba di famiglia nel camposanto di Montebello Vicentino.

Note: 1) Il 3 ottobre del 1968 Pierre Mulele, rivoluzionario e politico della Repubblica Democratica del Congo, fu assassinato a Kinshasa nella maniera più barbara e atroce.
2) Secondo la tradizione ebraica il termine “Uomo Giusto” designa i non ebrei che rispettano le leggi del patriarca Noè.
Foto: Pierantonio Costa a una conferenza sui fatti narrati, durante un recente soggiorno in Italia.
Fonte: Pierantonio Costa, Luciano Scalettari, “La lista del Console“, Milano, 2004.

Umberto Ravagnani

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ANTONIO BARTOLOMEO FRIGO

[276] ANTONIO BARTOLOMEO FRIGO Un eroe dei Mille


Nell’antica loggia, accanto al Municipio di Montebello, sopra l’architrave di una porta è stata murata, il 3 aprile 1912, dall’Amministrazione Comunale, una lapide che ricorda Antonio Bartolomeo Frigo, il quale viene definito ‘il suo eroe dei Mille’.

Figlio di Bartolomeo e di Pesavento Teresa, Antonio Bartolomeo era nato il 27 aprile 1832 nella ‘Contrada Borgolecco’ al n. civico 733 1 ed era il quinto di sei fratelli.

Nell’Elenco Ufficiale Dei Mille Di Marsala 2, a pag. 172 leggiamo a proposito del nostro garibaldino (alcune parti purtroppo sono mancanti):

456. Frigo Antonio Bartolomeo
Figlio di Bartolomeo e di Pesavento Teresa; nato a Montebello, provincia di Vicenza, il 7 aprile (in realtà è nato il 27 aprile n.d.r.)  1832; di professione albergatore; abitualmente residente a Montebello, via – , n. – .
E’ morto a Montebello, provincia di Vicenza, il 3 aprile 1896, nella casa di via – , n. ed è seppellito al cimitero di Montebello.
Acquistò il grado di – nell’esercito volontario e di – nell’esercito nazionale.
Fece le campagne del 1848, 1849, 1859, 1860 – 1861, 1866, ed ebbe per onorificenze: medaglia dei Mille.
Nella Spedizione dei Mille appartenne alla – compagnia.
Sposò la signora Garfogli Angela, ebbe una figlia (Elvira n.d.r.).
Estremi cronologici del fascicolo: 1904 agosto 28 – 1912 aprile 10
Segnatura: busta 44, fascicolo 456
Note: Frigo aveva il collo storto.

Interessante è anche la raccolta di dati del Frigo riportata dal “Centro Internazionale Studi Risorgimentali Garibaldini” di Marsala, che include una lettera di risposta degli alunni di classe Va di Montebello, nel 1967, a un maestro di quella stessa città che chiedeva loro informazioni:

Frigo Antonio Bartolomeo di Bartolomeo nacque a Montebello (Vicenza) 27-4-1832
Era un albergatore.
Nel 1848 fu alla difesa di Venezia e costretto dopo la capitolazione ad esiliare riparò in Piemonte.
Nel 1859 partecipò alla II Guerra d’Indipendenza coi Cacciatori delle Alpi e combatté a San Fermo.
Nel 1860 partecipò alla Spedizione dei Mille.
Dopo l’impresa fu luogotenente della Guardia nella Calabria Citeriore.
Rientrato a Montebello riprese il suo lavoro.
Nel 1866 partecipò alla III Guerra d’Indipendenza.
Ritornò ancora al suo lavoro.
Ebbe le medaglie commemorative e la pensione dei Mille.
Morì a Montebello il 3-4-1896.

Montebello 6-2-1967
Egregio sig. maestro
Appena ricevuta la sua lettera ci siamo interessati di cercare le notizie da lei desiderate su Antonio Bartolomeo Frigo. Purtroppo ci è impossibile rispondere a tutte le sue domande perché molti documenti di quell’epoca sono andati perduti. Se riusciremo ad avere notizie sulla famiglia di questo eroe gliele invieremo subito.
Antonio Bartolomeo Frigo, oltre che alla difesa di Vicenza e di Venezia (22-8-1849), partecipò anche alle campagne del ’59 del ’60 del ’61 e del ’66. Alla di lui memoria i Montebellani murano, sotto la loggia comunale, una piccola lapide con la seguente iscrizione: “Montebello – Al suo eroe dei Mille Antonio Bartolomeo Frigo 8 aprile 1912”.
Completa il ricordo la fotografia a mezzo busto dell’eroico garibaldino.
La loggia comunale si può vedere a destra della cartolina che rappresenta “Piazza Italia”.
Il nostro sig. Direttore e la nostra insegnante ricambiano gli ossequi.
A lei ed ai suoi scolari i nostri rispettosi e cordiali saluti
Alunni classe Va Montebello Vicentino

La Spedizione dei Mille fu forse l’episodio più importante del nostro Risorgimento. Il 5 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi a capo di una spedizione, denominata dei Mille (in realtà i componenti erano esattamente 1084), partì da Quarto, vicino a Genova, alla volta della Sicilia, che era controllata dal Regno Borbonico. Con due piroscafi, il Piemonte e il Lombardo appartenenti alla compagnia Rubattino, sbarcarono a Marsala, in Sicilia, l’11 maggio. Lo scopo della spedizione era quello di appoggiare le rivolte scoppiate sull’isola e rovesciare il governo borbonico. Inglobando molti volontari meridionali il piccolo esercito aumentò di numero e, dopo numerose battaglie contro i Borboni, riuscì a conquistare l’intero Regno delle Due Sicilie. La vittoria di Garibaldi e dei suoi ‘Mille’ consentì, infine, l’annessione del territorio controllato dal Regno Borbonico a quello del nascituro Regno d’Italia.

Foto: La lapide dedicata ad Antonio Bartolomeo Frigo eroe montebellano dei Mille.

Note: 1) A quel tempo la numerazione civica era molto diversa da quella attuale.
2) Museo ed Archivio storico dei Mille di Enrico Emilio Ximenes.

Umberto Ravagnani

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PADRE SANDRO DANIELI

 

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NUOVE CAMPANE PER LA CHIESA

 

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UN CONTE A MONTEBELLO

 

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L’ANTENATO DEL CASELLO

 

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IL PALAZZETTO PERUFFO

 

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DUE PICCOLI EROI

 

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IL DOGE ANDREA GRITTI

 

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DA MONTEBELLO A WOLLONGONG

 

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SANTA MARIA DI MONTEBELLO (3)

 

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ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2005

 

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BIBLIOGRAFIA

 

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