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IL CARRETTIERE SCOMPARSO

[369] IL CARRETTIERE SCOMPARSO

Erano già passati diversi giorni che la famiglia del giovane Giacomo Zambellin del fu Angelo non aveva più notizie di lui. Durante la prima settimana di settembre 1806 lo avevano visto partire da Montebello, suo paese natale, alla volta di Milano alla guida di un carretto carico di merci. Purtroppo dopo qualche giorno di viaggio, giunto ormai non molto lontano dal capoluogo lombardo, era successo l’imprevedibile.
A Montebello attesero invano il suo ritorno. A distanza più di due mesi e mezzo i suoi famigliari, che ne avevano denunciato la scomparsa alle autorità comunali di Montebello non ebbero benché la minima notizia o segnalazione di lui: sembrava essere svanito nelle nebbie della pianura padana.
Finalmente i giorni immediatamente dopo il santo Natale arrivò al Comune di Montebello un dispaccio della pretura di Lodi. Il documento raccontava nei minimi particolari, fin troppo crudi, quanto era successo al giovane Giacomo Zambellin, rimasto vittima di un “incidente stradale”. Si deve poi alla intraprendenza e bravura di qualche funzionario di quei luoghi, improvvisatosi indagatore, se gli inquirenti poterono risalire al paese di Montebello come Comune di origine del carrettiere.
Era accaduto che Giacomo Zambellin, nel mentre percorreva la cosiddetta strada Milanese, forse per un colpo di sonno o a causa di un sobbalzo del mezzo su una buca, fosse caduto finendo sotto una ruota. Di questo si era accorto il conducente un calesse che lo stava seguendo non lontano che, viste le gravi condizioni del carrettiere raggiunse dopo pochi minuti altri trasportatori più avanti. Un paio di questi invertirono la marcia e ritornarono verso il malcapitato. Spesso i carrettieri preferivano viaggiare a poca distanza l’uno dall’altro per reciproca sicurezza, in caso di assalti di banditi o di altra evenienza, ma questa volta non si erano accorti di quanto era accaduto all’ultimo della fila, Zambellin per l’appunto.
Il grave incidente avvenne nei pressi del Comune di Pezzolo di Tavazzano (oggi Tavazzano con Villavesco in provincia di Lodi a circa 20 chilometri a sud-est di Milano).
La successiva ricognizione meticolosa della gendarmeria, prontamente avvertita, riferì di aver trovato: “il cadavere di un uomo disteso supino colla testa su di un mucchio di ghiaia dell’età e dell’aspetto di persona di circa 28 anni, di statura piuttosto bassa, corporatura mediocre, faccia regolare, di color bruno pallido, ciglia folte nere, bocca ed occhi chiusi, una lunga barba nera, capelli castani allacciati in treccia, con una lunga striscia di … proveniente dalla narice destra, vestito in marzemino (?) di panno celeste ordinario, corpetto di lana grigio-verde con bottoni di metallo bianco, pantaloni di lana color beige, altro paio di tela a righe celesti e bianche, scalzo ai piedi (forse aveva perso le scarpe durante la caduta e qualcuno gliele aveva rubate ? n.d.r.) con una camicia di tela leggera avente il corpetto stracciato di traverso dalla parte sinistra, tutto coperto di polvere.”
La successiva ricognizione del Chirurgo d’Ufficio sul corpo del malcapitato rilevò una profonda ferita ed alcune fratture sul dorso compatibili con lo schiacciamento provocato dalla ruota del carro. Il rapporto è fin troppo minuzioso e zeppo di particolari a dir poco sconvolgenti.
Il corpo esanime non riconosciuto dello sfortunato Giacomo Zambellin venne preso in custodia dal “cursore” del paese sopra menzionato.
Nel rapporto della gendarmeria non si fece minimamente menzione del denaro che il povero carrettiere doveva necessariamente avere con sé, né di che fine avessero fatto le merci, il carretto e il cavallo. Mistero! O meglio i ladri non si sono mai estinti.
Sicuramente qualche documentazione che poteva attestare la sua identità e la sua provenienza doveva averla avuta, ma a distanza d tempo tutto questo era forse passato nell’oblio.
Fortunatamente un solerte funzionario aveva però trovato nascosto in una recondita tasca dei pantaloni un attestato del Vicario Foraneo di Montebello, il Prevosto don Antonio Dai Zovi che faceva ritenere Giacomo Zambellin suo parrocchiano.
Da qui le lunghe indagini che portarono al riconoscimento del carrettiere che ormai riposava per sempre in terra lombarda.
A Montebello la scomparsa di Giacomo Zambellin fu debitamente registrata dall’Ufficiale di Sato Civile il 2 gennaio 1807 (OTTORINO GIANESATO).

FOTO: Tavoletta votiva che rappresenta un incidente con il carro (Madonna del Carmelo a Bologna). Nell’800 questi erano infortuni piuttosto frequenti come lo dimostrano numerosi ex-voto presenti in molte chiese della nostra penisola e non solo. Gli ex-voto, naturalmente, si riferiscono a episodi miracolosi dove il malcapitato era riuscito a salvarsi, purtroppo nel caso di Giacomo Zambellin da Montebello l’episodio si concluse tragicamente.

Umberto Ravagnani

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