UN VICINO SCOMODO

[291] UN VICINO SCOMODO

Agli inizi del β€˜500 la cittΓ  di Vicenza andava troppo stretta alla nobile famiglia Gualdo. Pertanto i suoi componenti, per trovare la tranquillitΓ  desiderata, decisero di costruire una nuova sontuosa residenza nel centro di Montecchio Maggiore.
Nell’autunno del 1532 l’imperatore Carlo VΒ°, che era sceso in Italia con il suo esercito, fu ospitato con tutti gli onori nel nuovo palazzo montecchiano. In quell’occasione il monarca, visibilmente soddisfatto dell’accoglienza ricevuta non mancΓ² di elargire ai nobili convenuti una dovizia di diplomi, cariche, e onorificenze. Non fu tralasciato proprio nessuno dai benefici. A un povero e improvvisato saltimbanco che si era intrufolato nella festa producendosi in salti e capriole, per ordine dello stesso imperatore, anzichΓ© le bastonate gli furono donati 6 Ducati d’oro.
Fu in seguito a quel banchetto che incominciΓ² a circolare il maligno detto: β€œnon ha Venezia tanti gondolieri quanti ha Vicenza conti e cavalieri”.
Purtroppo a pari passo con la loro fama crebbe anche la loro prepotenza che sfociò spesso in atti di violenza, soprattutto nei confronti dei montecchiani e Montebello non fu risparmiata. Nel 1540, al suono della campana a martello, alcuni montebellani provvisti di armi di vario genere invasero alcuni terreni dei Gualdo nella contrà delle Isole e distrussero un terrapieno che detti nobili avevano fatto costruire a protezione dei loro beni. La sentenza partorita dalla denuncia e dal processo che ne seguì vide inopinatamente i montebellani condannati a pene diverse e alla rifusione del danno.
Nella seconda metΓ  del cinquecento, i Gualdo, per meglio controllare i loro possedimenti che si estendevano a Montecchio, Montebello, Brendola fino a toccare Montorso e Zermeghedo, acquistarono, si dice dai conti Trissino, una grande fattoria che, dovutamente rimaneggiata, sarebbe diventata poi il complesso della β€œGualda”.
Si circondarono allora di un nugolo di loschi figuri detti bravi, che per assecondare i progetti dei propri padroni fecero spesso ricorso alla forza. I nomi di alcuni di loro erano, Achille, Jacheto, Giuliano e Pasio. Proprio quest’ultimo bastonΓ² un malcapitato β€œbeccaro”, tale Domenico detto β€œMilliono”, reo di non avergli fornito della carne senza pagarla. Il cronista del tempo non nomina il paese del malcapitato, ma tutto lascia credere che fosse abitante od originario di Montebello, in considerazione delle numerose famiglie all’epoca qui presenti con questo nome ossia Million.
Appare chiaro che le divergenze tra i montecchiani e i Gualdo, soprattutto in materia di tasse, utilizzo delle acque nonchΓ© confini e strade, fossero le stesse esistenti con i montebellani. Tra l’altro, nel frattempo, i conti Gualdo erano entrati in possesso del castello di Montebello. Le annose dispute del nobile Lelio Gualdo e il comune di Montebello per il controllo del castello diedero vita in paese a numerose assemblee. Finalmente, nel 1584, si arrivΓ² ad una bozza di compromesso. Lelio Gualdo avrebbe dovuto rinunciare al maniero, entro un mese dall’aprile 1585, nelle mani dei signori magistrati veneziani delle β€œRason Vecchie”, per consentire l’investitura dello stesso a favore del comune di Montebello, fermo restando l’obbligo di permettere ai frati cappuccini di officiare nella chiesetta di san Daniele. Inoltre, in riferimento ai contrasti confinari nelle contrΓ  Isole e Vegri, furono fissati i limiti tra Montebello, Zermeghedo e i beni dei Gualdo, si presero accordi per l’utilizzo delle acque del GuΓ , per il pascolo e per alcune strade.
Rimasero alcune divergenze circa la volontΓ  dei Gualdo di voler restringere l’alveo del torrente allora largo circa 32 pertiche (65 metri circa – n.d.r.) spostando l’argine di sinistra e acquisendo cosΓ¬ una nuova fetta di terreno lunga centinaia di metri.
Anche nel secolo successivo non mancarono le liti sempre a causa delle acque del GuΓ  e dei terreni nei suoi pressi. Memorabile la β€œconvicinia” (assemblea – n.d.r.) con oltre 100 partecipanti che si tenne a Montebello nel 1687 per sfiduciare due suoi abitanti, Cesare Guarda e Batta Miolato rei di aver tramato contro il comune facendo gli interessi dei nobili Gualdo. Intanto nella contrΓ  delle Isole, a circa un chilometro dagli edifici della β€œGualda” i conti Sangiovanni avevano dato vita ad una grande fattoria con casa padronale e chiesetta dedicata a San Girolamo.
Nel 1712 tra Girolamo Sangiovanni e Francesco Gualdo scoppiΓ² una vera guerra fatta di reciproci dispetti per il possesso di una pezza di terra esistente ai confini delle due grandi proprietΓ  terriere. Francesco Gualdo ordinΓ² addirittura ai suoi lavoratori di mietere il miglio che cresceva in questo terreno, seppur non ancora maturo, con la protezione di alcuni suoi β€œbravi” armati di archibugio. Non contento ne mandΓ² poi degli altri a tagliare le canne del sorgo. Gli rispose Girolamo Sangiovanni che inviΓ² nel terreno conteso alcuni suoi operai a raccogliere dei rami di noce e alcuni ceppi.
E’ l’ultimo episodio di cattivo vicinato trovato nei documenti notarili. Non che fosse scoppiata la pace, ma con il passar del tempo forse i Gualdo si resero conto che era giunto il momento di rientrare nella legalitΓ . Anche in quel di Montecchio non trovo tracce di processi tra il comune e i Gualdo, un tempo frequentissimi, e questo fino al 1854 quando morΓ¬ Nicola Gualdo ultimo erede del grande casato.

OTTORINO GIANESATO

Foto: La tenuta detta ‘La Gualda’ (cortesia Mariano Arsego).

Umberto Ravagnani

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LA FAMIGLIA FERRO

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LA STALLETTA DEL VICARIO (1)

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