RIMEDI DEL CINQUECENTO (5)

[76] SUGGERIMENTI DELLA SECONDA META’ DEL ‘500 PER MIGLIORARE LA VITA
DAGLI ATTI DEL NOTAIO CRISTOFANO SQUAQUARA DI BRENDOLA (1)

A far orinare uno cavallo che non podesse orinare: toli de laqua chiara et fala turbida (?) et così turbida dala a bere al cavalo et subito orinerà Per fare orinare un cavallo che non potesse orinare: prendi dell’acqua limpida e rendila torbida e così torbida dalla da bere al cavallo che subito orinerà.
A cazar le mosche: togli sugo de pimpinella et ongi con quella una frascha et quando (le) mosche li andarà sopra tute moriranno. Per eliminare le mosche: prendi il succo della pimpinella (nel vicentino chiamata “graspia” ossia il vino scadente ed annacquato  ottenuto dalla ulteriore spremitura delle vinacce) e con quella bagna una frasca e quando le mosche vi si poseranno moriranno immediatamente.
A far che uno se pisasi soto demodo  guarire: recipi semenze de ortige et fane polvere et impastale in una fugaza et dane a mangiare alla creatura per quindeze giorni continui, uno poco ala matina et guarirà. Per far guarire una persona che si facesse la pipì addosso: prendi dei semi di ortica e riducili in polvere e la detta impastala in una focaccia e danne da mangiare alla creatura per quindici giorni consecutivi, un po’ alla mattina e guarirà.
A far colla fortissima: recipi calzina viva spolverizzata et distemperala cun oglio de lino et formi cola … bonissima Per fare della colla fortissima: prendi della calce viva in polvere e fai una miscela con olio di lino, ottieni così una colla buonissima.
Rimedio al morbo: recipe aceto forte, aqua rosa et zafarano et arsenico e misciala ogni cosa insieme et continuamente bagna dove ai el male et guarirai. Rimedio al morbo (peste): prendi aceto forte, acqua di rose, zafferano e arsenico e fai una miscela, bagna continuamente dove hai il male, guarirai.
A guarir el mal de la smilza: toli tri fruti cio(è) tri grani di hedera negri et legali in una peza di lino cun uno filo adoso uno che tema il mal di smilza e sanerà Per guarire il dolore alla milza: prendi tre frutti ossia tre grani neri di edera e legali in una pezza di lino addosso ad uno che soffra del male alla milza e risanerà.
A guarire una resipilla: toli del sugo di latuga et meschialo cun late di dona et bagna dove è il male et guarirai – et il simile fa la porcigiola fata impiastro et missa sopra. Per guarire una erisipela o risipola: prendi del succo di lattuga e mescolalo con del latte di donna e bagna dove c’è l’infiammazione e guarirai – lo stesso effetto fa la porcigiola ridotta in poltiglia e messa sopra la parte malata.

NOTA

La erisipola è una infiammazione della pelle dovuta a streptococchi ed accompagnata da febbre. Come già spiegato in altro riquadro, la porcigiola o perzigiola dovrebbe essere la Porcellana o erba-masciara.

 A far dormir uno: ungilli el fronte cun sugo de latuga. Per far dormire una persona: ungi la sua fronte con succo di lattuga.

Varie e diverse sorte de medicine  da le verze:
(1) bevendo el brodo de verza cun dolze vino provoca el mestruo a la dona,
(2) mangiando verze cote a digiuno si sana li tisichi,
(3) metendo verze pestate cun el suo brodo cote e rafredate sopra le ferite li dà grande refrigerio

Vari e diversi tipi di medicine ottenuti dalle verze:
(1) bere il brodo di verza unito a vino dolce provoca alla donna le mestruazioni,
(2) mangiando verze cotte a digiuno gli ammalati di tisi si sanano,
(3) mettendo verze pestate con il loro brodo cotte e raffreddate sopra le ferite danno un grande refrigerio.

Continua nel n. (6) …
Ottorino Gia
nesato (Miscellanea 2018)

Curiosità: i Greci conoscevano già il cavolo-verza e lo consideravano sacro; anche i Romani lo utilizzavano per curare molte malattie e lo mangiavano crudo, prima dei ricorrenti banchetti, per assimilare meglio il vino.

Note:
(1) Il notaio Cristofano Squaquara di Brendola (ma rogava anche a Montebello) inserì questi appunti tra gli atti che vanno dall’anno 1556 al 1574.

Figura: La verza, da sempre rimedio per molti malanni (a cura del redattore).

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LA STALLETTA DEL VICARIO (2)

[57] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (seconda parte)

Inevitabilmente la nuova stalla restrinse il passaggio verso la caserma scatenando le rimostranze dell’Ufficiale che comandava la guarnigione, proteste che arrivarono fino in città al capitanio di Vicenza, Gabriel Zorzi, che così replicò agli amministratori di Montebello:

17 Maggio 1677 – Vicenza
Gabriel Zorzi, Capitanio

Ci espongono riverentemente gli intervenienti di questa Magnifica Città come a Montebello si fanno lecito, col fabricar d’una stalla, d’occupare in buona parte la Strada Pubblica che conduce al Quartiero destinato per la squadra dei soldati. La qual cosa ci è molto spiaciuta per il grande pregiudizio che ne risente il pubblico. Però di supporto ricercato come gli uomini suddetti et anco gli operai desistere debbano da simile indebita operazione e ciò in pena di 200 Ducati e maggiore da esser in caso d’involta applicato ad arbitrio et altre pene corporali.

 Su ordine e commissione dei Deputati, il 26 maggio 1677, il Pubblico Perito Bortolo Munari produsse un disegno rappresentante la piazza di Montebello e dintorni, per dare chiarezza all’ordine del capitano. In esso Il perimetro della nuova stalla si nota nitido proprio al centro della mappa stessa. (il disegno in questione si può vedere nell’opera del 2001 a cura di Vantini, Dainese e AgnolinDALLA MANSIONE DEL TEMPIO ALLA CASA DI RIPOSO SAN GIOVANNI BATTISTA” figura n° 22 pagina 208. Questa mappa, nell’opera appena citata, ha lo scopo di mettere in risalto gli edifici della piazza e alcune costruzioni circostanti come il “Quartier Piccolo”, la chiesa di San Francesco ed altri, ma la sua redazione seicentesca è legata alla vicenda della nuova stalla).

Pertanto tutto restò come prima, ossia senza la nuova stalla, con le casette dell’Ospedale San Giovanni, con la corte e relativi edifici del Vicario a occupare tanto spazio vitale allo svolgimento di un bel mercato. Dovettero trascorrere più di tre anni prima che la situazione si sbloccasse. Se per la stalla e la tezza del Vicariato non si facevano passi in avanti, almeno per quel che riguarda le casette del Pio Ospedale di San Giovanni Battista, si arrivò finalmente alla decisione del comune di acquistarle e procedere alla loro eliminazione dalla piazza. A questo fine il 14 Settembre 1681 si riunì il Consiglio dei 60 per procedere nei dettagli all’agognata operazione (1).

Consiglio di 60
Adì, 14 Settembre 1681

Il mercato introdotto in questa Nostra Terra si va, Lode à Dio, sempre più avanzando con universal comodo, e beneficio e si può sperare che col progresso del tempo possi ridursi ancora a miglior accrescimento, quando questa Spettabil Communità procurasse quei mezzi che lo po(sso)no condurre a così desiderabile fine.Necessarissima sopra tutte le cose riesce a luochi dove si fa Mercato una Piazza comoda, capace, e sufficiente per capire le genti che concorrono a detto Mercato, le Biade, le Merci, Frutti, e altro, che giornalmente vedono capitarsi sopra i Mercati medesimi, ad’ogni altro modo noi siamo privi totalmente di Piazza, a segno che siamo necessitati ridursi insieme con le Persone Forensi (nel senso di forestiere non certo del foro o dei tribunali – n.d.r.) che concorrono sopra la Strada Reggia con strettezza di sito e incommodo universale. Ora abbiamo pronta l’occasione di farsi una Piazza sufficiente e capace con spesa insensibile di questa nostra Comunità, e con utile ancora del Pio Ospitale di S. Giovanni. Si può dunque fare una Piazza spaziosa e sufficiente per i bisogni del Mercato col demolire le Casette di detto Pio Ospitale di S. Giovanni, principiando dal muro delle Case del Vicariato e terminando alla Porta grande che conduce alla Chiesa di detto Pio Ospitale. Ricava detto Ospitale d’Affitto di tutte le dette Casette circa Ducati 25 annui, ma sostiene all’incontro il peso di restaurarle di quando in quando con spesa considerabile. Contribuisce detto pio Ospitale al Sacerdote che officia la detta Chiesa di S. Giovanni Battista Ducati vinti (20) annui. Contentano dunque il Gastaldo e Governatori del medesimo Ospitale permetter che siano demolite dette Case ogni volta che la Communità assumerà l’obbligo di pagar in luoco e a sollievo del detto Ospitale ogn’Anno li Ducati 20 al Religioso Officiante in detta Chiesa e gli lascierà ancora la materia (le macerie) tutta di dette Case perché possino con quella i Reggenti di detto Ospitale fabricare nelle case che resteranno a drittura della Porta altre Botteghe da affittar a benefficio dell’Ospitale e commodo degl’abitanti del luoco. L’occasione è ottima e per la Communità e per l’Ospitale, perché la Communità con la sola spesa d’annui Ducati 20 goderà il beneficio d’una Piazza tanto necessaria, e da desiderarsi anco con spesa maggiore, darà causa di maggior concorso di Populo al Mercato, e maggior rendita ricaverà l’affittanza della Piazza medesima, e l’Ospitale si libererà dell’aggravio di mantenire le dette Case ormai vecchie e in assai cattivo stato, ridurrà quella benedetta Chiesa per altro ristretta e quasi sepolta dentro al recinto di dette Case, e occolta agl’occhi di tutti in isola, e alla discoperta, la libererà da strepiti e disturbi, che anco nel tempo del Santo Sacriffizio delle Messe potranno gl’Abitanti di dette Case e (esser privati) de fettori che causano l’imondizie di detti abitanti e animali immondi, che in quelle ricettano e con la materia delle Case che si demoliranno costruirà nove (nuove) Botteghe nel sito già accennato. L’anderà dunque Parte, che dando i reggenti dell’Ospitale suddetto libertà alla Communità di demolir le dette Case siano demolite subito passato il giorno di S. Martino prossimo, e che il sito di dette Case con Corte di detto Ospitale restino convertiti in Pubblica Piazza a comodo e beneffizio d’altri che concorrono al nostro mercato, e la Communità all’incontro assuma l’obbligo di pagar a sollievo di detto Ospitale Ducati 20 annui al Sacerdote che pro tempore Officierà detta Chiesa, e innoltre la materia tutta di dette case resti, come si è detto di sopra, al medesimo Ospitale. Commettendo a Governatori di questa Communità la pontual esecuzione di quanto resta con la presente Parte positiva preso e terminato. Chi vuol la Parte ponga nel Bossolo bianco, e chi non nel Bossolo rosso.

Ballotata ottenne Pro balle ……………………………………. n° 37

Contro nel bossolo rosso Balle ………………………………… n° 7

Onde restò presa la Parte stessa
Registrata la sopradetta Parte nel presente Libro per me Giacomo Gaeton (2) Nodaro Pubblico e di detta Spettabil Communità d’ordine delli Signori Consiglieri e Governatori della medesima questo dì 6 Giugno 1684. Tratta la presente dal Libro delli Consigli esistente appresso la Spettabil Communità di Montebello dell’Anno 1675 a.c. 117 (esistente dall’anno 1675 alla carta o pagina 117 – n.d.r.) per me sottoscritto questo dì primo Maggio 1744.
Gio. Maria Nardo Nodaro di detta Communità (è il figlio di Nardo(i) Antonio autore del disegno allegato – n.d.r.).

Note:
(1) Il documento, quì di seguito trascritto con alcune osservazioni e piccolissime correzioni, è custodito presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello ed è già stato riprodotto nella sua forma a stampa originale nel libro di Vantini – Dainese – Agnolin edito nel 2001, come ricordato in apertura di questo lavoro.
(2) E’ un errore di stampa dell’epoca (1744). Il Notaio si chiamava Giacomo Gratton e rogò dal 1674 al 1687.

Continua con la terza parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione di fantasia della stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (a cura del redattore).

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