LA FAMIGLIA BILLO

[82] LA FAMIGLIA BILLO

Bisogna arrivare alla seconda metΓ  del Quattrocento per trovare a Montebello una famiglia con questo cognome: Jacobo figlio di Vitale Billo del fu Francesco.
L’origine del cognome Billo va ricercata dopo il Mille, quando chi portava il nome tedesco Willhelm (Guglielmo) veniva chiamato con questo diminutivo affettivo. Ancor oggi Bill Γ¨ il diminutivo inglese di William, Guglielmo in italiano. Un’altra scuola di pensiero di chi studia onomastica avverte della somiglianza del diminutivo Bille, derivato da Amabile, che potrebbe, a seguito della cattiva dizione veneta, essersi mutato in Billo.
E’ stato arduo per me ricondurre Billo al nome Guglielmo, per la mancanza di un qualsiasi soprannome ad accompagnare i nomi di battesimo, aggravato dal fatto che nessun Guglielmo esisteva nella genealogia della famiglia. Analizzando poi tutti i nomi dei Montebellani, che non sono riuscito ad accoppiare ad altrettanti cognomi, mi sono accorto che esiste un Francesco figlio di Guglielmo che dovrebbe essere il medesimo Francesco da me indicato nell’albero come capostipite dei Billo.
Alla metΓ  del β€˜500 troviamo le 5 famiglie Billo tutte residenti nella ContrΓ  della Chiesa, fianco a fianco con quelle dei Pajarin e dei Nardi, ma nessuna con grosse disponibilitΓ  economiche. Circa 120 anni dopo sono 7 quelle estimate dal fisco veneziano e quasi tutte ancora fedeli alla ContrΓ  della Chiesa. Nel 1602 Francesco Billo Γ¨ il primo e l’unico della famiglia, in quel secolo, ad essere consigliere del comune. Per trovarne un altro con lo stesso incarico bisogna aspettare Giovanni nel 1703, seguito da Giacomo Antonio nel 1755. Nelle liste del Dazio Macina di fine secolo non si legge alcun Billo, salvo un tale Stefano Billa (con la « aΒ Β» finale) di professione tessaro il cui cognome va verificato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La ContrΓ  della Chiesa (o della Cesa) nel XVI e XVII secolo era l’area adiacente alla Chiesa di Santa Maria di Montebello, qui vista dal ‘Brolo‘ dei nobili Sangiovanni, in una ricostruzione a partire da un’antica mappa. Sullo sfondo il muretto della stradella delle Carpane. La Chiesa, a quel tempo, aveva l’abside orientata ad est e l’ingresso era ad ovest. All’interno delle mura che circondavano la Chiesa vi era anche il Cimitero (a cura del redattore).

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LA NOVA CESA

[13] LA NOVA CESA

La nova cesa” cosΓ¬ possiamo sintetizzare la composizione in rime che l’anonimo poeta (si sottoscrive un servitor fervente), nei primi anni del 1800 (1), colmo d’entusiasmo dedica alla nuova chiesa di Montebello ormai completata (2). La poesia, conservata nell’archivio della Chiesa Prepositurale, si compone di 36 quartine binate, in rima libera, scritta in lingua dialettale. Narra della inadeguatezza della vecchia chiesa costruita nel 1436 (3) a soddisfare le esigenze dei fedeli, l’impegno di tutta la comunitΓ  a sostenere lo sforzo economico per finanziare l’opera, l’orgoglio della popolazione per aver costruito un edificio che si distingue per la imponenza, che riceve le lodi dei forestieri e che viene ammirato ed invidiato da tutte le comunitΓ  circostanti. Conclude manifestando la soddisfazione di lasciare questo patrimonio cosΓ¬ importante alle future generazioni.
L’autore sicuramente non rientra nella cerchia dei noti montebellani (4) “che per diletto proprio e/o altrui” hanno composto odi, poesie, memorie e cronache in quanto le loro composizioni sono sempre scritte in corretta e talvolta forbita lingua italiana dell’epoca. Escludiamo anche che possa essere uno dei sacerdoti presenti in quel periodo in paese in quanto la composizione sarebbe stata sicuramente piΓΉ leziosa, ricca di fronzoli e riferimenti biblici mitologici come era ancora in uso in quel periodo tra le persone di una certa cultura. Il nostro anonimo poeta invece usa la lingua dialettale, che presenta sfumature padovane-veneziane in alcuni vocaboli, e la trascrive, saremo portati a dire (5), con alcuni errori ortografici, diretta trasposizione della lingua parlata, derivanti forse da un’istruzione autodidatta.
Il pregio di questa composizione non Γ¨ certo da ricercarsi nella perfezione delle rime o nella terminologia usata, ma nella visione dello spaccato storico in cui viene vissuto l’avvenimento da parte di tutta la comunitΓ . La quale dopo un iniziale entusiasmo, seguito da una momentanea titubanza, ci dimostra essere unita, attiva solidale e fiduciosa oltre che sulle proprie forze soprattutto sull’aiuto che la Provvidenza non nega a chi in Lei confida. (Parvusaldus)

Note
(1) Tale presunta datazione della composizione Γ¨ suffragata dal riferimento al Vescovo di Vicenza Marco Zaguri presente negli anni 1803-1812
(2) In quel periodo rimane ancora da completare la monumentale facciata che sarΓ  realizzata negli anni 1874
(3) Faccioli nel suo “Museo lapidario Vicentino” riporta la seguente iscrizione collocata nella vecchia chiesa di Montebello: “Maistro Manfredin de ravena fecit A.D. MCDXXXVI”
(4) Questi sono: Francesco Bonomo, Domenico Cenzatti, Pompeo Conforti, Bartolomeo Guelfo, Celeste Bonvicini)
(5) Attualmente alcuni esperti della lingua veneta, ritenendola essenzialmente usata nella forma parlata, ammettono la sua libera materializzazione nella forma scritta che puΓ² non essere rispettosa delle regole ortografiche della lingua italiana.

Quatro ciacoe ala bona, soa costruzion dea nova cesa de Montebelo – “Fine Setesento – Inissio Otosento”

Sonè campane a festa,
sonè a gran distesa,
desighe a tuti cuanti
che ancΓ² la nostra cesa

essendo stΓ  rifata
e tuta rinovΓ 
dal Vescovo Zaguri
se stΓ  assai lodΓ .

La cesa del paese
la iera tuta bruta,
e se sentia el bisogno
de rinoarla tuta.

El cuerto nol tegnea,
i muri se sgrostava,
vegnea drento l’acua
se el ciel piovesinava.

No se podea restare,
ne in pace, ne contenti
la Cesa la parea
na vecia … sensa denti!

E po la iera picola
la iera insufinente
in te le grande feste
a contegner la zente.

E alora se decide
se no xe tanta spesa,
de metarse al laoro
per rinoar la Cesa.

E far cussì pi granda
la casa del Bon Dio,
slongandola davanti
e … anca par de drio.

Ed eco se scominsia:
se scava el fondamento
se tira su le piere
del vecio pavimento.

Tirando zo el coerto
se buta tuto a tera,
e par che so la Cesa
passada sia la guera

I veci i se spaenta
e i dise tuti cuanti
metemo on freno al prete
senΓ² el ne magna i campi!

Ma dopo i la capisse
che pur fasendo spese
la Cesa fata nova
le on vanto del paese.

I vol che nel rifarla
la vegna fora bela,
e che se spenda pure
ma no la sia pi cuela.

E se se fa dei debiti
nel fare nove spese,
no se ga mai sentio
che gai falio le Cese!

Laorando tuti insieme
con fede e con amore,
se fa bela e granda
la casa del Signore.

Alra se se impegna
uniti nel laoro,
de rinoar la Cesa
da la faciata al coro.

Ghe cuei che cava i sassi
chi porta i materiali
e chi che soto al caro
i taca i animali.

Chi gΓ  le vache magre
i dopara i vedei,
e se laora gratis
parchè xe pochi i schei.

Par descargar la roba
che riva da lontan,
co sona la campana,
se core a dar na man.

I bravi muradori
a forza de laoro
con malta e con cemento
i mete a posto el coro.

A man che se vΓ  vanti
se vede on cambiamento
e no la par pi bela
col novo pavimento?

Insoma cuΓ  cristiani
penseghe pure on toco:
vardè i laori fati
de vecio ghe xe poco!

Do’ siori del paese
volendo ricordare,
on fiolo morto in guera
i gΓ  donΓ  on altare.

Adesso si la Cesa
la pol alzar la testa,
la pare na gran dama
che xe vestia d festa.

E cuei de Montebelo
i pole star contenti
che i gΓ  na bela Cesa
con tuti i so ornamenti.

Adesso resta i debiti,
ma anca se i xe tanti
no stemo scoraiarse,
vardemo sempre avanti.

Se sΓ  che per pagarli
xe bon on aiuto esterno,
ma pare che el preosto
el gabia scrito al Goerno

E infati on giorno ariva
sta bela novitΓ 
che el Goerno per la Cesa
calcossa el ghe gΓ  dΓ .

La zente la se impegna
de dare volentieri,
e in magio per la Cesa
la tiene i cavalieri.

E pΓ² i ghe dΓ  i uvi,
el late e la puina,
se tira su la oferta
del galo o la galina.

Adesso on po a la volta
se paga su le spese,
ma almanco cuei che passa
i loda stΓ² paese.

Che i ga na bela Cesa
rifata e rinovΓ ,
che podaria benissimo
star ben in una zitΓ 

E femo pure festa
e stemo col Signore:
disemo on grande grassie
che vegna su dal core.

A tuta cuea zente
che gΓ  colaborΓ 
a far pi granda e bela
la Cesa che xe cuΓ !

E come conclusion
tegnemo ben presente
che aiutar la Cesa
no ghe perdemo gnente.

E nea nostra vita
in meso a tanti guai
tegnendo su la Cesa
no ghe perdemo mai!

Firmato: on servitor fervente.

Parvusaldus (dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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