LE TERMINAZIONI

[228] LE TERMINAZIONI (1760 – IL NUOVO ORGANO DELLA CHIESA DI S. MARIA DI MONTEBELLO)

La potenza della musica!!! Se gli squilli delle trombe fecero crollare le mura della città di Gerico, le note liberate dalle canne del nuovo organo della parrocchiale di Montebello fecero cadere… l’Amministrazione Comunale.

Il fattaccio accadde agli inizi del 1760, quando il Capitanio nonché Vice Podestà della città di Vicenza Andrea Renier, inviò agli amministratori del Comune di Montebello una “TERMINAZIONE”, cioè un documento col quale, in considerazione della cattiva amministrazione tenuta dai governatori del paese, dettava nuove regole per una nuova, buona ed oculata gestione. A onor del vero, a provocare questa presa di posizione da parte delle autorità del Territorio erano state anche le concomitanti spese fatte dal Comune di Montebello per le nuove grate del cimitero e per la nuova cantoria oltre che per il summenzionato organo della Chiesa di Santa Maria. Il nuovo organo, vanto dei montebellani è stato immortalato nei suoi sonetti dal poeta locale Bartolomeo Guelfo (un libro che raccoglie le opere del compaesano autore settecentesco è stato pubblicato nel 2007 a cura dell’Associazione “Amici di Montebello”). Appare chiaro dall’ordinanza di Andrea Renier che ad agitare le acque erano stati i proprietari di campi, più amanti dei soldi che della musica, che vedendosi aumentare sensibilmente le tasse del “Campatico” avevano vibratamente protestato. Non è escluso poi che qualche ruolo lo abbiano avuto anche alcuni abitanti di Lonigo, invidiosi del nuovo organo tanto da attirarsi gli strali della satira del Guelfo.
Le Terminazioni indirizzate ai Comuni non erano una rarità: ne seppero qualcosa, per esempio, Marostica e Montecchio Maggiore con la “Terminazione Morosini”. Le decisioni, prese allora per Montebello, sono ai nostri giorni di una attualità sconcertante, a dimostrazione del fatto che la cattiva amministrazione affonda le sue radici nei secoli e che quanto riparato in passato sarebbe possibile rifarlo adesso. Basta prendere in esame la riduzione a metà del numero dei Consiglieri Comunali, sancita dal Renier per contenere le spese di amministrazione e gestione della cosa pubblica per capire da quanto tempo, e senza ottenere alcun risultato, venne auspicato il medesimo taglio dei nostri attuali parlamentari, provvedimento che ha visto la luce solo ai giorni nostri. Meglio tardi che mai!
Per una più completa ed esaustiva informazione è riportato qui di seguito il documento quasi integralmente, sostituendo solo quei termini burocratici, usati a dismisura dalle autorità veneziane del ‘700, per renderlo di più facile e comprensibile lettura.

TERMINAZIONE

Stabilita dall’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor

ANDREA RENIER

Capitanio e Vice Podestà della Città di Vicenza e sua giurisdizione

In esecuzione di Ducali dell’Eccellentissimo Senato del 18 Dicembre 1759

per la migliore direzione e governo delle COMUNITA’ DI MONTEBELLO

Vicenza, 30 Gennaio 1760

« Nella osservazione che ci è occorso di fare al gitto (gettito) delle Colte (tasse) della Comunità di Montebello ci son cadute sotto l’occhio grandiose, arbitrarie, parte consistenti spese voluttuose ed eccedenti ogni misura di Carità e Giustizia, della di cui classe, specialmente in questo anno (passato) furono quelle della costruzione delle grate del Cimiterio, della Cantoria e dell’Organo, con molta spesa di trasporto. Inoltratici all’esame di tale disordine, lo abbiamo ritrovato originato dall’arbitrio dei Capi Direttori della Comunità, nel cui soverchio numero, essendovi sempre compresi quelli che, non possedendo che piccolo o nessun “carato” d’Estimo, e però desiderosi di novità o mossi da oggetti di reo interesse, con parti che nelle Vicinìe (assemblee dei capifamiglia), promuovono a capriccio motivi di spese superflue, facendo così aumentare le Colte persino 5 o 6 Lire al campo, con grave carico degli Estimati.
Per aver, Noi, dietro la segnalazione di disordini fatta all’Eccellentissimo Senato, riportato in venerate Ducali del 18 Dicembre passato, ricevuto onorevole incarico di stender in TERMINAZIONE provvedimenti all’emendamento degli arbitrii e disordini medesimi, avendo con eguale cura ritrovati li rimedi veri. »

Riassunto e adattamento tratto da “Montebello nel ‘700 giorno per giorno” di OTTORINO GIANESATO


Documento:
Facsimile del frontespizio di una Terminazione del periodo della Repubblica di Venezia (Elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA FAMIGLIA MARENDOLI

[111] LA FAMIGLIA MARENDOLI (REPELE E ZANINELLO)

E’ sicuramente una delle famiglie più antiche residenti in Montebello. Il particolare nome Marendolo consente di individuare facilmente i componenti di questo casato, che salvo clamorose scoperte d’archivio a smentire questa affermazione, sono segnalati già alla metà del 1200 con il notaio Marendolo di Otolino Marendolo. Nel 1334 compare come redattore di un atto di compravendita il notaio Viviano di Otolino detto “Conte de’ Gandolfino” di Montebello che potrebbe essere parente del Marendolo prima menzionato. Un altro notaio Marendoli roga nei primi decenni del ‘500 sempre a Montebello.
Desta grande curiosità il significato del patronimico (1) Marendolo (che diverrà poi cognome). Dalla consultazione di testi di tradizioni e nomi locali si evince che col nome “marendolo”, in alcune zone del vicentino si individua il frutto del biancospino del quale ricordo, durante la mia infanzia, ne erano ghiotti tutti i bambini, chiamandolo però banalmente “pereto”. Ho incontrato nei documenti di Montebello solo un altro Marendolo, ossia Marendolo Cazolo (Cazzolato), ed a onor del vero mi ha creato qualche problema di omonimia, poi risolto. Durante il 1400 ed il 1500 gli appartenenti a questa grande famiglia sono residenti nelle contrà della Centa ed in quella della Chiesa Parrocchiale. Nei primi anni del ‘500 Margherita, figlia di Alovisio Pietro-Marendoli sposa Jacobo de’ Danese dei Prosdocimi, avo dello scrivente. Dopo questo periodo compare nelle scritture notarili il soprannome “Repele” ad affiancare sia il nome di Alovisio che il nome di suo figlio Pietro, nonché quello di Bartolomeo, nipote del detto Alovisio. Con il risultato dell’estinzione del cognome Marendoli, causata anche dal contemporaneo cambiamento intervenuto nei discendenti del ramo di Zanino (notaio), fratello di Alovisio, che assumono il nuovo cognome Zaninello.
In pratica nell’Estimo o Balanzon del 1544-45 compaiono tre distinte famiglie: quella di Julia figlia di Julio Repele, quella di Gaspare Repele e quella di Gregorio e Francesco Zaninello. In questo periodo il numero dei discendenti del vecchio casato si contrae poiché alcuni dei suoi componenti sceglie la vita ecclesiastica. Un nipote del notaio Zanino (o Zaninello), figlio di suo figlio GioMaria, diventa frate Filippo del Convento di San Francesco di Montebello, mentre un altro nipote (figlio di Jacobo) diventa il presbitero Pio. I beni posseduti elencati nell’Estimo cinquecentesco sono di tutto rispetto solo per il ramo dei Repele che complessivamente ha circa 40 campi, mentre il ramo dei Zaninello risulta possedere solo la casa adibita a propria abitazione, di scarso valore per giunta. Nell’Estimo del 1665 non figura alcun componente della famiglia Repele e tantomeno di quella degli Zaninello: trasferiti o estinti?

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Nome o cognome derivati dal nome del padre per mezzo di un suffisso (ndr).

Figura: Il biancospino è una pianta perenne della famiglia delle Rosacee, utilizzata per la cura del sistema circolatorio. Il frutto del biancospino, in alcune zone del vicentino viene detto “marendolo” (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA MIOLATO

[110] LA FAMIGLIA MIOLATO

Il cognome nasce da Miolo, diminutivo ipocoristico aferetico (1) di Bartolomeo, forse per indicarne la piccola statura di chi lo porta. Una famiglia numerosissima che nella seconda metà del ‘400, grazie a Bartolomeo “Miolo” detto “Caveon” esplode demografica-mente. Costui vanta una figliolanza di 11 maschi (e non si sa quante femmine) che per essere individuati devono per forza ricorrere ai soprannomi. E’ così che al primo e originale cognome Miolo viene necessariamente affiancato, a seconda dei rami, il soprannome “Caveon”, “Baston”, “Comino”, “Signor” per proseguire nel tempo con “Chincherle”, “Moretto”, “Fetta”, “Brasola” e “Rava” (a volte si legge Rana !). Inizialmente non è una famiglia molto importante, tanto che non presenta alcun personaggio di spicco nella vita di Montebello. Il primitivo cognome Miolo subisce la tipica trasformazione in –ato di molti cognomi montebellani e si tramuta nei primi decenni del ‘500 in Miolato, parola in cui il suffisso –ato sta ad indicare appartenenza ad una certa discendenza. La dislocazione dei Miolato è principalmente al centro del paese, nella contrà della Centa, che all’epoca dell’estimo Cinquecentesco contano in questa strada 5 famiglie, alcune delle quali composte da coppie di fratelli con modesti beni in comunione.
Altre due famiglie si trovano nella contrà della Chiesa Parrocchiale, anche queste con scarse possibilità economiche, a differenza di Nicolò del fu Agnolo Miolato detto “Rava” che vanta un patrimonio il cui valore è superiore a quello di tutti i suoi parenti messi assieme. A chiudere la schiera una donna: Caterina, che quasi certamente è la vedova di un Miolato. Il suo curioso soprannome “La Ballerina” individua una femmina che è, o è stata, piena di vita. Con il passare del tempo questo casato acquisisce importanza ed alcuni suoi appartenenti incominciano ad occupare posti di eccellenza nel paese. Nel 1622 Paolo Miolato è consigliere comunale, come pure Domenico nel 1655, Battista nel 1657, Filippo nel 1665, Giovanni nel 1667, Giacomo nel 1684, Bartolomeo nel 1689. In questo ultimo anno inizia la sua attività di notaio Francesco Miolato del fu Giacomo che si protrae sino al 1720. Da un increscioso fatto di cronaca del 1620 si apprende che certa inimicizia tra le famiglie Miolato e Pajarin sfocia in una lite nella quale Donà, figlio del “saltaro” Bartolomeo Miolato arreca tali e tante ferite al povero Filippo Pajarin da costringere il padre a vendere un campo per rifondere la parte offesa. Nelle rilevazioni fiscali del 1665 sono 10 le famiglie dei Miolato che vi sono descritte, tutte con modeste proprietà e quasi tutte radicate alle loro vecchie abitazioni al centro di Montebello. Come sopra enunciato, i 18° secolo inizia con la presenza del Notaio Francesco e scorre senza particolari sussulti od avvenimenti per i Miolato che continuano ad occupare qualche posto nell’amministrazione comunale. Lo stesso Francesco è consigliere nel 1706, Gio.Batta nel 1753. Ed il secolo si conclude con la presenza di Iseppo Miolato detto “Sergente”, inserito nella lista dei mediocri (medi) del Dazio Macina, che esercita i mestieri di “casolino” e oste, con un altro Iseppo e Paolo del fu Francesco che figurano disoccupati. Non risultano attualmente degli abitanti di Montebello con questo cognome, salvo smentite. Trovo che già nell’Ottocento alcune famiglie dei Miolato sono presenti a Fimon di Arcugnano, come lo sono tutt’ora. Anche a Vicenza il cognome è portato da parecchie famiglie, ma resta da verificare se queste abbiano origini montebellane o se siano le discendenti di altri nuclei nati parallelamente ed ugualmente cognominati e quindi per nulla imparentati tra di loro.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Vezzeggiativo con soppressione di una vocale o sillaba iniziale (ndr).

Figura: Veduta aerea del centro storico di Montebello Vicentino di oltre 90 anni fa. Si nota molto bene la cinta muraria che circondava completamente il paese e dalla quale probabilmente ha preso il nome la Contrà della Centa (a cura del redattore).

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LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

[87] LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

Quella dei Chiarello è senza dubbio una delle dieci famiglie storiche di Montebello. E’ facile intuire che il suo nome deriva dal patronimico Chiarello, abbastanza diffuso nel ‘400, favorito dalla diffusione del culto a Santa Chiara di Assisi vissuta nel secolo precedente. Il capostipite è Chiarello del fu Bartolomeo, segnalato in un documento del 1418. Un Chiarello del fu Pietro di Montebello è testimone di un rogito rogato a Vicenza, ma dubito che si tratti di un parente di quello prima citato.
Figura di spicco agli inizi del ‘400 è Antonio detto “Matuscola” di professione notaio. Questo curioso soprannome locale, definisce bonariamente una persona un po’ bizzarra, non certo un soggetto insano di mente. I notai che all’epoca hanno avuto a che fare con questo soprannome si sono divertiti a scriverlo ora Mazuchello, ora Matuchelle ed altri termini, ma Matuscola è l’esatta forma, al punto che diventa un cognome che resisterà, accostato a Chiarello, fino agli inizi del ‘500 dove Chiarello figlio di Antonio è segnalato come Chiarello Matuscola. Nei primi decenni del 1500 nasce un nuovo soprannome a scalzare il primitivo Matuscola e cioè “Million“, (Antonio Matuscola detto “Million“), nome questo che sarà acquisito da un un ramo dei Chiarello e che sopravviverà fino ai giorni nostri al pari di Chiarello stesso. Il secolo menzionato non si apre sotto i migliori auspici per i Chiarello, poichè nel 1503 Bernardino e Francesco, padre e figlio, muoiono in una rissa sotto i colpi di Gaspare Braga, che per questo verrà bandito da Montebello. L’omicida farà ritorno al suo paese solo dopo il “perdono” dei Chiarello ed un congruo risarcimento di 100 Ducati d’oro.
Nel “Balanzon” (1) cinquecentesco i Chiarello ed i Million sono estimati in posti diversi, nella contrà della Centa i primi, in quella di Borgolecco i secondi, quasi a voler confermare la separazione avvenuta anche nel cognome. Gli eredi di Francesco Chiarello, Guglielmo del fu Agnolo, Francesco del fu Antonio notaio detto “Rosso” e Bernardino del fu Antonello sono tra i più abbienti del paese, al punto che solo Melchiore Veronese e qualche notabile di Vicenza possono vantare pari ricchezze in Montebello. Antonello padre di Bernardino altri non è che il fratello e figlio delle vittime del fattaccio appena narrato. Complessivamente i patrimoni dei quattro Chiarello, di cui sopra, sono estimati quasi 4.000 Ducati e ben 11 le famiglie (Chiarello e Million) iscritte nei ruoli del fisco veneziano. Chiarello Camillo è attivo come notaio, nel suo studio in contrà della Piazza, per quasi 50 anni a cavallo del Cinquecento con il Seicento; lunga vita la sua, ma più breve di quella del notaio Francesco Million che, in Montebello prima e soprattutto in Vicenza poi, esercita la professione per ben 63 anni. Tra i due si inseriscono altri uguali professionisti ossia Giacomo Million, Matteo Chiarello, Chiarello Million (o Millioni come altre volte scritto). In un rogito del notaio di Montebello Bernardin Brunello, si legge che nel 1662 Antonio Million è debitore verso Chiarello Million di 100 Ducati d’oro per una condanna criminale subita in precedenza (risarcimento danni e cauzione). Non è specificato il reato. Nell’anno 1630, quello della terribile epidemia di peste, sono consiglieri comunali Chiarello e Gio. Maria Million, mentre Zaccaria Million lo è nel 1657, nel 1661 Tomaso Chiarello, nel 1669 Giacomo Million, nel 1671 Sebastiano Million, nel 1705 Marco Million, nel 1727 Antonio Million. Appare evidente da questa elencazione come col passar degli anni la famiglia Chiarello sia praticamente scomparsa da Montebello. Sono sei (tre per parte) i nuclei estimati nella seconda metà del ‘600 dei Chiarello e dei Million. Alla fine del settecento non compare alcuna famiglia Chiarello nelle Liste del Dazio Macina. In queste elencazioni nessuna famiglia Million fa parte né dei benestanti, né dei mediocri o medi, tutte quelle descritte appartengono alla folta schiera degli “infimi” (1.836 abitanti in Montebello su 2.391). Tra gli “infimi” si trova infatti la famiglia di Antonio Million di professione colono, come lo è Giuseppe Million, un altro Antonio Million, i fratelli Giovanni e Domenico Million invece fanno di mestiere i “saltari” (guardie campestri), Bortolo Million il tessitore.
Attualmente i cognomi Chiarello e Million sono presenti in Montebello, ma se per i secondi non vi è dubbio che siano i discendenti dei Million in oggetto, per i primi resta tutto da verificare in considerazione che il cognome Chiarello è nato anche in altri paesi in tempi più o meno paralleli.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il patronimico Chiarello deve la sua origine al culto, molto diffuso nel Quattrocento, di Santa Chiara D’assisi che si festeggia l’11 Agosto. L’icona rappresenta un episodio della vita della Santa, attestato dai processi per la sua canonizzazione. Si racconta che Santa Chiara, inferma nel letto, avesse bisogno di una tovaglietta, ma non essendoci chi gliela portasse, le si avvicinò un gatta, cominciò a tirare e trascinare la tovaglietta per portagliela come poteva. Ma la Santa la rimproverò perché la gatta la trascinava per terra. Allora la gatta, come se avesse compreso, cominciò ad avvolgere la tovaglietta perché non toccasse a terra e gliela portò. (a cura del redattore).

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UN GREGGE INVADENTE

[80] UN GREGGE INVADENTE

Il 16 Ottobre 1534 Bartolomeo detto “Mio” figlio di Domenico Cazzolato si trovava in certi suoi prati nella Contrà dell’Albiera (1) per caricare del fieno su di un carro. Vedendo il pastore Antonio figlio di Michele de’ Losi di Campo d’Albero pascolare le sue pecore sopra i suoi prati disse al pecoraio: ”para fora quelle piegore!”. Ma il pastore non si curò di farlo al che Bartolomeo discese dal carro e con la forca cacciò le pecore fuori dai suoi prati. Antonio, armato di “spontone” (lancia) si scagliò allora contro Bartolomeo che si difese e questo con un coltellaccio lo ferì tanto gravemente da causarne la morte il 1° Novembre successivo.

Dopo il processo Bartolomeo Cazzolato fu bandito.

Bartolomeo Cazzolato 6 anni dopo, probabilmente dopo aver scontato la pena, partecipò alla spedizione punitiva contro i Gualdo che gli valse una nuova condanna ad un lustro di bando (questo episodio verrà raccontato più avanti). Sicuramente la scontò solo in parte o non la scontò affatto, (forse in seguito ad un ricorso) dato che nel 1542 partecipò ad una sparatoria a Montebello.  Ma la striscia delittuosa dei Cazzolato doveva continuare …

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta n° 1126 sentenze dal 1535 al 1537)

Note:
(1) Contrà dell’Albiera o dell’Alberia appare, per la prima volta, in un atto notarile del Notaio Antonio Revese di Vicenza del 1418. In tale atto venivano dati in affitto da Gasparo de Braschi a Domenico di Montebello alcuni campi nella zona della contrà del Corso, della contrà della Fontanina, della contrà del Borgo, della contrà del Legnon e, appunto, nella contrà dell’Albiera, per cui si presume che tale contrada si trovasse tra l’attuale Borgo, la contrada Frigon e la contrada Fara. (N.d.R)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (a cura del redattore).

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FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della città assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era già generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolò a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionò centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero però lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciò divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioè Pievi, perché le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile è però determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che là pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchè quel sito anche oggidì lo si ammira per l’amenità e fertilità, stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che là pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata — la Contracta Caminate — e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresì dell’ attuale via Borgolecco e reso così il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioè che anche oggidì appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolò allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non già nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensì in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioè presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma però colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sé ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioè si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma è duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte più importante. Il Documento tradotto dal latino suona così: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sé e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciò per volontà dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. Ciò lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresì come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioè Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si può determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioè Montebello assumeva quasi l’aspetto di città, e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in più rami, il giuspatronato restò in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioè la metà per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del Podestà di Vicenza, che suona così: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
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