DUE SACERDOTI DEL PASSATO

[365] DUE SACERDOTI DEL PASSATO

Pietro Penasa figlio di Andrea e Caterina Zanon, nacque in provincia di Trento a san Bernardo in Val di Rabbi nel 1876, suddito quindi di Sua maestà l’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Il paese che gli diede i natali aveva poche risorse nel suo territorio, potendo contare solo su alcune piccole miniere di ferro, con il relativo indotto che dava lavoro a pochi fortunati mentre il resto dei suoi abitanti erano addetti alla lavorazione del legname o all’agricoltura. Pertanto molti cercarono fortuna altrove, ma tuttavia la valle non si spopolò, e vanta ancor oggi una località denominata “Penasa” proprio per la presenza di numerose famiglie che portano questo cognome che non dovettero emigrare.
Secondo i ricordi di alcuni anziani, Pietro Penasa si trasferì a Montebello ancora fanciullo ospite degli zii senza figli (la zia materna Maria Zanon ed il marito Antonio Pedrazzoli ) di origine trentina come lui del resto. Gli stessi anziani affermano poi che, provenendo dal ponte del Marchese e andando verso la piazza, gli zii di Pietro Penasa abitavano e gestivano una bottega, con varie tipologie di merci e prodotti agricoli, sul lato sinistro di via 24 Maggio, un paio di case dopo la villa Boroni-Zonin. Lo “Stato d’Anime del 1899” compilato dal Prevosto don Giuseppe Capovin, conferma la presenza di Pietro Penasa presso i coniugi citati, solo che nel frattempo Antonio Pedrazzoli morì e la a bottega di calderaio da lui gestita passò al nipote “adottato”.
Pietro, nel 1910, sposò a Terrossa di Roncà Maria Rosa Ferrari, sambonifacese di nascita, di 10 anni più giovane di lui, che gli diede 5 figli: Andrea nel 1911, Gino nel 1913, Maria nel 1915, Tarcisio nel 1918, e nel 1920 Ubaldo. Verso la fine della Prima Guerra Mondiale, nonostante fosse ormai “anziano” per la leva militare, fu mobilitato con la classe 1900 i cui appartenenti diciottenni potevano benissimo essere suoi figli.
Quelli della sua età furono impiegati in servizi di supporto all’esercito quando nel 1918 lo sforzo bellico dell’Italia costrinse i comandi miliari ad attingere anche tra quelle classi ormai considerate “vecchie”. Ad ulteriore conferma dell’attività di Pietro, nel suo foglio matricolare, alla voce mestiere esercitato, sta scritto negoziante segno evidente che era subentrato all’attività degli zii. Morì abbastanza giovane nel 1925.

Ubaldo Penasa nel 1943, a differenza dei fratelli che restarono nella bottega paterna, intraprese la carriera ecclesiastica in piena Seconda Guerra Mondiale, e l’anno successivo fu ordinato sacerdote.
Proprio nell’estate del 1944 ricevette la sua prima nomina a Vicario Cooperatore a Bagnolo di Lonigo e successivamente nella vicina Pressana (VR).
Dall’agosto 1950 alla fine dello stesso mese del 1951 ebbe l’incarico di Delegato Vescovile a Gambugliano e subito dopo diventò parroco di Fongara di Recoaro.
Dopo una decina di anni ritornò in pianura a condurre la parrocchia di Santa Maria a Marola, frazione di Torri di Quartesolo dove vi restò una quindicina d’anni.
Nel 1975 fu trasferito a fare l’Arciprete della parrocchia di santa Maria e san Valentino di Pozzoleone.
In questo paese in riva al Brenta vi rimase fino al termine della sua missione pastorale, godendo della compagnia della madre Maria che tre anni più tardi, ormai 92enne, si spense e fu sepolta a Montebello.
Don Ubaldo, ormai in pensione, visse il resto della sua vita a Vicenza e, dopo la sua morte avvenuta nel 2013, fu sepolto a Montebello nella tomba dei religiosi.

E’ stato citato poco fa il paese di Gambugliano. Ebbene don Ubaldo non fu il solo sacerdote montebellano a condurre la parrocchia di san Vito, Modesto e Crescenza di questo sperduto paesino, dato che nella prima metà dell’Ottocento don Antonio Bruttomesso, nato a Montebello nel 1804, condusse la parrocchia per una trentina d’anni lasciando un ricordo vivissimo e riconoscente. E’ quanto racconta, con dovizia di particolari, lo storico Sandro Mazzariol (sindaco del paese dal 1975) nel suo libro edito nel 1979.
L’Arciprete montebellano don Antonio Bruttomesso si insediò a Gambugliano nel 1837 e vi rimase fino alla sua morte avvenuta 30 anni dopo. In precedenza era stato cappellano a Santa Croce in Vicenza, Costabissara e a Porcetti di Cologna Veneta. A Gambugliano, sempre attivo nel promuovere nuove iniziative, diede vita alla Confraternita del S.S. Sacramento e si prodigò per il restauro della chiesa auspicandone la ricostruzione.
A questo scopo, nel suo testamento del 1853, lasciò alla parrocchia di S. Vito, Modesto e Crescenza un legato di 1200 Lire austriache come contributo per la costruzione di una nuova chiesa che fu inaugurata 7 anni dopo la sua morte avvenuta nel 1867.
Il nuovo edificio sacro fu inaugurato nel 1874 dall’abate Bernardo Morsolin, gambuglianese di nascita, (1834), figura di spicco nel panorama della cultura vicentina della seconda metà dell’Ottocento, autore di numerosissime opere e saggi.
L’abate Bernardo Morsolin fu sempre riconoscente nei confronti di don Antonio Bruttomesso perché fu proprio il parroco di Gambugliano ad avviarlo agli studi ecclesiastici. Il Morsolin, a riprova della stima che portava verso don Antonio, nel 1867, stesso anno della morte del medesimo, presenziò volentieri con un discorso alla cerimonia che si tenne nel paese natale del suo parroco, durante la quale furono trasferiti dalla collina di Sorio al cimitero di Montebello i resti dei caduti nella battaglia del 1848. Dedicò poi al sacerdote montebellano un discorso commemorativo dal titolo “Don Antonio Bruttomesso Arciprete di Gambugliano” il cui manoscritto è conservato presso la Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza.
Nel 1898, a Montebello, fu richiesta la presenza dell’abate Morsolin, nelle vesti di Direttore del Museo Civico di Vicenza, poiché dopo l’apertura del testamento di Caterina dal Molin, avrebbe dovuto prendere in consegna le tele da lei donate alla città con i ritratti di alcuni componenti della famiglia Anselmi della quale era la erede universale. Non vi partecipò forse a causa della sua cattiva salute. Del resto come avrebbe potuto mancare a questo appuntamento nel paese natale del suo mentore don Antonio Bruttomesso ?
Morì alle soglie del novecento il 14 dicembre 1899. (OTTORINO GIANESATO).

FOTO: Ubaldo Penasa (1920-2013) (foto-riproduzione di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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